Resta ancora incerto il futuro dei 600 lavoratori del call center Qè di Paternò. I sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero con corteo per lamentare le dure condizioni che vivono da tempo i lavoratori, da mesi senza stipendio

Il corteo è partito alle 9,30 da Piazza Indipendenza, per poi percorrere via Vittorio Emanuele sino in Piazza Umberto, presso il Palazzo Alessi, sede del Comune di Paternò.

Le segreterie provinciali e le Rsu di Slc Cgil e Fistel Cisl di Catania hanno più volte chiesto un incontro con l’amministratore delegato del call center Qè, i cui lavoratori non vengono pagati da due mesi. Ma fino a questo momento nulla è cambiato. 

Nel 2005 nasceva una piccola realtà locale del comune di Paternò, che iniziò a pulsare nel pieno centro della cittadina e a dare un sospiro di sollievo a circa 50 unità lavorative e non solo del luogo. L’azienda si aggiudicò con grande orgoglio la nomina del più efficiente call center di eccellenza per il servizio del Numero verde Inps-Inail in Italia.

Di anni ne sono passati e quella piccola Azienda con la voglia e l’efficienza di ogni singolo dipendente ha fatto sì che divenisse ancor più grande. Il call centere Qè oltre alla commessa Inps con la quale è nata, si è aggiudicata nel tempo la commessa Sky e anche Enel, portando ancora una volta altri posti di lavoro tutelati. Da tempo però l’azienda lamenta criticità che hanno portato anche alla procedura di licenziamento collettivo.

“I lavoratori- ci dice Anna Orifici, RSU- lavorano da due mesi senza percepire stipendio. La cosa più grave e che mette angoscia a noi lavoratori è la mancanza assoluta di comunicazione da parte della proprietà. Più volte- continua- abbiamo chiesto che si intervenisse, abbiamo chiesto di spiegarci la situazione e qual è il nostro futuro ma non si è mai presentato nessuno che rispondesse. Le committenti hanno pagato, noi abbiamo lavorato e non è ancora arrivato nessuno stipendio. Se le committenti pagano– si chiede in conclusione- i nostri soldi dove vengono impiegati?”

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