I dipendenti avevano deciso di interrompere lo sciopero a oltranza proclamato oltre tre settimane fa e di riprendere proprio oggi l’attività. Presentata una denuncia ai carabinieri

Si inasprisce la vertenza del call center Qè di Paternò, nel catanese. Stamattina una sessantina di impiegati si sono recati in ufficio, ma hanno trovato i cancelli dell’azienda chiusi. I dipendenti avevano deciso di interrompere lo sciopero a oltranza proclamato oltre tre settimane fa e di riprendere proprio oggi l’attività.

Stamattina, però la doccia fredda: l’azienda era chiusa. I dipendenti, che sostengono di non essere stati avvertiti della decisione aziendale,  hanno presentato una denuncia ai carabinieri che giunti sul posto non hanno potuto che constatare quanto successo. hanno reso noto di non avere ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’azienda. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Paternò, che non hanno potuto far altro che constatare lo stato delle cose. Il call center occupa 600 dipendenti. L’azienda che ha commesse Enel, Sky, Wind e Inps, ha i conti in rosso, con oltre sei milioni di euro di debiti. I lavoratori sono senza stipendio da 4 mesi.

La lunga vertenza è costellata di scioperi, cortei e iniziative di numerosi esponenti della politica. Oltre al sindaci di Paternò e del comprensorio, al fianco dei lavoratori sono scesi anche i deputati Pd Burtone, Raia e Luisa Albanella e il senatore Ncd Torrisi, che a sostegno dei dipendenti Qè ha presentato un’interrogazione parlamentare.

Venerdì scorso una delegazione di sindacalisti si è incontrata nella sede della presidenza della Regione con l’assessore Lo Bello alla quale è stato chiesto di fare pressing sul governo nazionale affinché la vertenza da locale diventi nazionale, con l’apertura di un tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo economico.