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Scandalo Camera di Commercio Sud Est, scende in campo Confindustria, il presidente Biriaco: "Basta imprese ost

04-04-2022 07:00

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, SAC&CamCom, Focus,

Scandalo Camera di Commercio Sud Est, scende in campo Confindustria, il presidente Biriaco: "Basta imprese ostaggio dell'interesse di pochi"

PERCHÈ AGEN E ALCUNI CONSIGLIERI A TITOLO GRATUITO DECADUTI STANNO INVESTENDO TANTO IN TUTTI QUESTI RICORSI?

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PERCHÈ AGEN E ALCUNI CONSIGLIERI A TITOLO GRATUITO DECADUTI STANNO INVESTENDO TANTO IN TUTTI QUESTI RICORSI? 

Ormai si può chiaramente definire "scandalo" quanto sta accadendo intorno alle vicende della ex Camera di Commercio del Sud Est che ormai non esiste più  e che andrebbe riorganizzata in base ad una legge dello Stato ma che rimane al palo a causa di una pioggia di ricorsi amministrativi intentati da alcuni degli amministratori decaduti capitanati dal massone in sonno presidente della ConfCommercio Catania Pietro Agen.

 

Il primo quesito che è banale porsi è come mai tanto accanimento e probabile investimento, considerato che i ricorrenti si sono affidati ad un principe del foro amministrativo del calibro del prof. Tino Cariola, da parte di consiglieri di una camera di commercio che, peraltro, svolgevano l'incarico a titolo gratuito?

 

Qual è la posta in gioco?

 

Non saranno certo  le poche decine di migliaia di euro di soldi pubblici della Camera di Commercio che abbiamo documentato essere finiti ad un'associazione della famiglia Agen, addirittura con le "scatole cinesi": certo che se lo facevano per 15 mila euro...

 

Probabilmente neanche per l'affaire della gestione delle fiere a Bicocca, dove c'entrano sempre società del "Sistema ConfCommercio" con il figlio del solito Agen, Vasco, amministratore.

 

E tante altre cosette, che però appaiono decisamente minori rispetto a quello che traspare negli stessi ricorsi come un'ossessione di questo gruppo di potere che si  muove intorno alla ConfCommercio Catania e che ha interessi in svariati settori, compresi anche banche e confidi, in uno dei quali, il COFIACpresieduto sempre dallo stesso Agen, ci sono i soldi della ...Camera di Commercio...

 

L'ossessione risiede nel controllo e gestione della SAC, la società di gestione dell'aeroporto di Catania, citata più volte nei ricorsi amministrativi dagli stessi ricorrenti e che dal 2016 ha come amministratore delegato il vice presidente della ConfCommercio Catania Nico Torrisi.

 

Una società pubblica "complessa", dove capita che uno dei più alti dirigenti, Antonio Palumbo, viene intercettato mentre dice alla madre di temere di finire arrestato per quello che gli fa combinare "quel testa di minchia di Nico" e non si riesce a chiarire il perché temeva una cosa simile, rimanendo al contempo tranquillamente al suo posto.

 

A proposito: sotto indagine siamo finiti noi che lo abbiamo raccontato, anche se poi prosciolti dal GUP Marina Rizza...

 

Ancora non si è capito bene per quale motivo la Camera di Commercio controlli il 65% circa del capitale sociale della SAC e ancor meno perché ha deciso di metterla in vendita nonostante sia una di quelle società strategiche e monopoliste che per le sue caratteristiche produce utili anche se a guidarla gli si mettesse, tanto per dire, un perfetto imbecille.

 

Forse sarà perché, lo afferma lo stesso Agen, girano già tangenti che non si capisce chi dovrebbe incassarle considerato che le trattatative le stanno conducendo loro; o forse perché da quando la gestiscono loro, la SAC, dal febbraio 2017, almeno a stare a quanto pubblicano sul sito trasparenza, sono stati concessi appalti per 145 milioni di euro, di cui 113 milioni con affidamenti diretti, la bellezza di 80 proroghe per circa 3,6 milioni e altri 3 milioni tra sponsorizzazioni e marketing.

 

Per non dire delle consulenze ed incarichi di varia natura di alcuni dei quali ci sono occupati e con intere "family" personali sistemate per anni, in alcuni casi centinaia di migliaia di euro a gente che prima di allora...

 

Insomma, di carne al fuoco ce n'è e non si capisce perché, a questo punto, non debbano legittimamente essere organi dello Stato e della Regione ad occuparsene e magari chiarire qualcuno degli arcani emersi in questi anni e, possibilmente, procedere ad una riorganizzazione più aderente agli interessi generali del territorio e non di qualche consorteria.

 

Ed è esattamente la posizione durissima espressa senza mezzi termini da Confindustria Catania che ha deciso di scendere in campo con l'autorevolezza delle imprese, quelle vere, che rappresenta sul territorio, prendendo una posizione decisa proprio sulla vicenda di questi ricorsi che stanno paralizzando l'attività delle camere di commercio in un momento cruciale per l'esistenza stessa del tessuto produttivo dell'intera aerea.

“Con l’odierno decreto del Tar siciliano - ha affermato il presidente Antonello Biriacoche sospende per la seconda volta il provvedimento del Ministero dello Sviluppo Economico del 30 marzo, la nostra città si trova nuovamente ostaggio di una battaglia politica perpetrata  a danno del bene degli imprenditori e degli interessi del territorio, condotta da chi ha come unico obiettivo il mantenimento dei propri posti di potere agendo in modo opportunistico.

Rispettiamo le decisioni del Tribunale amministrativo regionale  e come nostra consuetudine aspetteremo il completamento dell’iter giudiziario, ma non riteniamo più sostenibile questa lotta senza quartiere a colpi di ricorsi da parte di alcuni organi della Camera di Commercio che ormai, per di più, non hanno più voce in capitolo, poiché ampiamente superati da una legge dello Stato.

Le imprese stanno affrontando una nuova pandemia economica, le sfide che le attendono sono determinanti e hanno, quindi, urgenza di essere supportate da un ente strategico come la Camera di Commercio pienamente operativo.

Invece ci troviamo ancora una volta a scontrarci contro un approccio che vede l’ente come un mero poltronificio e come un centro di potere finalizzato al raggiungimento di obiettivi personali a danno dell’intera collettività.

Dobbiamo uscire da questa logica insensata  e cercare finalmente di concretizzare la riorganizzazione del sistema camerale siciliano così come stabilito dall’articolo 54 ter per iniziare a parlare nuovamente del futuro del nostro territorio utilizzando fondi pubblici per agevolare tutte le imprese e non gli interessi di pochi."

 

Sin qui la posizione di Confindustria che più chiara e definitiva di così non poteva essere, mentre si attende che possa affermarsi, insieme alla legalità anche un minimo di ragionevolezza nella gestione di affari che dovrebbero avere l'interesse generale come faro e che invece... 














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