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Le zone franche dell'orrore

02-09-2023 06:45

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

Le zone franche dell'orrore

Come si deve rispondere quando la violenza diventa regola?

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Negli anni Novanta, Woody Allen girò uno spot pubblicitario per una nota catena di supermercati, in cui due extraterrestri definivano gli esseri umani “ridicole creature che fanno a botte per un parcheggio”. 

 

Ora, sappiamo tutti, specialmente chi vive nelle grandi città, quanto sia effettivamente difficile posteggiare un’automobile e il grado di nervosismo che si riesce ad accumulare girovagando alla ricerca di un parcheggio. 

 

Un nervosismo che può diventare esasperazione e metterti nelle condizioni di reagire male, anche violentemente, contro chi provasse a sottrartelo una volta che ne hai avvistato uno. 

 

Ma ciò che è successo a Napoli due giorni fa, ha delle motivazioni diverse e molto più preoccupanti di quelle parodiate nello spot. 

La morte assurda e prematura di Giovanbattista Cutolo non è sicuramente avvenuta per il modo in cui aveva lasciato il motorino, ma risponde alla legge spietata del territorio. 

 

Per dimostrare di avere il controllo della “propria” area di appartenenza, infatti, il boss del quartiere o, come in questo caso, chi aspira a diventarlo, è disposto ad uccidere chi non riconosce, o prova a mettere in dubbio, la sua egemonia all’interno di quel territorio.

 

Capitò anche a Palermo, anni fa, quando una donna ebbe un alterco con un automobilista, che la ricoprì di insulti. Il marito intervenne in sua difesa e i due uomini vennero subito alle mani. 

In un primo tempo ebbe la meglio il marito, ma poco dopo arrivarono i rinforzi e il pover’uomo fu massacrato di botte dinanzi allo sguardo impotente e incredulo della moglie e a quello terrorizzato della figlioletta di 4 anni. 

 

Qualche settimana dopo, la vedova comunicò la decisione di lasciare il capoluogo, per le minacce che continuava a ricevere. 

La persona in cui si era imbattuta la vittima, purtroppo, era un esponente della famiglia che esercitava il dominio di quella zona e perciò non poteva risultare sconfitta dal confronto. 

 

Chi, invece, uscì umiliato da tutta la vicenda fu lo Stato, le cui istituzioni non seppero salvaguardare l’incolumità di un cittadino, né dimostrarono di avere la effettiva sovranità in città, non riuscendo neppure a garantire alla famiglia del malcapitato la propria permanenza in essa. 

 

La tragedia di Napoli ha coinciso con la visita di Giorgia Meloni a Caivano, invitata dal parroco di San Paolo, don Maurizio Patriciello, dopo lo stupro subito da due cuginette. 

 

La premier ha affermato, assumendosene la responsabilità, che lì lo Stato ha fallito. 

 

È un’espressione grave e forte, tanto più che è pronunciata non dal capo dell’opposizione, ma dal presidente del consiglio in carica, che è anche leader del maggior partito italiano. 

E tuttavia, è una coraggiosa presa di coscienza, basata sull’osservazione di un luogo, in cui le imperdonabili carenze istituzionali sono puntualmente ed efficacemente colmate - ahimè! - dalle organizzazioni criminali. 

 

«Se noi oggi siamo qui, - ha proseguito la premier -, vuol dire che qui si è consumato un fallimento, nonostante gli sforzi fatti. Il numero delle persone coinvolte nel doppio stupro alimenta in me il terrore che gli episodi siano più di quelli che emergono. Intendiamo agire e metterci la faccia. In Italia non ci sono zone franche, questo è il messaggio che parte da Caivano». 

 

E invece temo che zone franche ce ne siano e pure tante. 

 

Le città del Mezzogiorno hanno vasti rioni in cui si fa quotidianamente scempio della legge: motociclisti che scorrazzano privi di casco, spesso andando controsenso; una dispersione scolastica altissima; lo spaccio di stupefacenti agli angoli delle strade; minori costretti a prostituirsi, talora anche dalle loro stesse famiglie; lavoratori in nero di ogni età; una costante estorsione di danaro ai commercianti, ma soprattutto la totale assenza di senso dello Stato e quindi di una cultura della legalità. 

 

Ed è proprio questo il punto dolente. 

 

Vorrei tanto sbagliarmi, lo spero dal profondo del cuore, ma ho la sensazione che il sedicenne assassino di Giovanbattista, in questo momento, sia fiero del gesto compiuto e stia raccogliendo consenso e apprezzamento da coetanei che forse vorrebbero trovarsi al posto suo. 

 

Signora Presidente Meloni, la sfida deve partire da qui. 

 

Si adoperi perché nel penitenziario dove sconterà la sua pena, questo ragazzo incontri le persone giuste, che possano accompagnarlo in un percorso di ravvedimento e pentimento. 

 

Solo così avrà un senso fidarsi dello Stato e credere che anche questi luoghi così degradati, abbiano un futuro di rinascita e di riscatto. 

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