Questa testata, senza alcuna presunzione e coinvolgendo esperti del settore, sta cercando di stimolare un minimo di dibattito sul tema, strategico, degli eventi culturali e artistici in una Città che, se non recupera una Identità capace di mostrarsi e raccontarsi attraverso, appunto, Arte e Cultura, difficilmente riuscirà a superare la deriva cui appare condannata da gestioni troppo mediocri ed affogate in un’ordinaria amministrazione che peraltro non sanno neanche garantire. Ecco che allora è opportuno, probabilmente indispensabile, cominciare a ragionare su una Visione di questa città. Dopo gli input del direttore della nostra consorella SudStyle Aldo Premoli e gli interventi del gallerista Gianluca Collica, si fa sentire un altro protagonista dell’intellighentia catanese. Carmelo Nicosia, già Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catania di cui dirige adesso il Dipartimento di Fotografia, è considerato uno dei massimi esponenti della “Nuova Fotografia Italiana”, con le sue opere esposte e pubblicate in tutto il mondo.

Il progetto site specific di Gian Maria Tosatti “Il mio cuore è vuoto come uno specchio” a Palazzo Biscari, luogo simbolo della città, imprime un’accelerazione ad una serie di riflessioni , non retoriche o strumentali, ma questioni aperte, rispetto alle problematiche culturali che investono la nostra Catania e in generale la Sicilia.

Sino al 18 agosto possiamo attraversare con i cinque sensi un’azione artistica, in sintonia con una serie di pratiche contemporanee internazionali che coinvolgono lo spettatore, spingendolo verso i confini dell’autocoscienza e del totale abbandono di freni linguistici e convenzioni, utilizzando luoghi pregni di memoria storica quali contenitori per nuove narrazioni.

Tra il sacro e profano…insomma, ove svariate quantità di sale alchemico accendono la percezione di ognuno di noi per far risalire visioni primigenie e ancestrali, date dalla installazione studiata appositamente per il luogo da Gian Maria Tosatti, artista romano attualmente residente a New York.

Il sale bianco e fantasmatico è stato abbondantemente utilizzato negli anni ottanta e novanta (Mimmo Paladino) come base concettuale per contenere elementi e forme nuove.
Può essere utile analizzare una serie di fattori, a mio avviso imprescindibili per la buona riuscita di eventi e della tenuta culturale di un territorio e quindi di una comunità.

Una comunità anche di artisti catanesi che sorprendono nel panorama internazionale per intuizioni e idee, ma con un disperato bisogno di organizzazione, credibilità, risorse e coraggio per affrontare le sfide dei mercati internazionali nei luoghi deputati dell’Arte.

A) L’Accademia Di Belle Arti di Catania, terza in Italia per iscritti e con un importante bacino d’utenza regionale e nazionale, da anni grida la mancanza di una sede adeguata atta a contenere circa 2000 utenti e naviga a vista grazie alla ferrea volontà di docenti e studenti che con orgoglio e determinazione operano sempre e comunque ma, è difficile produrre e strutturare strategie professionali senza un dignitoso contenitore che possa permettere il lavoro laboratoriale.

Ogni anno, decine di potenziali operatori nel campo delle arti, insieme ad altre interessanti realtà giovanili autonome della nostra città, devono fare i conti con le carenze del sistema che delega ai singoli e quindi fondamentalmente alle famiglie, i destini professionali degli artisti( tra gli altri pensiamo a RITMO E BOX )in totale autogestione e quindi spesso emigrazione.

B) Il mantra quotidiano della Buona Politica non può prescindere dal coinvolgimento delle reali competenze nei singoli settori disciplinari dell’arte e della cultura, e qualsivoglia azione politica complessiva e strutturale non può omettere una lettura laica, scientifica, tecnica di un territorio complesso come il nostro, avvolto da una enorme stratificazione culturale, con figure professionali che praticano ciò che insegnano, in grado di dare risposte concrete ad un impegno per Catania e per la Sicilia.

C) RETE, rete, rete…in controtendenza con un individualismo cronico del sud, siciliani che non si guardano, che non comunicano, una grande rivoluzione di costume, atta a creare tavoli di lavoro, incontri pragmatici per raggiungere obiettivi altrimenti irraggiungibili… da singoli..

