Bene, finalmente, al netto dell’ampia collaborazione” fornita ai magistrati durante l’ultimo interrogatorio dello scorso 29 marzo dal funzionario comunale arrestato per corruzione Orazio Fazio, si cominciano a delineare le responsabilità in ordine a quanto sta accadendo attorno al mega appalto da 350 milioni per la gestione del servizio rifiuti del comune di Catania. A chiarirle, queste responsabilità, è un comunicato dell’assessore all’Ecologia della giunta Bianco Saro D’Agata: “La procedura negoziata per la gara settennale che abbiamo avviato pochi giorni fa, è stata suggerita dall’Anac dopo un’approfondita interlocuzione con il Comune.” Considerata la rilevanza pubblica della vicenda, questa mattina stessa procederemo ad effettuare accesso civico presso l’ANAC per poter mettere a disposizione dei lettori gli atti ufficali di questa incredibile “interlocuzione”: se è vero che l’ANAC suggerisce per un appalto da 350 milioni una trattativa privata in barba a tutta la legslazione europea, qualcosa proprio non sta andando per il verso giusto!

L’affaire dei rifiuti, centinaia di milioni di euro, migliaia di posti di lavoro, è da anni al centro di vicende che hanno dell’incredibile per come si siano potute svolgere nella più totale impunità, almeno sino al freno a mano tirato dalla DIA di Catania con l’operazione “Garbage Affaire”, preceduta qualche tempo prima da altro intervento della Procura con l’inchiesta “Gorgoni”.

Abbiamo raccontato di tutto, con appalti milionari affidati in proroga ad aziende con amministratori in galera, colpite da interdizioni antimafia e con l’effetto più deleterio per la salute pubblica di una città devastata dalla sporcizia e con una raccolta differenziata che non arriva al 9% a dispetto di tutti gli impegni contrattuali con la beffa che qualcuno, ancora non è chiaro chi realmente ed in cambio di cosa, ha impedito per anni l’applicazione di sanzioni altrettanto milionarie.

In questo fosco e losco quadro, una delle più onerose gare d’appalto dell’intera Italia è andata deserta per ben 3 volte, concepita in modo tale da tenere lontane le aziende che potrebbero concorrervi legalmente e producendo come conseguenza le pericolose proroghe di cui sopra senza che il Responsabile dell’Anticorruzione del Comune di Catania abbia nulla da segnalare (ma questa è un’altra storia che tratteremo a breve). Come del resto accade per altro lucroso servizio pubblico gestito dallo stesso assessore all’Ecologia Saro D’Agata, quello del ricovero cani randagi con gli affidamenti tutti in proroga e qualcuno già sotto processo.

Un circolo vizioso da manuale.

Che continua indefesso nonostante “Garbage Affaire” e “Gorgoni”, come nulla fosse.

Infatti, anche di questo abbiamo dato notizia,  l’amministrazione Bianco, ormai agli sgoccioli di mandato, ha deciso a firma di un suo dirigente, (Maurizio Trainiti che sarebbe scaduto il giorno dopo averlo pubblicato), di procedere praticamente ad una trattativa privata, per di più alle stesse identiche condizioni di quelli già andati deserti, per affidare un servizio da 350 milioni che la logica richiederebbe venga sottoposto alle regole dell’appalto quanto meno europeo.

Tale improvvida scelta ha ovviamente scatenato le reazioni delle opposizioni compresi i candidati sindaco Pogliese ed Abramo.

La risposta, come spesso accade gustosa, non si è fatta attendere.

Ad intervenire l’assessore al ramo Saro D’Agata, lo stesso che non si accorgeva di quanto combinavano il suo sottoposto (e componente dello staff di Bianco) Orazio Fazio con il suo direttore Leonardo Musumeci, finito interdetto, poi reintegrato con incarico ad altro settore ed attualmente decaduto per carenza di bilancio.

D’Agata parte all’attacco provando addirittura a zittire quanti sono intervenuti sulla scelta della trattativa privata: “Chi sta avanzando queste proposte non sa di cosa parla. E nessuno può suggerirci di compiere atti illegittimi. Stiamo operando nel più rigoroso rispetto della legalità per dare un servizio adeguato e dignitoso alla città.”

Questo l’incipit del comunicato diffuso dal sempre misterioso ufficio stampa del comune di Catania, e meno male che a “sapere di cosa parla” ci sia proprio l’assessore D’Agata che abbiamo visto “attentssimo” a capire cosa accadesse nei suoi uffici e, considerati i trascorsi, è certamente il più adatto per garantire “rispetto della legalità per dare un servizio adeguato e dignitoso alla città”, non c’è dubbio.

A seguire il colpo di scena: “La procedura negoziata per la gara settennale – ha detto D’Agata – che abbiamo avviato pochi giorni fa, è stata suggerita dall’Anac dopo un’approfondita interlocuzione con il Comune. La legge, infatti, consente la negoziazione in presenza di gare andate deserte come nel nostro caso, ma obbliga a procedere con le stesse modalità del bando già pubblicato. Pertanto era illegittimo cambiare le previsioni tecniche o l’ammontare dell’appalto”.

Costruzione lessicalmente bizantina, con la combinazione alternata di “consente” ed “obbliga” che provano a gettare confusione lasciando credere ci sia un qualche obbligo, ovviamente inesistente, di procedere come hanno deciso di fare.

Ma il nodo centrale dell’affermazione assessorale è assegnare all’ANAC la totale responsabilità di questa contestatissima scelta: “se lo suggerisce l’ANAC…”

E prosegue arrivando ad aprire persino l’ombrello della Procura di Catania: “Stiamo operando nel più rigoroso rispetto della legalità per dare un servizio adeguato e dignitoso alla città, come peraltro si evince dal fatto che era stato lo stesso sindaco Bianco a segnalare alla Procura e all’Anac evidenti anomalie, già nell’aprile e nel settembre del 2017, dei vari step della gara ponte e della gara settennale.”

Affermazioni gravissime, che lasciano intendere “coperture” che se ci fossero andrebbero chiarite e superate immediatamente.

Se quelli cui assistiamo sono i risultati di queste “interlocuzioni istituzionali” è evidente che qualcosa, troppo, non va. Proprio non va.