Proclamata, per dopodomani, una giornata di sciopero con corteo che partirà alle 9,30 da Piazza Indipendenza di Paternò. Sul  futuro occupazionale dei 600 lavoratori interviene Salvo Torrisi, senatore di Area popolare (Ncd-Udc): “L’azienda faccia chiarezza quanto prima”

Resta sempre incerto il futuro occupazionale dei 600 lavoratori del call center Qè di Paternò, nel catanese. Per dopodomani, mercoledì 6 Luglio, i sindacati hanno proclamato  una giornata di sciopero con corteo che partirà alle 9,30 da Piazza Indipendenza di Paternò per poi percorrere via Vittorio Emanuele sino in Piazza Umberto, presso il Palazzo Alessi sede del Comune di Paternò. 

Sulla vertenza si registra intanto l’intervento di Salvo Torrisi, senatore di Area popolare (Ncd-Udc): “Dato il quadro generale ritengo auspicabile, quanto necessario, intervenire celermente convocando al più presto un “tavolo di crisi” a cui partecipino le parti interessate, affinché l’azienda dichiari le sue intenzioni e perché si trovino assieme le giuste soluzioni ad una situazione drammatica ormai non più sostenibile”.

Torrisi ricordando che le segreterie provinciali e le Rsu di Slc Cgil e Fistel Cisl di Catania hanno denunciato da un lato debiti dell’azienda per 6 milioni e dall’altro alcune mensilità non ancora pagate agli operatori del call center, sottolinea che i sindacato “hanno più volte chiesto un incontro con l’amministratore delegato, per avere risposte sui contratti di solidarietà per i circa 600 lavoratori, sui pagamenti dovuti, nonché per gli altri aspetti irrisolti della vicenda”.

L’esponente di Ap, esprimendo “vicinanza a questi lavoratori e a coloro che sono schierati per fare valere i loro diritti” auspica che sulla vicenda “l’azienda faccia quanto prima chiarezza”.

“Siamo di fronte – aggiunge Torrisi – alla più grave crisi occupazionale che la città di Paternò vive, con ben 600 lavoratori che non vengono pagati da mesi e che finora non hanno avuto risposte né garanzie da chi di dovere.Il mio personale sostegno, se necessario, si renderà disponibile fino a coinvolgere il Ministero del Lavoro”, conclude il senatore Ap..