Associazione di stampo mafioso finalizzata all’acquisizione di posizioni dominanti nel settore economico della realizzazione di imballaggi destinati alle produzioni ortofrutticole di Vittoria, in provincia di Ragusa, per intestazione fittizia di imprese e per traffico illecito di rifiuti. Con queste accuse, nell’ambito dell’operazione Ghost Trash sono stati arrestati Giambattista Puccio (classe 1960, detto “Titta ‘u Ballerinu”, per via dell’accertata appartenenza sia alla “Stidda” che al clan di “Cosa Nostra”), il figlio Giovanni Puccio (classe. 1981) e Salvatore Asta (classe 1978), nonché dell’altro figlio, Luigi Puccio (classe 1988) e del genero Giuseppe Buscema (classe 1978), posti agli arresti domiciliari. Ci sono inoltre Emanuele Greco (classe 1960, detto “Elio”), mai condannato per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., ma già in passato vicino al clan Dominante Carbonaro; Giacomo Consalvo (classe 1955) e suo figlio Michael (classe 1989)

Con lo stesso provvedimento, il GIP ha disposto il sequestro preventivo di sei aziende, intestate a prestanome per eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali, il cui valore complessivo stimato è di 15 milioni di euro.

Si tratta della P. TRADE S.R.L. di Luigi Puccio, della INTERNATIONAL PACKING S.R.L. sempre intestata a Luigi Puccio, G.Z.G. S.R.L. di Zaira Scribano, della GR TRADE di Emanuele Melfi – tutte con sede a Vittoria (RG) – aventi quale oggetto sociale la “commercializzazione all’ingrosso e al dettaglio di prodotti per l’agricoltura” nonché la “fabbricazione di imballaggi per prodotti ortofrutticoli”; della Soc. Coop. DECAPLAST di Salvatore Asta e della ECOLINE S.R.L. di Giuseppina Puccio, entrambe a Vittoria (RG) e con prevalente attività di “raccolta di rifiuti non pericolosi in plastica e imballaggi usati”. Di fatto tutte queste società, pur risultando intestate a specifiche persone, erano poi gestite e facevano capo a Gianbattista Puccio.

E proprio Puccio è responsabile di aver creato con Emanuele Greco un vero e proprio “cartello mafioso di imprese” che ha assunto il dominio del settore degli imballaggi nel territorio di Vittoria. In questo contesto è risultato inserito anche Francesco Giliberto, già arrestato, nel settembre di quest’anno, per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. e appartenente allo stesso gruppo mafioso, capeggiato dai fratelli Filippo e G. Battista Ventura.

Greco invece gestiva il mercato degli imballaggi insieme a Puccio, mettendogli tra l’altro a disposizione alcuni immobili destinati allo svolgimento delle attività commerciali e inviandogli, dalla propria azienda di imballaggi, rifiuti plastici da smaltire.

I Consalvo hanno gestito dal canto loro, aziende produttrici di imballaggi perfettamente integrate nell’oligopolio mafioso, del quale condividevano prezzi e strategie commerciali.

Le indagini della Finanza, oltre ad accertare il coinvolgimento di alcune aziende riferibili a Gianbattista Puccio in un articolato sistema di stoccaggio illecito di rifiuti, hanno delineato e palesato il nuovo modus operandi dei consessi mafiosi che, soprattutto in territori, quale quello di Vittoria, interessati da importanti realtà produttive, si impongono attraverso l’acquisizione del controllo esclusivo di settori economici di rilievo come, nel caso specifico, quello della produzione degli imballaggi.

Il controllo viene acquisito con il ricorso alle tipiche modalità dell’agire mafioso, caratterizzate dal sopruso e dall‘intimidazione: le aziende di Puccio e Greco sono divenute leader nel settore della produzione degli imballaggi per prodotti ortofrutticoli grazie alla riconosciuta appartenenza dei loro titolari all’organizzazione mafiosa, estromettendo i concorrenti che non si piegavano alle condizioni imposte, e assumendo in tal modo il controllo dell’intera filiera commerciale.

Da decenni il mercato degli imballaggi di Vittoria è in mano a imprese mafiose che, attraverso l’opera diretta degli affiliati al clan Dominante-Carbonaro, impongono agli operatori del settore, con l’intimidazione e senza quasi mai dover più ricorrere all’uso della violenza, l’acquisto delle cassette di plastica per l’ortofrutta dalle aziende a loro riconducibili e le aziende che non accettano tali condizioni vengono tagliate fuori dal mercato .

L’operazione ha portato anche alla luce l’operatività di imprese di raccolta e stoccaggio di rifiuti riconducibili a Puccio; imprese che hanno operato un sistematico traffico illecito di rifiuti plastici provenienti prevalentemente dalle serre per la coltivazione di prodotti ortofrutticoli, traffico realizzato con la creazione di abusivi siti di stoccaggio.

I consistenti quantitativi di materiali plastici monitorati con servizi di osservazione, pedinamento e videoriprese di oltre 20 viaggi di automezzi (per circa 100 tonnellate) non hanno trovato alcun riscontro nei documenti di trasporto esaminati dagli specialisti del G.I.C.O., a testimonianza dell’illiceità di tali movimentazioni. Si è anche accertato che i rifiuti erano convogliati presso un fabbricato dove venivano triturati in maniera completamente illegale prima del successivo smaltimento.

Le risultanze dell’attività investigativa hanno portato la Guardia di Finanza, nell’estate 2015, a sequestrare d’iniziativa terreni per 5.000 mq unitamente a un fabbricato e ad individuare altresì quattro discariche abusive.

Nel corso delle intercettazioni telefoniche, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria hanno accertato anche l’intento di “Titta” Puccio di esportare nell’Europa dell’Est i rifiuti plastici illecitamente raccolti.

In tale sistema illecito, “Titta” PUCCIO si avvaleva dell’opera del figlio Giovanni Puccio (cl. 1981) e di Salvatore Asta (cl.1978), entrambi destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nonché dell’altro figlio, Luigi Puccio (cl.1988) e del genero Giuseppe Buscema (cl.1978), quest’ultimi posti agli arresti domiciliari.