Lo avevamo previsto: 24 ore e su tutti i giornali locali è apparsa la replica dell’amministrazione Drago al polverone sollevato dall’ennesimo divieto di balneazione su un tratto di lungomare castellese tra i più belli e frequentati da turisti e non. Ma la cosa ovviamente non è risolta. Anzi: nello stesso giorno, 7 agosto, mentre con l’ordinanza 283 il sindaco revoca il divieto imposto il 3 con l’ordinanza 281, emana la numero 282 che vieta la balneazione tra via Lachea e via Pitrè…da mal di testa…

Il sindaco Filippo Drago ha richiamato ieri la propria ordinanza di divieto di balneazione sul tratto di mare di Acitrezza: “i campioni prelevati in data 6/08/2018 presentano valori microbiologici entro i limiti consentiti dalla norma vigente”.

“Non avremmo voluto essere costretti ad una ordinanza così invasiva” spiega ai nostri microfoni l’assessore con delega al Territorio e all’Ambiente Salvatore Danubio. “Ma quello che i nostri tecnici hanno trovato in quello scarico è indicibile e la legge parla chiaro: fino a verifica avvenuta da parte dell’autorità competente, il tratto di mare andava chiuso e con un’estensione tale da garantire la sicurezza dei bagnanti“.
“Abbiamo fatto fare i prelievi il giorno dopo e i dati ci sono arrivati stamattina (ieri per chi legge, ndr): avuta certezza che l’allarme era rientrato abbiamo potuto riaprire la zona”.

L’associazione di consumatori Consitalia Sicilia protesta: per il presidente Alfio Micalizzi si tratta di una risposta “politica e simbolica, al solo scopo di tranquillizzare i cittadini utenti consumatori” ed esprime “massima  indignazione”, ricordando come sulla zona insistano oltre una dozzina di scarichi fognari abusivi e manifestando “dubbi sull’esito delle analisi delle acque del mare“.

Problema risolto quindi? Si direbbe di no. Anche perché, nello stesso giorno in cui dichiara riaperta la balneazione nel tratto Scardamiano, il sindaco  emette un’altra ordinanza che chiude la balneazione sul tratto di lungomare Lacheo.

L’ASP di Catania ha infatti inoltrato ieri al Comune di Aci Castello una nota con la quale viene comunicata “la presenza di valori di Escherichia Coli ed Enterococchi eccedente i limiti consentiti dalla normativa vigente” e viene richiesto di apporre il divieto di balneazione  nell’area di mare che va da via Lachea a via Pitrè.

È il tratto interessato dallo sbocco dello scarico fognario più importante della zona, quello cosiddetto di Padre Pio. “Lì il divieto di balneazione lo emettiamo ogni anno a singhiozzo”, ci risponde l’assessore Danubio. “Non possiamo fare diversamente. Abbiamo avviato i lavori per il nuovo collettore, siamo l’unico comune dell’etneo ad averlo fatto. Non appena i lavori saranno completati non ci sarà più lo sversamento in mare” assicura.

Ma il problema va avanti da oltre 40 anni. E si intensifica con l’estate quando la popolazione aumenta con gli stagionali in vacanza sul litorale.
Un territorio che vive di turismo non può permettersi di avere questo tipo di problemi. Ripetutamente.

Di chi è la responsabilità? I cittadini hanno parte della colpa, sicuramente. Gettare residui di cibo, pannolini e altri rifiuti solidi nella rete fognaria è da incivili.

Ma la rete fognaria non funziona. E non solo quella di Aci Castello.
Non funziona da sempre e non copre la totalità delle abitazioni, per cui quello che si riversa dagli sbocchi della rete fognaria è solo una parte del problema.

Aci Castello si collegherà al collettore di Pantano d’Arci? Il collettore è già sottodimensionato e non regge l’esiguo sistema fognario cittadino, figurarsi l’aggiungersi dell’hinterland.

Chi ha competenza DEVE dare risposte. Lo deve ai cittadini e alle migliaia di turisti che meritano di trovare un mare da cartolina, non di bagnarsi nella melma.

 

Revoca dell’ordinanza del 3 agosto 2018

Ordinanza 7 agosto divieto balneazione lungomare Lachea