Mentre infuria la polemica sulla prima Ordinanza emessa dal Sindaco di Catania Salvo Pogliese ho rivolto quattro domande, semplici semplici a Padre Mario Sirica cha alla Locanda del Samaritano di via Monte Vergine da rifugio agli “ultimi”. Le risposte sono state tutt’altro che semplici. Padre Mario si occupa da anni di uomini rimasti senza lavoro, donne abusate, migranti che hanno appena superato i 18 anni vengo sbattuti in mezzo alla strada da un sistema di accoglienza che è tutto da rivedere. Lui la povertà la conosce davvero e non parla per sentito dire.

Padre Mario chi sono i “senza tetto” che dormono per strada a Catania?

Pochi giorni fa una coppia di siciliani che dorme da settimane in macchina all’interno di una falegnameria alla periferia della città mi ha fatto visita. Una famiglia mono reddito dove il marito ha perso il lavoro, non ha più potuto pagare il canone di affitto ed ora si trova in queste condizioni. Come loro ci sono molte altre persone inghiottite senza colpa dalla povertà, che vivono situazioni di estremo disagio. Hanno bisogno di un aiuto e di un’occasione per ricominciare, ma poi ce la fanno. Altra cosa è per chi dorme da sempre all’addiaccio. La situazione è più complessa e certamente più difficile è il cammino da percorrere per uscirne. Sono poche le persone di questo tipo che sono venute a chiedere un aiuto e quasi tutte ad un certo punto se ne son andate.

Perché questi infelici non restano alla tua Locanda, o come segnalava di recente Edoardo Barbarossa non si avvalgono di strutture che pure esistono sul territorio?

La mia personale esperienza è la seguente. Ho incontrato giovani italiani o stranieri con forti dipendenze da alcol e droga o con disturbi psichiatrici dovuti a un passato segnato dalla sofferenza: separazioni familiari, debiti di gioco, perdita del lavoro, violenze familiari…

Padre Mario Sirica con Emma Averna

Ho cercato insieme ai volontari che lavorano qui di aiutarli, ma comunità come la mia o altri ricoveri che pure esistono non sono attrezzati al recupero di patologie che richiedo personale specializzato e percorsi studiati. E’ capitato che qualcuno abbia resistito per qualche settimana o qualche mese, ma prima di entrare in una vera comunità terapeutica se ne è andato. Un fallimento sempre: per lui e per noi. La pulizia degli ambienti comuni, la pulizia personale, la convivenza con gli altri ospiti, il divieto di utilizzare sostanze intossicanti per queste persone sono un vero problema.

Di quale genere di aiuto hanno veramente bisogno?

C’è bisogno di un approccio multidisciplinare: è necessario creare con loro sempre e comunque una relazione. Parlo di un approccio che preveda l’intervento di personale del Dsm, rappresentanti delle strutture di accoglienza, assistenti sociali, rappresentati delle forze dell’ ordine. Mi rendo conto che si tratta di un processo lungo e complicato ma non c’è altra strada possibile.

In molti ora parlano di clochard, poveri, bivacchi, molti si schierano ma chi conosce davvero la storia singola di queste persone? Chi sa davvero di cosa hanno bisogno? Forse solo i volontari che intrattengono rapporti personali con queste persone: volontari che ogni giorno e ogni sera si conquistano un po’ della loro fiducia.

Un messaggio per il nuovo Sindaco Salvo Pogliese?

Al Sindaco voglio dire questo. Nell’Ordinanza del 4 luglio si parla di“decoro del territorio comunale”: un problema per la città dunque. Ma il “decoro”, va forse amministrato con un cambio di prospettiva: per noi cristiani quella persona gettata a terra dalle circostanze di una vita non certo felice, è un fratello da aiutare perché riacquisti proprio quel “decoro” senza il quale l’individuo non ha dignità.


Emma Averna è Co-fondatore Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e Responsabile dei progetti sul territorio. Dopo la laurea entra al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) con un incarico di raccolta fondi e promozione delle proprietà su tutto il territorio italiano. Dopo questa esperienza per 10 anni è Direttore della comunicazione e relazioni esterne Italia di Bulgari SpA. In seguito riveste diversi incarichi nel settore della comunicazione per aziende del lusso e dell’arte contemporanea. Dal 2010 al 2015 per Fondazione Umberto Veronesi si occupa di Comunicazione e Ufficio stampa oltre che della creazione di una rete di delegazioni su tutto il territorio italiano. Nell’aprile 2015 si trasferisce a Catania, dove realizza un progetto di un anno per CESVI e Comunità di Sant’Egidio dedicato ai minori residenti in quartieri disagiati.