È giunta a ciel (quasi) sereno, nel tardo pomeriggio di un lunedì già accaldato dalle turbolenze di quanto accade all’Ordine dei Medici (vicenda che si intreccia a quella universitaria), la notizia bomba delle dimissioni del direttore generale Candeloro Bellantoni  che precipitano nuovamente l’ateneo catanese nel caos. Ad un anno esatto dal suo insediamento, Bellantoni si è dimesso avendo dovuto “registrare l’assoluta carenza delle primarie condizioni per portare avanti tale impegno nella necessità di un profondo cambiamento di rotta dell’azione amministrativa.” Nel suo anno di mandato il Direttore Bellantoni non è riuscito a chiarire nessuno dei grandi scandali che hanno coinvolto l’Università nei tempi recenti e più volte denunciati da questa testata: dal raddoppio del costo di alcuni appalti per servizi che prima costavano la metà, agli affidamenti in proroga e senza gara, agli 856 mila euro pagati due volte per Torre Biologica, alla transazione da 700 mila euro per le residenze fantasma, alla vicenda di alcune convenzioni. Speriamo ci riesca senza infingimenti e coperture il prossimo DG a cui facciamo gli auguri sin d’ora.

Candeloro Bellantoni

Candeloro Bellantoni se ne torna a Milano, e non si può dire che quello trascorso sotto la sua guida sia stato un anno brillante per l’università di Catania che ancora fatica ad uscire dai disastri degli ultimi anni che l’hanno condotta in fondo a tutte le classifiche possibili, con il numero di iscritti al minimo storico ed una quantità di problemi irrisolti che mettono a dura prova la sua stessa sopravvivenza.

L’avvento di una figura del livello del prof. Francesco Basile allo scranno rettorale aveva fatto sperare in un rapido rilancio che evidentemente è ancora condizionato dalle pesanti incrostazioni di un recente passato in cui è successo di tutto e di più.

La scelta iniziale, dichiaratamente compiuta col nobile intento di evitare ulteriori traumi ad un’Istituzione già fortemente compromessa nella sua serenità, di agire in “continuità” con la precedente amministrazione, quella del rettore Pignataro decaduto e da questa testata abbondantemente raccontata, si sta rivelando decisamente più problematica di quanto si poteva ragionevolmente immaginare.

La stessa decisione di confermare praticamente tutti gli stessi delegati nominati dal precedente rettore, alcuni validi ma molti solo giannizzeri della passata gestione, ha molto probabilmente reso impraticabile quel “profondo cambiamento di rotta” riferito da Bellantoni nella sua durissima lettera di dimissioni.

Anche perché non è ragionevole pensare ad alcun “cambio di rotta” senza chiarire alcuni degli episodi più “misteriosi” che hanno turbato la precedente gestione, provocando danni milionari al bilancio dell’ente oltre che una drastica caduta della sua reputazione: le domande già poste tante volte da questa testata le rinnoveremo in calce e le riproporremo al prossimo direttore.

Ma torniamo alle dimissioni di questo, durato appena un anno.

Bellantoni riferisce, in maniera alquanto reticente, di aver dovuto tenere conto nella sua gestione di “richieste più svariate ed anche risibili”, nella speranza che ciò potesse “accelerare l’azione amministrativa”: ma che significa? Di cosa sta parlando? È legittimo e corretto lanciare un simile generico messaggio? Chiarisca e, se del caso, denunci!

In ogni caso egli stesso dichiara che questa sua “disponibilità” non sarebbe “servita a nulla”. Davvero inquietante.

Ma è il prosieguo della sua lettera a lasciar intendere ben più gravi condizionamenti, adombrando le “ragioni più assurde e bieche” volte al rallentamento della sua azione amministrativa ed affermando l’esistenza di, testuale, “una prassi distorta e profondamente radicata nel tessuto amministrativo, fatta di continue e pressanti richieste  prive di alcun fondamento logico-giuridico…il cui accoglimento condurrebbe lontano dai principi di imparzialità, buon andamento, efficacia ed efficienza.”

E bhe, deve chiarire: non è sopportabile per un ente pubblico della rilevanza di un Ateneo del livello di quello catanese possa essere così duramente messo in discussione da un direttore generale nella legittimità delle sue “prassi” senza esplicitarne i contenuti, come fossimo in una scuola parificata di paese.

Forse non a caso, e del tutto irritualmente, la lettera di dimissioni è inviata “per conoscenza” anche al presidente dei Revisori dei Conti.

Il Direttore Generale Bellantoni, infatti, al suo insediamento si è trovato sul tavolo alcuni dossier che stanno alla base del violento deterioramento dei rapporti interni all’Ateneo degli ultimi anni e non ancora risolto proprio per la mancanza di trasparenza e volontà di operare una netta cesura proprio con quegli inquietanti fatti.

Parliamo di affari, appalti, convenzioni: roba da milioni di euro.

Quante volte ne abbiamo scritto? Decine!

Chiarimenti: Zero!

A parte qualche querela e persino una causa civile grazie alle quali speriamo poter cogliere l’occasione, attraverso le nostre indagini difensive, di poter portare il nostro contributo a chiarire cosa è realmente accaduto nell’Ateneo catanese negli ultimi anni.

Ma adesso l’opportunità viene proprio da queste dimissioni del direttore Bellantoni che offre alle autorità competenti l’occasione di chiederli, finalmente, questi benedetti chiarimenti: pur sapendo che basterebbe aprire alcuni cassetti per rispolverare vecchie denunce inspiegabilmente senza seguito.

Sarebbe importante conoscere cosa abbia fatto in questo anno il direttore Bellantoni per recuperare gli 856 mila euro che l’Ateneo di Catania ha pagato due volte nell’affaire SIGENCO nell’ambito di quell’altro incredibile appalto per Torre Biologica costato il doppio di quanto previsto.

Altrettanto necessario capire come ha affrontato la vicenda della singolare transazione da 700 mila euro per residenze universitarie rimaste nella mente di chi si inventò quella assurda operazione.

E ancora come ha risolto il costo del servizio di bidellaggio misteriosamente triplicato da un anno all’altro e le vicende che hanno interessato i servizi di vigilanza.

Per non parlare dei più contenuti ma non meno opinabili costi di ristrutturazione di alcuni uffici di vertice rimasti inspiegati.

Ma ci sono anche “convenzioni” con organizzazioni gestite di fatto da baroni dell’Ateneo che sono costate centinaia di migliaia di euro senza che ancora si sia riusciti a capire per fare cosa: ci stiamo lavorando.

Potremmo continuare per pagine e pagine, ma basta scorrere la categoria “Università” di questa testata per rendersi conto di cosa si parla e quali siano i problemi che ancora attanagliano l’ateneo catanese.

Evitare “traumi” col recente passato per garantire una complicata “pax sociale” poteva apparire ragionevole e persino saggio, ma a quanto pare si sta rivelando del tutto inefficace e persino pericoloso.

Adesso la “rotta” si cambi davvero.

Lettera di dimissioni del direttore generale dell’Università di Catania Candeloro Bellantoni