Sebastiano Ardita, nato a Catania nel 1966, è in magistratura dall’età di 25 anni, è stato Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, e componente della Direzione Distrettuale Antimafia, dove si è occupato di criminalità organizzata di tipo mafioso, di inchieste per reati contro la pubblica amministrazione e di infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti e forniture. È stato Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Messina e poi lo stesso incarico ha ricoperto a Catania dove, tra gli ultimi atti prima di essere eletto al CSM, ha posto il suo visto di approvazione all’indagine “Università Bandita” e prima ancora su quella dei rifiuti “Garbage Affaire” che coinvolse i vertici dell’amministrazione Bianco, cioè due delle più importanti operazioni che negli ultimi anni hanno coinvolto colletti bianchi catanesi.

Con Pier Camillo Davigo, con cui nel 2017 ha scritto il libro “Giustizialisti – Così la politica lega le mani alla magistratura” (tanto per essere chiari, ndr), è stato tra i fondatori della corrente Autonomia e Indipendenza.

È considerato magistrato di grande preparazione ed equilibrio, recentemente assurto agli onori della cronaca, è il caso di dirlo, nell’ambito dell’inchiesta che ha terremotato una parte consistente della stessa magistratura, con il coinvolgimento dell’ex presidente dell’ANM Palamara.

L’inchiesta, che ha svelato un complesso sistema di intromissione nelle nomine ai più alti incarichi giudiziari a fini di controllo politico con corollari di abusi e corruttele, ha confermato il carattere intransigente del magistrato catanese che veniva definito in alcune intercettazioni dai componenti la consorteria come “assolutamente inavvicinabile” per la sua dirittura morale e la grande intelligenza che lo avrebbe portato a comprendere per tempo i tentativi di utilizzarlo a sua insaputa per i loro disegni di potere.

Adesso è stato chiamato a presiedere una delle commissioni più delicate dell’organo di autogoverno dei giudici, la Prima, che si occupa anche delle incompatibilità in relazione ai rapporti di parentela di professionisti che esercitano nello stesso distretto di magistrati in servizio, un argomento molto sentito nei vari distretti giudiziari, non poco a Catania dove se il regolamento fosse applicato probabilmente ci sarebbe da discutere non poco.

Anzi, magari diamo una lettura a questo “Vademecum delle incompatibilità parentali”.

Auguri di un sereno e proficuo lavoro al dr. Sebastiano Ardita in una delle fasi certamente più difficili della recente storia della Magistratura italiana, siamo certi farà onore a quella catanese.