Sale la temperatura in viale Ruggero di Lauria. Il presidente-giapponese Massimo Buscema sembrava aver trovato la (sua) soluzione per tentare una disperata resistenza alla guida dei poveri medici catanesi, approfittando anche del fatto che a quanto pare il neo ministro della Salute Giulia Grillo i giornali li legge molto meno di quando era all’opposizione e li usava per scatenare pesanti interrogazioni: ci torneremo. Intanto, i primi 5 consiglieri dimissionari si sono rivolti a tre pesi massimi del foro catanese, il penalista Dario Riccioli, il civilista Attilio Toscano e l’amministrativista Rocco Todero, per elaborare un esposto che chiede al ministro di…applicare la legge.

La mossa di Buscema, rimasto con 5 consiglieri al fianco, era stata quella di convocare le “elezioni suppletive” per sostituire gli 11 dimissionari, incurante dell’ondata di delegittimazione piombata sull’intera categoria dei medici catanesi, ormai identificati come più avvezzi agli scontri di potere che non ad occuparsi del giuramento di Ippocrate.

Questa scelta di Buscema, per modalità e tempi, pare abbia violato una mezza dozzzina di norme di legge, scatenando la reazione degli ex consiglieri Lucio Di Mauro, Nino Rizzo, Emanuele Cosentino, Rosalia Lo Gerfo e Alfio Pennisi.

I 5 hanno deciso così di rivolgersi ad un vero e proprio collegio di difesa che comprende penalista, civilista e amministrativista, probabilmente non a caso e predisponendo già il prosieguo in varie sedi.

Manca la Sacra Rota, ma a quanto pare sono disposti a tutto per stanare Buscema & C.

Così, gli avvocati Dario Riccioli, Attilio Toscano e Rocco Todero hanno elaborato un esposto, con destinatario il ministro Grillo ed altre autorità sanitarie, che pare non lasciare scampo nel suo rigore logico ed una ricostruzione anche divertente nella parte in cui affrontano le “problematiche matematiche” determinate dalle procedure attuate da Buscema per le elezioni suppletive da lui convocate.

Intanto l’elemento principale che pare semplicissimo: “Se i componenti del Consiglio direttivo … , sono ridotti, per qualsiasi causa, a meno della metà, si procede entro quindici giorni ad elezioni suppletive” (art. 7, D.M. 15 marzo 2018, prima, art. 22, D.P.R. 05 aprile 1950, n. 221).

Questo dice la norma, c’è poco da ingarbugliare le carte: le elezioni, per garantire il funzionamento del consiglio per come richiesto dalla legge, dovevano svolgersi entro e non oltre il 4 agosto. Punto, semplice.

Il fatto che non avvenga, fa scattare i presupposti elementari per fare scattare il commissariamento.

Invece è accaduto che Buscema ha interpretato a modo suo il decreto pensando che gli bastasse “indirle” le elezioni piuttosto che “svolgerle”: questioni di vocabolario.

Come non bastasse, i tre avvocati si sono anche impegnati in un inusuale analisi dei tempi di svolgimento di queste elezioni che, per come convocate da Buscema a fine settembre, prevederebbero pochi secondi a disposizione dei medici per votare.

Ricostruiscono infatti “che, inoltre, il numero dei giorni (tre) e gli orari fissa ti per lo svolgimento delle elezioni [8 ore x tre giorni: 1440 minuti che assicurano solo pochi secondi (circa 9) per i 9405 aventi diritto], in ragione del numero complessivo degli iscritti (9405), dell’ampiezza territoriale e delle condizioni geografiche, non garantiscono la piena accessibilità degli aventi diritto al voto. Che la sede fissata per lo svolgimento delle elezioni, in ragione del numero complessivo degli iscritti (9405), dell’ampiezza territoriale e delle condizioni geografiche, notoriamente non garantisce la piena accessibilità degli aventi diritto al voto (infatti, nel corso degli anni, è sempre stata necessaria la locazione di appositi ed idonei locali). Più specificatamente, come anzidetto, la normativa vigente prevede un quorum qualificato in prima convocazione (quorum: 2/5 di 9405 = 3762) che, per le ”forme e modalità” delle operazioni di voto, individuate dal Presidente dell’OMCeO della provincia di Catania, non è assolutamente possibile raggiungere. Infatti, i 1440 minuti concessi per le operazioni di voto assegnano ad ogni potenziale elettore appena 9 secondi, ovvero un lasso di tempo che, in uno alla collocazione manifestamente sfavorevole della sede di convocazione corrisponde a un appartamento dalle caratteristiche sovrapponibili alla civile abitazione), non consentirà concretamente di raggiungere, negando di fatto il diritto di voto, neanche la metà del predetto quorum (3762), normativamente individuato.”

Divertente.

Ma resta il tema principale, che supera persino tutte le ragioni di opportunità e stile avanzate in questi giorni: le elezioni dovevano svolgersi entro 15 giorni dalla decadenza del numero legale valido per le deliberazioni del Consiglio Direttivo e, quindi, entro il 4 di agosto.

Punto, molto semplice: incomprensibile l’inerzia del ministro Grillo cui basterebbe rileggersi alcune delle interrogazioni da lei stessa presentate nel recente passato.

Istanza di scioglimento del Consiglio direttivo OMCeO della provincia di Catania