Occhi azzurri profondi e un piglio forte da donna di ferro nonostante l’aspetto minuto e gentile. Valentina Russo, 38 anni, ha realizzato la nuovissima rianimazione pediatrica dell’ospedale Arnas Garibaldi appena inaugurata nel plesso di Nesima dall’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza e dal direttore generale del nosocomio Giorgio Santonocito. Una direttrice dei lavori che ha messo in piedi un reparto all’avanguardia, guidato dal primario Giuseppe Ferlazzo, dove i bambini particolarmente bisognosi di cure, vengono accolti con amore e dolcezza

Tra i nuovi lettini e i modernissimi macchinari, ultimi ritrovati della tecnologia, si respira e si vede, anche, la mano delicata della donna che ha pensato agli spazi più appropriati ad accogliere i bambini sofferenti e lo ha fatto con amore e passione per il proprio lavoro.

“Da mamma di una bimba di cinque anni -spiega- mi sono calata nei panni dei genitori che seguono i propri piccoli in un percorso difficilissimo della loro vita, dal quale sperano e pregano di uscire insieme vittoriosi.

Ogni giorno, mentre seguivo il cantiere -racconta a Sudpress- passavo dalla sala d’attesa e rivedevo i genitori dietro la porta del reparto ad attendere notizie dai medici. E guardando sempre gli stessi visi, non potevo fare a meno di pensare che dietro ci fossero delle storie di sofferenza. E non riuscivo mai a dissociarmi da quelle facce, e così mi soffermavo dietro i vetri per vedere i bambini ricoverati, chiedendo notizie loro ai medici.

In questi mesi ho visto morire bambini, genitori gioire per la guarigione dei propri figlioletti e ci sono state volte in cui uscivo da qui con le lacrime. E’ stata un’esperienza molto forte, con un coinvolgimento emotivo straordinario.

Una volta ho visto il papà di una bimba di quattro anni ricoverata con pochissime possibilità di guarigione, anzi quasi nulle -dice-. Era il periodo di Sant’Agata e al Garibaldi di piazza Santa Maria di Gesù avevano portato la reliquia della Santa. Io quindi sono andata a vederla prima di venire qui in cantiere. Una mia collega mi aveva dato un fazzolettino dicendomi di strofinarlo nella teca che conserva la mammella della Santuzza e di conservarlo. E così feci. Arrivando qui in ospedale incontrai il papà di quella bimba della quale i medici mi avevano tanto parlato senza nutrire grandi speranze per lei. Di fronte a quello sguardo, all’espressione contrita di quel padre quasi rassegnato, mi venne spontaneo prendere quel fazzoletto e donarglielo.

Dopo le festività di Sant’Agata parlai con il dottor Ferlazzo il quale mi disse che stavano spostando la bimba in un altro reparto perché era improvvisamente migliorata e quel miglioramento avvenne proprio il 5 febbraio, il giorno di Sant’Agata. Tuttora a raccontare questa storia ho i brividi. Il padre mi ha successivamente incontrata, mi ha abbracciata e ringraziata, felice di aver avuto quella notizia così inattesa.

Non voglio attribuire il miracolo a questo episodio ma ho avuto la conferma che questo è un luogo di Dio”.

Seguire i lavori è molto complesso perché mentre lo fai ci sono medici, personale paramedico, parenti e visitatori verso i quali devi essere il più delicato possibile, senza intralciare le consuete attività.

“Fortunatamente qui ho la fortuna di lavorare con uno staff di prim’ordine -precisa Valentina Russo- dall’ingegnere capo Salvo Vitale che coordina l’ufficio tecnico al mio collega che ha collaborato con me, Alfredo Amico.

La rianimazione è dotata di tutti gli accorgimenti igienico-sanitari e di sicurezza necessari a preservare la salute di tutti i bambini. Tutti i materiali sono stati scelti con cura insieme al primario e agli altri medici –tiene a sottolineare Valentina-. E anche gli impianti sono il massimo con un sistema di bonifica del personale che preserva il microclima dei luoghi sterili”.

Tre le postazioni per i pazienti e una aggiuntiva, cosiddetta “dell’isolato”, per ospitare i bambini con malattie infettive. In questo ambiente moderno, colorato arioso, genitori e figli sono separati da vetri, in modo da permettere a mamme e papà di seguire i propri piccoli.

“Da madre –aggiunge Valentina- ho pensato che i bambini dovessero avere attorno a sé, mentre cercano di riprendere il contatto con la vita, un ambiente non cupo, ma colorato e confortevole. Credo che sia importante vedere ad esempio un acquario colorato, distinguere un cielo con l’arcobaleno, con accostamenti di vari colori. In ogni lavoro che facciamo, come quello della nuova radiologia e molti altri, il nostro intento è quello di dare ai luoghi un aspetto più umano per il paziente, soprattutto in età infantile. L’ospedale è il luogo d’amore in assoluto, è il luogo di Dio, qui esiste, poi magari esci e lo perdi, ma qui c’è” conclude soddisfatta.

(nella photo gallery, il primario della Rianimazione Giuseppe Ferlazzo e l’ingegnere Russo, la nuova rianimazione pediatrica e la nuova radiologia realizzata sempre da Valentina Russo).