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Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

28 luglio, alle 21
2021-07-28T21:00:00+02:00
2021-07-28T23:30:00+02:00
Catania via Etnea 595

L'opera pluripremiata per la regia di Monica Felloni prodotta da NèonTeatro ospite del Music Opera Festival all'Ardizzone Gioeni di Catania


“Ciatu, ciatu, ciatu. Ciatu miu. Ciatu do me cori. Ciatu da me vita”.


Si comincia così, le parole soffiate nel melodioso dialetto siciliano, nel silenzio inquieto, per poi muoversi nel silenzio imbarazzato, per poi inoltrarsi nel silenzio sempre più confidenziale, complice.


“Respiro, respiro, respiro. Respiro mio. Respiro del mio cuore. Respiro della mia vita”.


La conclusione è sempre un’esplosione liberatoria, una standing ovation che non è soltanto l’apoteosi della manifestazione di apprezzamento, non è soltanto l’applauso più bello.


È la catarsi.


Lo si legge sempre sui volti degli spettatori che assistono all’opera diretta da Monica Felloni, la regista di NeonTeatro. Lo dichiarano i corpi in piedi come crisalidi che si schiudono all’unisono, come se ognuno degli spettatori avesse preso un accordo precedentemente col suo vicino: al termine dello spettacolo ci alziamo, anzi ci innalziamo, anzi nasciamo, rinasciamo, simili alla farfalle.


Ecco cos’è Ciatu: un atto di purificazione.


Lo dichiara il pubblico travolto da un entusiasmo imprevisto; travolto dalla conferma di quel che sapeva o di avere appreso quel che non sapeva.

Cioè di essere parte della scena, di essere così come quegli attori che hanno recitato, cantato, danzato, non hanno soltanto reso omaggio alla potenza della figura e del messaggio di Giordano Bruno, il monaco mandato al rogo dall’Inquisizione “Con la lingua inchiodata alla mordacchia”, denuncia la dolce voce di una delle giovani attrici, per offendere il suo bene più prezioso, la parola, il diritto al libero pensiero.


Con Ciatu Giordano Bruno risorge dal rogo a cui lo condannò l’ottusità dell’Inquisizione. Muovendo dal sacrificio del monaco filosofo in difesa della libertà di pensiero, della parola, del fiato che accomuna tutti gli esseri umani, la regista Monica Felloni permette agli spettatori di sondare il miracolo della vita, di sentire l’energia della realtà, manifestata per quel che è, senza ipocrisie, senza concessioni, cruda, vera, dolorosa e meravigliosa così come è. La realtà che ti impone di fare quel per cui si viene al mondo: vivere. Con la danza, col canto, con la poesia, con le rughe, coi suoni, col battito degli occhi, gli attori di NeonTeatro svelano cos’è vivere dal primo all’ultimo respiro, all’ultimo ciatu.


Con quella diversità che la riflessione bruniana elegge a risorsa, a perno attorno a cui fare ruotare la società: senza il rispetto delle diversità non è ipotizzabile ordine sociale. Nell’epoca oscurata dall’Inquisizione, il monaco nolano sprigiona luce. Perché, così come sintetizza Aldo Masullo, “La filosofia di Bruno, secondo cui ogni luogo dell’infinito universo è centro, e ogni uomo, in quanto vita di ragione, dunque libero, ha pari dignità con ogni altro, è la base speculativa dell’idea politica della democrazia. Tutti liberi in forza della ragione, che li caratterizza come uomini, gli individui sono costitutivamente comunicanti ossia, come scrive Bruno nello Spaccio della bestia trionfante, partecipi del «campo del Convitto, Concordia, Comunione». Insomma l’umano è contrassegnato dalla non separatezza degl’individui, dalla loro relazione”.


Il canto della ragione di Bruno annulla le distanze, rende moderno un tempo antico, fa da ponte fra un tempo antico e quello moderno. Edifica col cemento e l’acciaio della parola la struttura di quelli che poi saranno definiti diritti umani. L’arte di Monica Felloni racconta la sensibilità geniale, innovativa con uno spettacolo che è celebrazione e cesello allo stesso tempo.

Ogni individuo è opera compiuta, unica; non importa come si è, ma quel che si è.


Esseri umani, sensi che danno un senso al tutto, capaci, se lo vogliono, di fare anche parte di una favola. Essere favola, che abbatte i concetti di spazio, di tempo. Al di là anche della morte, del passaggio terreno, così come simboleggia uno dei momenti più toccanti, il video con un anziano ultracentenario. Non parla. Ma dice tutto col volto scavato, con lo sguardo ancora brillante. Respirando. Per sempre.


Perché la vita non è struttura, è espressione. Ci si può esprimere in infiniti modi e non lo stabilisce l’idea che si ha del corpo, ma lo si fa con lo strumento che si ha a disposizione, col corpo che si ha a disposizione. Basta uno sguardo; basta un fremito. C’è un universo in uno sguardo, in un fremito. E Ciatu te lo fa respirare. E sei felice di farlo. Sei felice di respirare.

Il Corriere della Sera ha scritto: "Esplodere di pianto per la troppa bellezza e commozione è un moto di vitalità che resuscita l’anima e rianima il cuore. [...]


Carne e respiro. Respiro e carne. Anima, corpo e pensiero. Antidoti contro questa bradicardia esistenziale, che trova nel Teatro il luogo ideale per la cura. Un luogo dove spazio e tempo si espandono fino a fondersi, sfumando confini e soprattutto diversità."


La data dello spettacolo coincide con il giorno in cui venne trucidato, a 33 anni, il Commissario della Polizia di Stato Beppe Montana ed alla sua memoria NèonTeatro e il Music Opera Festival dedicano la serata.


Inizio spettacolo ore 21 di mercoledì 28 luglio

Biglietti acquistabili on line su Evenbrite

o direttamente al botteghino a partire dalle 20

presso l'istituto Ardizzone Gioeni di via Etnea 595. 

Ampio parcheggio interno, ingresso dal secondo cancello.



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