A pochi giorni dalla presentazione delle candidature per il rinnovo dell’amministrazione della città di Catania vale la pena di ricordare ai candidati cosa significa guidare una città. In circostanze come queste si va spesso oltre la discussione delle ristrette competenze dell’ente locale, per guardare all’insieme delle idee e degli attori che possono condizionare lo sviluppo e la crescita di una città. Ma non si può negare che il Comune svolge ancora un ruolo determinante in quel processo di crescita e di sviluppo. Ha quindi ancora senso concentrarsi sul ruolo dell’amministrazione.

Il Comune fa tre cose: promuove lo sviluppo e la crescita della città; produce servizi essenziali; regola le attività dei soggetti della città. È il Sindaco, ovviamente, il campione della promozione dello sviluppo e della crescita. Sul Sindaco ricade la responsabilità di guidare la città, con gli strumenti che la legge gli mette a disposizione. Ma il Comune è, prima di ogni altra cosa, un fornitore di servizi. Quei servizi vanno prodotti senza sprechi e inefficienze, e distribuiti con giustizia. Qui sono i capi politici e amministrativi dei settori in cui si producono quei servizi ad assumersi la responsabilità della buona amministrazione, che è fatta di buona gestione delle (poche) risorse disponibili. Infine, il Comune è anche un regolatore delle attività svolte in città. Qui è il Consiglio comunale, il ‘legislatore’ della città, ad assumersi le responsabilità principali. Dovrebbe essere composto di donne e uomini saggi e competenti, che dovranno intervenire sui comportamenti delle famiglie e delle imprese a garanzia dell’interesse generale.

La promozione dello sviluppo: il ruolo del Sindaco

Catania è nota come la città etnea. Pertanto il suo tratto distintivo è la vicinanza al vulcano. Ne è, infatti, la principale porta di accesso. Il vulcano è patrimonio dell’umanità. Quindi, anche patrimonio italiano. Catania deve offrire al mondo ed al paese tutti i servizi necessari per la migliore fruizione di questo straordinario asset. Ciò significa, innanzitutto, investimenti infrastrutturali e sviluppo di servizi innovativi. Il potenziale economico del vulcano è molto più grande dei redditi che esso è riuscito a generare fino ad ora.

Catania ha la più antica università siciliana e una tra le più antiche del paese. Ha una propensione all’innovazione più spiccata delle altre province della regione. Vi ha sede uno dei colossi dell’alta tecnologia mondiale. Opera a Catania il Parco scientifico e tecnologico della Sicilia. Vi è, nell’ambito del sistema universitario, una ‘Scuola di Eccellenza’. Può essere l’hub della conoscenza regionale.

Catania è al centro di un asse viario nord-sud sia terrestre sia d’acqua. È naturalmente un luogo di transito. Ed è anche un approdo naturale. Ha un porto e un aeroporto importanti per tutto il versante orientale. Deve riconoscere questa sua caratteristica e trasformarla in un punto di forza del suo sviluppo. Ha una delle tante spiagge che si trovano sul versante orientale. Deve sviluppare una sana competizione con queste nell’attrazione dei turisti. Ha anche un’area agricola, rurale e naturalistica che arriva fino alle foci del Simeto.

Questi sono gli asset dello sviluppo. Che emergano delle idee su come organizzarli, per trasformare l’area catanese in un’area ricca e competitiva nei prossimi venti anni. In un mondo in rapida trasformazione anche le città devono partecipare al processo di cambiamento. Spetta al Sindaco della città indicare la strada.

La fornitura di servizi: la macchina amministrativa

Un progetto di sviluppo che attragga risorse dal resto del mondo è credibile solo se la macchina amministrativa funziona, fornendo i servizi essenziali alla città. Si tratta fondamentalmente di a) ambiente e rifiuti, b) mobilità e c) servizi sociali. Una buona qualità ed efficienza di questi servizi costituisce il principale ingrediente di un’area attrattiva e competitiva. È ovviamente solo la buona amministrazione a garantire qualità ed efficienza. La buona amministrazione è fatta di riduzione degli sprechi, di attenzione nella scelta dei fornitori, di gestione controllata e ben programmata.

Qui è la struttura amministrativa ad essere coinvolta, insieme alla guida politica di ciascun settore di intervento. Qui è la ricerca degli equilibri economici e finanziari a costituire la condizione essenziale per le buone performance amministrative. Gli equilibri economici hanno a che fare con l’efficienza della spesa e la capacità di raccolta di risorse, ordinarie e straordinarie. Gli equilibri finanziari hanno a che fare con la capacità di programmare la spesa e renderla il più coerente possibile con le entrate. Quando le entrate sono lontane nel tempo o incerte quel coordinamento fallisce. Questo è il punto di caduta più grave, perché in mancanza di questo coordinamento si può arrivare ad una vera e propria distruzione di risorse. Da qui passa lo snodo principale delle sorti di una città. Lo squilibrio finanziario è un fedele indicatore dello squilibrio economico. Lo squilibrio economico impedisce alla amministrazione della città di fornire quei servizi di cui la città ha bisogno, con la conseguenza di rendere la città scarsamente attrattiva per quelle risorse esterne che il Sindaco potrebbe essere capace di attirare.

