Dopo aver segnalato la strana chiusura nei giorni festivi, in questo caso il primo di maggio, come da anni ormai è prassi solo ai musei de Le Ciminiere, facenti parte della Città Metropolitana, Sudpress ha visitato il più importante di questi, il museo dello sbarco alleato in Sicilia e ha accertato, anche dopo diverse ricerche sul sito della ex Provincia, che oltre ai bassissimi guadagni dovuti ad una pubblicizzazione e valorizzazione pressochè inesistente, effettivamente i visitatori, anche in una bella giornata primaverile, di domenica, si contano sulle dita di una mano, pur se nel giorno in questione l’ingresso potrebbe essere gratuito, in quanto prima domenica del mese, con l’accesso libero in tutti i musei europei ma non in quelli de Le Ciminiere, che a detta dei tre impiegati all’ingresso, non sono statali ma facenti parte della Città Metropolitana e pertanto non aderenti alla convenzione

Il piazzale antistante, dedicato a Rocco Chinnici, è deserto e transennato, in attesa di ospitare i mezzi del Giro d’Italia, che passerà da Catania. Passeggiando sul marciapiedi per raggiungere l’ingresso del polo fieristico e poi del museo, ci si accorge di quanto sia in condizioni pessime, come troppo spesso accade a Catania, anche in luoghi deputati all’accoglienza di visitatori e turisti, in prossimità di attrazioni culturali.

E’ domenica 6 maggio, la prima del mese e Le Ciminiere sono deserte, silenziosissime, a dimostrazione di quanto i musei presenti, quello del cinema, dello sbarco e delle radio d’epoca, pur essendo una bella giornata soleggiata, non attirino più di tanto i turisti e i visitatori che in primavera affollano la città. Ma non solo in primavera, perchè sulla base di quanto certificato dallo stesso ente pubblico responsabile, con un rapido calcolo, si arriva a quantificare un guadagno di circa 75 euro al giorno da dicembre a marzo per ciascuno dei due musei più importanti, cioè quello sull’operazione “Husky” e quello del cinema.

Una vera miseria se si pensa che i costi per la realizzazione e il mantenimento, da circa quindici anni ad oggi, non saranno stati e non sono di certo bassi. Ed invece, malgrado ci si trovi di fronte a delle ottime collezioni, che nel caso del museo dello sbarco, rappresentano anche un momento storico fondamentale e tragico della storia italiana e mondiale, con l’aggiunta recentemente anche una parte interamente dedicata a Phil Stern, famosissimo fotografo americano che documentò proprio l’operazione alleata in Sicilia.

Ciò che viene fuori dalla visita al museo però, è che il prezzo del biglietto è irrisorio, 4 euro, per una visita di circa 90 minuti, con un inizio molto interessante, con tanto di guida e simulazione di bombardamento, e successivamente la prosecuzione autonoma del giro, che si conclude appunto al “Phil Stern Pavillion”, passando e visionando teche e vetrine piene di documenti, uniformi, armi, libri, un bunker, residuati bellici e ricostruzioni in cera dei principali protagonisti politici dell’epoca: Hitler, Mussolini, Churchill e Roosvelt.

La stranezza però è rappresentata dal fatto che, oltre all’ingresso a pagamento, quando in musei ben più gettonati nelle principali città d’Europa la prima domenica del mese non accade, quasi come se la Città Metropolitana fosse un ente avulso e totalmente staccato dallo Stato Italiano, nessun controllo nè assistenza vengono prestati durante il giro, per l’assenza totale di guardiani nelle sale, così come di cestini per la spazzatura.

Inoltre la sensazione è decisamente quella di un luogo poco conosciuto ai più e malgrado sia godibile ed interessante, sia altrettanto poco pubblicizzato, senza un sito di riferimento, nè informazioni chiare online su orari di apertura e chiusura, con l’ultima visita e quindi l’ingresso solo alle 15 malgrado il museo chiuda alle 17, oppure costo del biglietto di ingresso e attrazioni presenti, nemmeno sul sito della Città Metropolitana.

I pochissimi visitatori presenti durante la visita, romani ed emiliani, e poco prima un paio di giovani inglesi, sono sembrati molto interessati e presi dalle immagini e dai cimeli, a dimostrazione che la giusta valorizzazione e sponsorizzazione consentirebbe una maggiore e più ampia frequentazione del museo.

Ed invece purtroppo le incredibili chiusure nei giorni festivi e l’incomprensibile gestione, su certe cose, della Città Metropolitana, vedi i problemi all’impianto di condizionamento della scorsa estate che ne rendeva impossibile le visite, per le temperature elevatissime all’interno dei corridoi espositivi, la mancanza di convenzioni con scuole e associazioni, agenzie turistiche e di valorizzazione tramite una diffusione online anche con l’utilizzo dei social network, rende questi luoghi di cultura, assolutamente abbandonati, quasi sconosciuti e troppo spesso desertificati.