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Sudpress incontra il cantastorie della Civita Melo Zuccaro che racconta la sua Sant'Agata

03-02-2024 05:30

Elisa Petrillo

Cronaca, Cultura&Spettacolo, Focus,

Sudpress incontra il cantastorie della Civita Melo Zuccaro che racconta la sua Sant'Agata

“Sant’Aituzza tu c’ha pinsari”

Nel cuore pulsante di Catania, una trepidante attesa avvolge l'aria, simile all'emozione che pervade l'amato prima dell'incontro con l'Amata. 

 

La città etnea si adorna e si prepara a vivere uno dei capitoli più sacri e sentiti del suo calendario: il ritorno delle celebrazioni in onore di Sant'Agata. 

 

È un palpito collettivo, un battito sincronizzato di cuori che attendono di rendere omaggio alla loro santa. 

Le vie della città si trasformano, diventando palcoscenici di una festa che intreccia la devozione popolare con la trama di una storia millenaria, fatta di fede e fervore.


Melo Zuccaro, una figura carismatica di questo racconto cittadino, cantastorie per eccellenza marca liotru, porta avanti la tradizione del canto e della narrazione che anima le strade di Catania e l'intera Sicilia. 

 

Residente nel quartiere della Civita, Zuccaro è il custode di una eredità culturale che tramanda le gesta e le leggende di Sant'Agata. 

Con la sua voce, evoca ricordi di un tempo in cui la festa non era solo un evento annuale, ma il ritmo stesso dell'esistenza quotidiana.


“Da bambino ricordo che mia madre il 4 febbraio, giorno della "processione esterna" o "giro esterno", - ci racconta Melo - durante il quale il fercolo con le reliquie della santa percorre i luoghi simbolici legati al suo martirio e alla storia della città, preparava i “ciciri a bagna pane” ovvero dei ceci bolliti all’interno di pentoloni enormi, per offrirli ai devoti che seguivano il corteo religioso. Centinaia di persone di fermavano davanti casa prendevano un piattino e la mamma lo riempiva con i ceci. Era un momento di condivisione e di accoglienza che contraddistingueva le famiglie di un tempo, soprattutto quelle più povere, come la nostra, che nonostante le difficoltà economiche si metteva a disposizione degli altri”. 


Un gesto semplice quello di mamma Angela, che coinvolgeva anche altre signore del quartiere, per dare un momento di tepore e ristoro ai devoti, infreddoliti lungo il percorso della processione che tradizionalmente era accompagnata da temperature rigide. 

 

Ed è forse questo la spirito più profondo di una festa che parla di valori cristiani e di fede e il primo dei comandamenti che dice proprio questo “amare gli altri come se stessi”, così come ha insegnato Gesù Cristo con la sua vita. 

E oggi questa tradizione che risale ai primi del ‘900 continua ad essere tramandata dalla sorella 80enne di Melo, sempre il 4 febbraio. 

Tradizioni che si raccontano anche in poesie, lodi e canti come quello che ancora oggi Melo Zuccaro porta alla Civita proprio durante i giorni della festa e che dice:  “Sant’Aita, Sant’Aita e misa ‘nda lu chianu cula spada in manu e varda la città e tutti i viddaneddi che scinninu a Catania ppi vidiri a San’Aita lu populu ca c’è. Cera u capu mastru supra l’avara ca sona la campana e passa pà città. E tutti i cittadini chi fazzulettu all’aria ci sparunu a Sant’Aita e ciumbà ciumbambà”. 

 

“Sentivo declamare questi versi dalla nonna e poi dalla mamma – ci spiega - e oggi a distanza di quasi 100 anni, anche se non viene più cantato, fatta eccezione che nei quartieri del centro storico, continua a suscitare grande commozione specie tra le persone più anziane che ne hanno ancora memoria”.


Un patrimonio culturale immenso che oggi si cerca di tramandare alle nuove generazioni che ne dovrebbero custodire il valore e perché no, riscoprirne un nuovo senso moderno che non faccia mai perdere di vista il vero significato dei festeggiamenti agatini. 

 

Agata del resto per i più piccoli può essere esempio e modello di vita, come per il piccolo Giuseppe Condorelli, di appena 8 anni, e che vive nella Civita, e che dal primo gennaio, ogni giorno dopo la scuola e aver studiato, ha costruito con cura e amore la sua candelora che con i cuginetti, porterà in processione.  

 

Per lui Sant’Agata è quella mamma che ti aiuta sempre e non ti abbandona mai. Parole semplici ma che pronunciate da un bambino hanno un valore smisurato, quello della spontaneità. 


“Se la festa la vivi con il cuore di bambino – conclude Melo Zuccaro – ci si sente ricolmi di speranza. Vent’anni fa ho scritto una canzone alle candelore, perché volevo lasciare alle future generazioni un mio piccolo contributo. Il canto dice “Quantu è cuntentu lu me cori quannu pi li strati viri i cannelori, ai catanisi fa ricurdari che Sant’Aituzza sa fistiggiari”. E come diceva mia madre nei momenti di sconforto, come la perdita di persone care o la mancanza di lavoro “Sant’Aituzza tu c’ha pinsari”.

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