Da dove nasce lo squilibrio economico? Può nascere da un eccesso di spesa e/o da un difetto di entrata. Gli eccessi di spesa indicano che ci sono risorse che vanno dove non dovrebbero andare: negli sprechi, negli sbagli, nelle tasche dei privati. I difetti di entrata indicano che non si è capaci di esigere le somme dovute. L’amministrazione della città di Catania è in uno stato gravissimo di squilibrio finanziario che non può non riflettere uno stato gravissimo di squilibrio economico. I candidati alla carica di Sindaco ed al Consiglio Comunale dovrebbero esprimersi pubblicamente sulle soluzioni che pensano di adottare e proporre per tali squilibri.

La regolazione delle attività dei cittadini e delle imprese

È ovvio a tutti che lo sviluppo non si promuove, ed i servizi non si prestano, in un vuoto normativo e istituzionale. Ma esiste un quadro di riferimento che non è solo quello che emerge dalle fonti normative principali; ad esso il Comune dà il suo contributo con la sua attività di regolazione. Qui è il consiglio Comunale ad assumere il ruolo principe, dovendo votare e approvare un significativo pacchetto di regole che incidono pesantemente sulla vita dei cittadini e delle imprese.

Basti per tutti il Piano Regolatore, il principale strumento di governo degli spazi della città. Poi ci sono le attività commerciali, soprattutto quelle ambulanti, le spiagge, le zone artigianali e industriali, le zone rurali, il cimitero, il verde, il decoro, il suolo pubblico, la viabilità. Insomma il Consiglio Comunale avrebbe tantissimo da lavorare per innovare e migliorare il quadro regolatorio nel quale la città svolge le sue principali attività. Nel recente passato non lo ha fatto bene. Gli sono mancati – se si escludono alcuni casi isolati – la volontà, gli stimoli, la compattezza, la competenza, l’onestà.

Invece tutte queste virtù servono per disegnare un quadro coerente di norme che orienti i comportamenti individuali verso un assetto ordinato della città, che sostenga sia la produzione di servizi sia la promozione dello sviluppo. Una efficace regolazione richiede tre cose: una preventiva analisi del contesto; una soluzione equilibrata che contemperi la molteplicità degli interessi in campo; una effettiva capacità di controllo con gli strumenti che l’amministrazione è in grado di mettere in campo. Sarebbe utile che nella loro campagna elettorale i candidati al Consiglio Comunale si esprimessero con chiarezza su alcuni dei campi nei quali la regolazione va fatta o rinnovata e sulle soluzioni che intendono proporre per un’efficace regolazione.
La corruzione

Su tutti i campi dell’azione politica e amministrativa locale grava il rischio della corruzione che è pervasiva, resistente, subdola. In questo campo la corruzione implica l’uso di risorse pubbliche per finalità diverse da quelle dell’interesse generale. Si può ‘comprare’ una linea di sviluppo, un provvedimento amministrativo, una delibera del Consiglio. Quando questo accade – sappiamo per certo che accade spesso – un certo ammontare di risorse pubbliche viene perduto e direttamente o indirettamente destinato a finalità diverse da quelle istituzionali. Ne soffre la promozione dello sviluppo, la qualità dei servizi e della regolazione.

Nessuno dei candidati alle diverse cariche parlerà mai a favore della corruzione. Sono quindi inutili gli inviti a non farlo. È utile, invece, invitare alcuni dei candidati a ritagliarsi un ruolo più distaccato dalla compagine politica di riferimento e prospettare per sé sia pure in via eventuale, ossia laddove servisse, un ruolo di controllo e di vigilanza per mitigare gli eccessi, a volte veramente insopportabili, della corruzione politica e ammnistrativa.
È noto che la corruzione, in generale ed in particolare in Sicilia, non è una attività disorganizzata affidata all’improvvisazione. Esistono congreghe, logge, confraternite, comitive, che svolgono in maniera quasi professionale l’attività corruttiva, sponsorizzando grandi progetti di sviluppo, orientando l’attività amministrativa, piegando a proprio vantaggio interventi di regolazione. È difficile chiedere e ascoltare parole credibili su questo tema aldilà di quelle di circostanza. Forse l’unico criterio utilizzabile è l’esperienza del passato. Negli ultimi venticinque anni l’amministrazione della città di Catania è stata affidata per metà del tempo a coalizioni che si riferivano al centro-destra, per l’altra metà a coalizioni che si riferivano al centro-sinistra. Nessuno è stato capace di bonificare l’amministrazione locale dal male della corruzione diffusa.

Non solo Comune

Se è vero che il Comune ha un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo della città, non si possono certo addebitare ad esso tutti i disagi, i ritardi e le sofferenze. C’è una città fatta di altre istituzioni, di corpi intermedi, di associazioni, di gruppi organizzati, di cittadini, che avrebbero potuto e dovuto dare una mano e non l’hanno fatto perché non volevano o non potevano. In una fase di estrema difficoltà della politica questo mondo di cittadini, isolati o organizzati, può svolgere una funzione fondamentale e preparare un efficace ricambio di classe dirigente. C’è un Terzo Settore, recentemente riordinato secondo linee più omogenee, che può ricoprire un ruolo pubblico di primissimo rilievo. Forse oggi la strada è proprio questa.


Maurizio Caserta è professore Ordinario di Economia Politica presso l’Università di Catania. Dal 2010 fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Sicilia. Dal 2011 della Fondazione RES. Affianca alla sua attività di ricerca scientifica, che le lo vede coinvolto in organismi nazionali e internazionali, quella di saggista su temi di economia politica. A Catania, la sua città di origine, è particolarmente conosciuto per il suo impegno civile. È presidente dell’Associazione Mediterraneo, Sicilia, Europa sul cui sito è stato lanciato il progetto Public Space, uno spazio pubblico a disposizione per il confronto delle idee.