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Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

...ad avercelo oggi un Piero Calamandrei!

13-05-2023 06:30

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

...ad avercelo oggi un Piero Calamandrei!

...quando il rimedio rischia di essere peggiore del male

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Occorrerà conoscere e studiare nei dettagli il progetto di riforma costituzionale, che Giorgia Meloni intende attuare in Italia, prima di poterlo giudicare. 

 

L’unico dato emerso finora è che si vorrebbe un esecutivo eletto direttamente dal popolo. 

 

Non è chiaro, invece, quale istituzione dovrebbe esercitare questo potere, se il Presidente della Repubblica o quello del Consiglio. 

 

E quindi se si è orientati verso un presidenzialismo all’americana o una soluzione all’italiana, con un premier investito dagli elettori e un capo dello Stato che, a quel punto, non si capisce quale funzione gli rimarrebbe da svolgere. 

 

Si parla anche del cancellierato alla tedesca, in cui il governo può essere sfiduciato soltanto in presenza di un governo alternativo, pronto a succedergli. 

 

Mentre non sembra prendere quota, almeno per il momento, il semipresidenzialismo alla francese, probabilmente per risparmiare all’Italia le tensioni tra Presidente della Repubblica e primo ministro, che Parigi conosce bene.


Dai sondaggi risulta che gli Italiani sarebbero comunque favorevoli ad un intervento sulla Costituzione, che assicuri governi più stabili di quelli avuti in questi settantacinque anni di storia repubblicana. 

 

Ma siamo realmente convinti che tale obiettivo sia conseguibile cambiando, o meglio, stravolgendo la nostra Carta fondamentale? 

 

Escludiamo del tutto che tale problema, anziché dipendere dall’attuale assetto istituzionale, non sia piuttosto riconducibile all’immaturità di una classe politica, più incline alla lite che alla collaborazione? 

 

Non quella tra maggioranza e opposizione, che fa parte delle regole, ma quella che puntualmente si verifica tra alleati e, talora, in seno al medesimo soggetto politico. 

 

Le frequenti crisi di governo della cosiddetta prima Repubblica erano fondamentalmente dovute alle beghe tra le correnti della Democrazia Cristiana. 

Ricordiamo che il primo governo Berlusconi fu sfiduciato dal ripensamento di Umberto Bossi. 

E quello presieduto da Romano Prodi venne scaricato da Fausto Bertinotti. 

Enrico Letta fu dapprima “rasserenato” e poi soppiantato dal segretario del suo stesso partito. 
 

E nonostante tutto, le nostre istituzioni hanno sempre retto, riuscendo a ricostruire un Paese distrutto dalla guerra, superando momenti terribili come gli anni di piombo, sconfiggendo il terrorismo, assestando colpi mortali alla mafia, assicurando il più lungo periodo di pace mai avuto in Italia. 

 

Di chi è il merito di questi risultati se non dell’impianto costituzionale, che i padri fondatori hanno saputo costruire con intelligenza, equilibrio, lungimiranza e passione? 

 

Stiamo attenti a non privarci noi stessi di questo insostituibile strumento di garanzia, perché pentirsene dopo non servirebbe a niente. 

 

In questi giorni si cita spesso Piero Calamandrei, ricordando che egli fosse a favore del presidenzialismo. 

È vero, ma ad avercelo oggi un Piero Calamandrei! 

 

Tra i nostri politici ce n’è qualcuno che possa essere accostato al grande giurista fiorentino? 

O che solo lontanamente gli assomigli? 

 

Qualche anno fa un noto programma televisivo tese delle “imboscate” ad alcuni parlamentari italiani, fermandoli per strada e rivolgendo loro delle domande di cultura generale alle quali, molti di loro, non seppero rispondere. 

 

Sarebbe interessante riproporre oggi quelle interviste chiedendo chi fossero Calamandrei, Dossetti, La Pira, Nenni, Saragat, Togliatti, Jotti. 

Temo proprio che ne sentiremmo delle belle! 

 

Dispiace tornare sugli stessi argomenti, ma la questione rimane quella già sollevata nel 2006 e nel 2016 e cioè la distanza siderale e incolmabile tra gli autori della nostra Costituzione e chi oggi dovrebbe cambiarla.


Mentre, allora, si attende che le proposte di riforma si materializzino, può essere utile riflettere sul fatto che gli Stati più all’avanguardia sono spesso quelli che rimangono saldamente ancorati alle proprie radici. 

 

Ne abbiamo avuto un esempio lampante pochi giorni fa, assistendo all’incoronazione di re Carlo III, secondo un rito millenario, che nessuno si sognerebbe di cambiare. 

Eppure il Regno Unito è sempre stato pioniere di importanti novità in campo artistico (Beatles, Rolling Stones, Queen), scientifico (Bacone, Newton, pecora Dolly), religioso (donne vescovo), economico (rivoluzione industriale), politico (liberalismo). 

Pensiamoci.

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