D)Istituzioni come Università e Accademie sperimentano nuovi slot occupazionali, recuperando idee ed energie indirizzate al patrimonio culturale inteso nei suoi molteplici risvolti, dal restauro alla realtà aumentata, dal design alle mappature visive dei territori per incentivare musei e siti; nuove economie e nuova impresa rigenerata da visioni globali ove l’eterno contrasto tra centro e periferie viene colmato dalle tecnologie.

E) Assist Pubblico- Privato. Osserviamo con interesse ad azioni virtuose dell’ultimo periodo, di singoli individui, cittadini prima di ogni cosa, che iniziano a rigenerare patrimoni pubblici (penso al padiglione Phil Stern, al museo storico dello Sbarco o Wonder Time nel territorio cittadino).

F) Diwan, rinnovata attenzione alle dinamiche del Mediterraneo, entità ricca di criticità ma sempre al centro di movimenti di pensiero ,con la rivalutazione di studi, accordi politici ,progetti, sinergie, profuse nel corso degli anni con abbondante produzione legata ai giovani, sentinelle di scambi culturali che guardano a Sud. Da anni inseguiamo l’idea di una Accademia del Mediterraneo, Diwan, una struttura del fare, contenitore di arti e mestieri, soggetto che possa contenere un Sud arcipelago di miriadi di tradizioni che cercano riscatto e posizionamento nel mondo attraverso momenti di contrattazione culturale e politica.

Pietro Scammacca,  giovanissimo curatore del progetto con Ludovico Pratesi e Adele Ghirri,  esprime soddisfazione per la numerosa presenza di illustri operatori del sistema dell’arte internazionale che oltre alla mostra di Tosatti, hanno visitato realtà come la Fondazione Oelle, Radice Pura, Fondazione Brodbeck, Galleria Collica Ligreggi, Palazzo Francicanava.

Queste strutture hanno collaborato e contribuito attivamente alla realizzazione del tour culturale di tre giorni, assicurando sostegno e servizi, ma soprattutto, restituendo almeno per pochi giorni un’ immagine dignitosa e rassicurante della nostra città.


Carmelo Nicosia, laureato in chimica farmaceutica, dal 1979 inizia a collaborare con varie testate giornalistiche in qualità di fotoreporter.
Nel 1982 fonda insieme a Carmelo Bongiorno il gruppo di sperimentazione artistica “Gruppo Fase”, e dal 1990 insegna storia e progettazione fotografica presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, della quale nel 2006 diventa direttore.

Le sue opere sono conservate presso istituzioni museali italiane ed europee e le sue immagini sono state esposte e pubblicate in tutto il mondo. È considerato uno degli esponenti più noti della “nuova fotografia italiana”.

Nel 1992 inizia una documentazione intesa come metodica di ricerca per il recupero dell’identità e del tema del viaggio, collaborando con vari gruppi di ricerca, con sociologi e antropologi, analizza le relazioni che intercorrono tra l’elemento “acqua” e le dinamiche umane.
Nel 1995 il suo lavoro La vision dans l’eau rappresenta l’Italia al Grand Prix de la Ville di Vevey. Nel 1998 partecipa alla rassegna “Fotografia e Arte in Italia, 1968-1998”, presso la Galleria Civica di Modena, nel 1999 è selezionato per partecipare alla mostra “Da Guarene all’Etna, via mare, via terra”, che propone una rilettura del territorio italiano contemporaneo, organizzata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’Arte.
Negli anni realizza una serie di progetti internazionali sulla fotografia collaborando con varie Fondazioni per l’arte contemporanea, tra le quali: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’arte, Fondazione 3M Fotografia, Fondazione del Credito Valtellinese, Fondazione del Banco di Sicilia. Nel 2005 è tra gli artisti selezionati a partecipare alla rassegna “I Maestri della Fotografia, Il Diaframma di Lanfranco Colombo”, Fondazione Peggy Guggenheim, Venezia. Il suo libro Ultimo Sole (2005) è una riflessione sui temi della percezione, dell’identità e della visione. Nel 2007 Nicosia espone il progetto “Nudi”, presso la galleria Fotografia Italiana. Nel progetto “Ali” continua la sua instancabile attenzione sulla “visione attraverso”, verso i rapporti che intercorrono tra visione e multimedialità, con un’attenzione al “divenire delle cose”.Dal 2006 al 2012,ha ricoperto il ruolo di Direttore incaricato, presso l’Accademia di Belle Arti di Catania di cui adesso è Direttore del Dipartimento di Fotografia.