Altro che “giapponesi”: dimissioni dei due terzi del consiglio, denunce, indagini, polemiche a tutti livelli e su tutti i fronti e lui, l’irriducibile presidente Massimo Buscema decide di procedere alla “sostituzione” dei dimissionari”, “supportato” dagli ultimi asserragliati: Gian Paolo Morcone, Tina Cassibba, Salvatore Curatolo, Antonio Grasso e Nunzio Ezio Campagna. Il ministro, catanese, Giulia Grillo decide di girarsi dall’altra parte e ignora l’art.4 D.Lgs 233/1946: “Scioglimento dei Consigli Direttivi degli ordini dei medici”.

IMBARAZZO: questo il sentiment che attanaglia i medici catanesi coinvolti in faccende che poco o niente hanno a che fare con il giuramento di Ippocrate.

Ormai, e da tempo, ne raccontiamo ogni passaggio, come proviamo a fare per ogni centro di potere della città, soprattutto quando se ne perde la bussola.

L’ultima notizia, almeno degna di nota, è del 24 luglio.

Il presidente dell’Ordine dei Medici Massimo Buscema ha scritto alla federazione nazionale comunicando che, a seguito delle dimissioni di 11 consiglieri su 17, intenderebbe procedere alla loro sostituzione convocando entro 15 giorni le elezioni suppletive, “ove non pervenga diverso e motivato avviso” da parte, appunto, dalla federazione nazionale.

Il presidente nazionale Filippo Anelli (lo stesso che ha presenziato la riunione a Palermo con Buscema in malattia),  risponde a stretto giro e come se fosse preso dalle bombe, con un sibillino: “ritiene che le elezioni suppletive, qualora ovviamente ne sussistano i presupposti, come dichiarato da codesto ordine, ritiene debbano svolgersi in base all’art. 7…etc, etc.”

Insomma, il presidente nazionale se ne lava le mani e quanto sta accadendo a Catania a lui parrebbe del tutto normale.

In effetti, la normativa cui fanno riferimento i due sarebbe davvero singolare, un unicum per quanto attiene la composizione e sopravvivenza dei collegi che, da quando è mondo il mondo, una volta privi della metà dei suoi componenti, decadono non potendo più funzionare: parrebbe del tutto ovvio.

Nel caso degli ordini dei medici, questi si sono inventati una norma, l’art.7 appunto, che invece ne legittima l’accanimento terapeutico prevedendo che anche nel caso di dimissioni totalitarie si possa procedere alla sostituzione: bah.

E così Buscema, approfittando dell’inerzia del ministero della Salute, organo di controllo sulla gestione, decide di perpetuarsi, mantenendo il controllo sui 5 consiglieri superstiti.

Appare del tutto ovvio che ricorrono gli estremi dell’art. 4 Dlgs 233/1946: “Scioglimento dei Consigli Direttivi. I Consigli Direttivi sono sciolti quando non siano in grado di funzionare regolarmente o qualora si configurino gravi violazioni della normativa vigente.”

Ed è davvero strano che al Ministero della Salute siano entrati in letargo in piena estate, ancor di più avendo a capo un ministro, la catanese Giulia Grillo che, quando era all’opposizione, ha presentato diverse interrogazioni proprio sulla gestione dell’Ordine dei Medici di Catania.

Molto strano, sicuri che questo consiglio direttivo, con tutto quello che è successo, sia in grado di funzionare?