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I tempi delle donne al potere, tra demagogia e sostanza

03-06-2023 06:30

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

I tempi delle donne al potere, tra demagogia e sostanza

Sfide inedite al vertice dello Stato

Per Giorgia Meloni, quella di ieri è stata la prima Festa della Repubblica da Presidente del Consiglio, cui ha partecipato ancora gongolante per il recente successo elettorale, conseguito alle amministrative. 

 

Severamente sconfitti, i Cinque Stelle e la sinistra di Elly Schlein da giorni provano ad interpretare il loro insuccesso e, come spesso accade in Italia, tendono ad autoassolversi. 

 

I primi dicono di non essere tanto preoccupati, perché storicamente non hanno mai registrato risultati significativi nelle competizioni cittadine. Ma non è vero! 

Nel 2016 furono eletti sindaci pentastellati a Torino (Chiara Appendino), a Roma (Virginia Raggi) e in altri diciassette comuni, per un totale di diciannove centri su venti al di sopra dei quindicimila abitanti. 
 

Il Pd si illude invece che il tempo avuto dalla sua leader sia stato troppo poco per studiare e adottare delle strategie vincenti. Potrebbe pure avere ragione, anche se i lievi progressi attribuitigli dai sondaggi nelle scorse settimane, avevano fatto parlare di “effetto Schlein”. 

 

Quando dunque si cresce, è facile individuare di chi sia il merito, quando si perde non ci sono colpe o, se ci sono, sono sempre degli altri. 
Non ammettere gli errori aumenta il rischio di ripeterli, non riconoscere o sottovalutare i pregi degli avversari riduce le probabilità di superarli. 

Ora, in questo momento la sfida tra le due prime donne della politica italiana segna la netta affermazione della Meloni. 

E credo che gli elettori, più che la politica del suo governo, abbiano voluto premiare lei e la sua migliore capacità comunicativa. 

 

Ad esempio, la convocazione del governo l’1 maggio, preceduta da un video girato tra le sale di Palazzo Chigi, concluso col suono della campanella nella sala del Consiglio dei Ministri, a dispetto delle critiche sollevate dall’opposizione e dai sindacati, è stata evidentemente molto apprezzata. 

 

Avere abbandonato il G7 di Hiroshima in anticipo, per visitare le terre alluvionate dell’Emilia Romagna, in compagnia di Ursula von der Leyen, è stato un gesto di grande impatto sull’opinione pubblica. 

 

Ma le immagini più efficaci sono state quelle che la ritraggono con gli stivali, calpestare il fango e gli acquitrini e soprattutto accarezzare gli anziani, confortare i commercianti in lacrime, abbracciare il presidente della regione Stefano Bonaccini, in segno di empatia, nonostante la diversa appartenenza politica. 


Potrebbe trattarsi di demagogia, di mosse propagandistiche, di cura della propria immagine, tanto cara ad ogni leader. 

Ma chi è nel dolore si aspetta comunque la vicinanza delle istituzioni, deve potere contare sul loro aiuto, per non abbattersi del tutto e ripartire. 

 

E, d’altro canto, chi è di sinistra, o per lo meno dice di esserlo, dovrebbe sentirsi naturalmente proclive a solidarizzare con i derelitti, i disagiati, i sinistrati. 

Per questo il ritardo con cui la Schlein si è recata in quella che, in fondo, è un po’ anche la sua regione, è imperdonabile e non è certamente passato inosservato. 


Ovviamente una leadership non può dipendere solamente dalle telecamere, ha bisogno di idee, di intuizioni, di coraggio, di carisma. 

 

Forse converrebbe chiedersi se, a questo proposito, il confronto tra le due donne volga pure a favore della Presidente del Consiglio. 

Se cioè i contenuti, sovente richiamati dalla segretaria del Pd, abbiano finora convinto di più i votanti o se, al contrario, non li abbiano spinti a preferire la coalizione di destra, con buona pace del politicamente corretto, che nel segreto dell’urna, diventa del tutto ininfluente. 

 

Se in politica estera, economia, occupazione, istruzione, sicurezza, siano risultate più attendibili le soluzioni prospettate dalla sinistra o quelle attuate fin qui dalla maggioranza. 


Sono considerazioni che l’opposizione ha il dovere di elaborare, per riacquistare prestigio e credibilità ed esercitare fruttuosamente quella funzione di critica e di controllo costruttivo sull’esecutivo, che le è congeniale. 

 

Ma soprattutto per presentarsi alle prossime competizioni democratiche con una proposta autenticamente alternativa, capace di raccogliere il consenso necessario ad aggiudicarsi il governo del Paese.  

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