“Tu vo’ fa l’americano, mericano, mericano, ma se’ nato in Sicilì” (Renato Carosone) che, purtroppo per noi siciliani, è la Sicilia di Tomasi di Lampedusa e di Leonardo Sciascia, quelli del “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” e di una Sicilia ‘irredimibile’. Certo che in questo modo il neorettore Priolo comincia proprio male, specie se alla riunione informale non è stato invitato o non è stato fatto prendere parte Maurizio Caserta che, a mio avviso, sarebbe stato l’unico Rettore in grado di rompere tradizioni (!!!) consolidate dal tempo, ed ad eliminare quell’albero “ginecologico” che tanti mali ha provocato nel nostro ateneo, ammesso che così possa ancora chiamarsi.

In un precedente commento avevo considerato l’ipotesi di scrivere rettore in maiuscoletto, ma se tanto mi dà tanto, e se le cose non cambieranno, mi sa che dovremo inventare il minuscoletto.

Come sostengo da sempre le facoltà puramente scientifiche sono da noi di ottimo livello: Chimica, Matematica, Fisica ed Ingegneria continuano a mantenere uno standard molto elevato.

Non altrettanto può dirsi, sempre con le dovute ma poche eccezioni, per la medicina.

Il nostro rettore è un luminare, e lo dico senza alcuna ironia, nella Struttura della Materia, ma non nella Struttura della Materia Medica; infatti con alcune discutibili scelte lo ha ampiamente dimostrato, almeno a chi, come me, conosce “uomini, opere e giorni” da soli 53 anni.

Pur avendo, da fisico-matematico, dimestichezza con numeri immaginari e numeri complessi, non sa che in medicina ci sono, ahimè, casi clinici complessi e medici immaginari.

Sono quelli che si sono formati al computer, con intenso lavoro di copy and paste, senza frequentare le corsie e le sale operatoria; idonei, magari all’ordinariato, con l’idoneità nazionale che tiene conto solo dei titoli, buoni per chiunque tranne che per il medico che, per raggiungere le vette dirigenziali, deve dimostrare di saper fare: altrimenti bisogna dare ragione a chi dice che chi sa fa e chi non sa insegna.

Senza dimenticare che Catania è la terra di Ciulla del MedLine, noto falsario di pseudo-titoli scientifici.

La lunga esperienza del prof. Priolo nelle università americane dovrebbe avergli insegnato che per essere, per esempio, chirurgo, bisogna avere la certificazione dell’American Board of Surgery (per chi non mi crede http://www.absurgery.org ) che prevede la capacità di eseguire interventi che vanno un po’ oltre l’unghia incarnita; e nel caso del medico, quella del Board of Medicine dello Stato di appartenenza, che consiste in una severissima valutazione dell’abilità nel visitare i malati, discutere i casi clinici, individuare la diagnosi e prescrivere la corretta terapia.

In sintesi si tratta di severissimi esami teorico-pratici che in Italia non sono mai esistiti e non esistono.

Le relazioni internazionali del prof. Priolo sono preziosissime per il rilancio dell’ateneo; quelle che preoccupano, e non solo me, sono le relazioni locali, alcune delle quali pericolosissime.

Quindi, caro rettore, stia ben attento: sia americano in tutto, e mi permetto di ricordarle un proverbio persiano che dice esserci un miglio fra inferno e Paradiso, ma solo un centimetro tra Paradiso e inferno.

E data la sua ‘americanità’ le cito in lingua originale un detto di Oscar Wilde che al suo posto terrei nella massima considerazione: There are two tragedies in life. One is not to get your heart’s desire. The other is to get it (ove it sta per rettorato !)

P.S. I lettori si chiederanno perché batto e ribatto sulla medicina; il fatto è che mi avvicino all’età in cui di questo servizio ( che vocabolo ambiguo ! ) sanitario nazionale locale potrei avere bisogno, e sono terrorizzato. Io ho la fortuna di potermi destreggiare; ma gli altri, cioè la gente comune, i non abbienti, chi non ha Santi in Paradiso, che faranno ?