Sono quelle di maggior peso le dimissioni formalizzate questo pomeriggio e che danno il segnale della fine dell’attuale gestione dell’Ordine dei Medici, travolta dalle vicessitudini politico-giudiziarie del presidente Massimo Buscema. A fare il passo indietro per consentirne il necessario rinnovo e provare a tirar fuori dalle polemiche l’importante istituzione sono adesso i consiglieri di matrice universitaria che, con le dimissioni dall’incarico di vice presidente del prof. Antonio Biondi nelle scorse settimane, avevano cercato di porre la soluzione di un ritiro unanime evitando una irresponsabile agonia. Guanto non raccolto ed oggi sono arrivate le dimissioni dal Consiglio dello stesso Biondi con quelle del prof. Sebastiano Ferlito ed i dottori Ettore Panascia e Salvatore Giovanni Vitale. Adesso la quota dei dimissionari è salita a 10, facendo mancare il quorum necessario al funzionamento dell’organo direttivo composto da 17 consiglieri. Inevitabile un umiliante commissariamento nel caso di ulteriore arrocco dei restanti membri che a questo punto dovrebbero chiarire i motivi di tale accanimento per rimanere a quel posto.

L’ordine alla fine è partito: “Salvare l’Istituzione!”

Si è fatta troppo pesante l’aria intorno ad una gestione travolta sui fronti più diversi.

E si parla non di un’ente qualunque, ma l’organo di rappresentanza degli interessi di quasi 10 mila medici catanesi, professionisti della categoria più delicata della comunità, responsabile della Salute dei suoi componenti, trascinati in querelle che ne minano serenità e reputazione.

Negli ultimi tempi situazioni inaudite, dallo strano affaire della “nuova sede milionaria che ancora non c’è”, al coinvolgimento di alcuni esponenti in situazioni poco chiare relative alla selezione di candidati alla scuola di medicina come nel lavoro delle commissioni invalidi, incarichi individuali a quanto pare irregolari e poi revocati, per concludere con l’esagerata esposizione elettoralistica, peraltro pesantemente perdente su tutta la linea e che ne ha gravemente minato la necessaria indipendenza.

Quanto basta per prendere atto che occorre un drastico cambio di rotta.

Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso sono state due: l’abbandono in solitudine della dottoressa Serafina Strano, lasciata sola nel giudizio contro il suo aggressore e l’aggressione ai danni di un pedone per la quale il presidente Massimo Buscema risulta denunciato.

Con questi episodi, aggiunti ai precedenti, l’Ordine dei Medici è finito su tutti i giornali “guadagnandosi” anche l’attenzione di testate nazionali alle quali è risultato inspiegabile il mantenimento dello status quo.

Attivata una moral suasion per indurre Buscema a rinunciare alla discussa presidenza, preso atto della sua ostinazione, ad inizio luglio si sono dimessi 6 consiglieri, tra i quali alcuni tra quelli che erano stati in precedenza tra i più decisi sostenitori dello stesso Buscema: Nino Rizzo e Lucio Di Mauro, Pasquale Gianluca Albanese, Rosalia Lo Gerfo, Alfio Pennisi ed Emanuele Cosentino.

Ovvio il peso sull’Ordine delle componenti universitarie che, per tradizione, mantengono in genere la massima prudenza essendo chiamati a garantire equilibrio tra le varie rappresentanze evitando scossoni esagerati che possano incrinare i rapporti istituzionali e nuocere al necessario prestigio: non sempre sobrietà e attesa sono sufficienti.

E infatti il segnale della necessità di un cambio fu chiaro quando vennero formalizzate le dimissioni da Vice Presidente del prof. Antonio Biondi, disimpegno che doveva condurre il resistente Buscema ad una più ragionevole presa d’atto che la partita era persa.

Nonostante questa indolore via d’uscita offerta, Buscema ha deciso di rimanere in carica, addirittura perorando le proprie ragioni nel corso di una riunione a Palermo con gli altri presidenti provinciali ed alla presenza del presidente nazionale, peraltro si dice mentre in congedo per malattia dal suo posto di lavoro al Cannizzaro.

Evidentemente i segnali non sono serviti ad evitare l’inutile agonia e si è così arrivati a queste altre dimissioni che portano a soli 7 consiglieri superstiti, che non bastano a mantenere in vita un organo che poteva scegliere una fine meno ingloriosa.

Sono rimasti in carica con Buscema i consiglieri Riccardo Castorina (tesoriere), Gianpaolo Marcone (segretario), Nunziata Cassibba, Salvatore Curatolo, Antonio Grasso e Nunzio Ezio Campagna.

Adesso vedremo che si inventano mentre i medici catanesi rimangono sempre più attoniti.