Ennesima pessima figura e promessa mancata, in linea col Tondo Gioeni, di cui si è parlato proprio ieri, col museo egizio che è diventato barzelletta quasi quanto quello belliniano “virtuale”. Un disastro totale, non ne azzecca una. Altro che aprirlo, il presidente dell’Autorità Portuale Annunziata il porto l’ha proprio chiuso e per giunta nei fine settimana!

All’epoca abbiamo assistito alla solita trita e ritrita cerimonia con l’ineffabile Enzo Bianco che si fa immortalare mentre alza la sbarra di accesso al porto dalla via Dusmet.

Il porto di Catania, nel corso del 2016, è stato parzialmente aperto alla città con il simbolico abbattimento di una parte della cinta muraria e con la totale liberalizzazione alle auto del varco di via Dusmet (davanti gli archi della marina).

A seguito di tale chiusura, detto varco di accesso al porto è stato persino privato della sorveglianza mediante guardie giurate.

Ma da alcune settimane, dal venerdì alla domenica a partire dalle 14,00 e fino a tarda notte, è stato ripristinato il presidio di via dusmet con le guardie giurate che impediscono l’ingresso al pubblico ad eccezione di chi riesce a dimostrare, con un tesserino o simili, il proprio diritto all’ingresso.

Ci siamo chiesti il perché di tale novità e raccogliendo informazioni presso i bene informati si è appurato che questa restrizione è stata adottata per impedire che nel week-end una moltitudine di auto entrino nel porto creando intralcio alle operazioni di carico e scarico delle navi mercantili.

Fino a qua potrebbe apparire tutto regolare, ma in realtà le autorità preposte stanno tentando di porre rimedio ad un problema ben più grave del quale nessuno parla in città.

Molti sanno che nel 2015 venne inaugurata la nuova banchina commerciale che è costata all’Autorità Portuale (e quindi alla collettività) la bella cifra di quasi 90 milioni di Euro.

A distanza di pochi anni dalla sua inaugurazione tale banchina è già oggetto di un importante e dispendioso intervento di riparazione atteso che sul fondale sabbioso, a causa dei vortici procurati dalle enormi eliche delle navi, si sarebbero creati delle enormi cavità che hanno determinato dei cedimenti alla sovrastante banchina.

Naturalmente, tale inconveniente avrebbe potuto con tutta probabilità, essere previsto e quindi evitato dall’impresa costruttrice e, secondo me, anche da coloro che avrebbero dovuto sorvegliare (ma di eventuali responsabilità, se dovessero ricorrere, si occuperà la magistratura).

La conseguenza di tale situazione è che la nuova darsena è parzialmente inutilizzabile e le navi mercantili vengono nuovamente ormeggiate nelle rimanenti parti del porto fruendo di spazi che non utilizzavano più da quando esiste la nuova darsena.

La conseguenza è che le autorità preposte alla gestione ed alla fruizione degli spazi portuali, ripristinando le sopra descritte restrizioni, stanno danneggiando quegli esercizi commerciali, regolarmente autorizzati dall’autorità stessa, poiché impediscono l’ingresso ai loro avventori (ovviamente sprovvisti di autorizzazioni particolari).

È molto probabile che tali autorizzazioni/concessioni siano state richieste sul presupposto del libero ingresso nel porto (atteso che al di fuori del porto non esistono degli spazi adibiti a parcheggio che possano ospitare centinaia di auto) ed infatti sarebbero state rilasciate delle nuove concessioni per locali notturni proprio a seguito dell’apertura del porto alla città.

Quindi la frittata è fatta: prima si autorizzerebbero i locali pretendendo il pagamento di costosi oneri concessori e poi si impedisce l’ingresso degli avventori con evidenti danni ai locali stessi.

Il tutto con evidente danno anche per la collettività; infatti gli avventori più risoluti hanno cercato di parcheggiare le auto al di fuori del porto nei posti più impensabili creando degli ingorghi (domenica scorsa la fila delle auto, fino a tarda notte, arrivava ai lidi della plaia).

Le soluzioni, in realtà, ci sarebbero: basterebbe adibire a parcheggio, all’interno del porto, delle aree appositamente contrassegnate e controllate da personale dedicato (chi ha creato questo stato di cose dovrebbe assumersi le proprie responsabilità trovando le soluzioni più idonee che contemperino gli interessi di tutti) impedendo che i clienti delle attività commerciali lascino l’auto in spazi dove potrebbero creare disagio alle operazioni di carico e scarico.

Esistono poi degli spazi idonei allo scopo come ad esempio in Piazza Alcalà dove un’area attualmente inutilizzata (peraltro accessibile anche dall’esterno del porto) potrebbe contenere molte auto; lo stesso dicasi per gli spazi alle spalle della capitaneria di porto.

Quello che se ne ricava è l’ennesima prova che questa città è stata per tutti e cinque anni del tutto priva di una guida, nessuna visione, una gestione caotica e raffazzonata che ha prodotto danni enormi coinvolgendo tutte le istituzioni operanti sul territorio.

Sarà davvero complicato ripristinare un minimo di normalità.