Ieri pomeriggio, come annunciato dai cinque firmatari, si è tenuta la seduta “autoconvocata” per discutere la posizione da assumere nei confronti del presidente massimo Buscema coinvolto in alcune vicende giudiziarie. Alla fine si sono presentati in 8 sui 17 componenti e di conseguenza, per un solo voto, è mancato il numero legale evitando ulteriori polemiche sulla validità delle eventuali deliberazioni. Resta quindi la convocazione già fissata per il prossimo 3 luglio, alla quale, a differenza dei suoi annunci battaglieri a mezzo stampa, non potrà partecipare il presidente “sotto accusa” avendo l’obbligo di astenersi essendo oggetto di discussione. La strada sembra ormai segnata, con un’ampia maggioranza convinta che questa gestione sia arrivata al capolinea e con molti pronti a dimettersi per provocare la decadenza dell’intero consiglio nel caso in cui Buscema insistesse nella sua permanenza alla presidenza. Intanto, da par suo, illustre clinico appassionato della sua professione ed influente opinionista, interviene nella vicenda il professor Beppe Condorelli…

RIPENSANDO A TONY

Gli eventi mi costringono a ripensare a lui, sì, proprio a lui, a Tony Recca, già rettore di questa università.

Fu combattuto da questo giornale, da molti commentatori ed ovviamente anche da me; non gli risparmiammo critiche, anche estremamente dure.

Ma io stesso non potei fare a meno di riconoscere che, pur con tutti suoi difetti, Tony Recca dimostrò il suo senso di appartenenza all’Istituzione, da presentare le sue dimissioni, appena raggiunto dall’avviso di garanzia per l’uso improprio della posta elettronica e dell’indirizzario dell’Università; reato, al confronto di altri, risibile, e costato al popolo italiano solo qualche nanowatt (un miliardesimo di watt) di energia elettrica.

Apprezzai pubblicamente ( articolo di SUD ) il suo ( di Recca ) gesto, tirandomi addosso le critiche di altri lettori: ma sono fatto così, dico quello che penso e penso quello che dico.

Questo Giornale dopo il ritiro di Pippo Vecchio, che fu per l’ateneo un tragico errore, sostenne la candidatura di Giacomo Pignataro.

I risultati del suo ( di Pignataro ) rettorato sono stati sotto gli occhi di tutti, ed il direttore Di Rosa ed io siamo stati citati in giudizio per aver criticato non la persona, come uomo e come docente, ma la figura istituzionale per l’incapacità a gestire l’ateneo, e per una serie di atti amministrativi poco chiari e sui quali aspettiamo ancora che si pronunzi la Magistratura.

Personalmente lo criticai per la mancata ottemperanza a tre sentenze della Magistratura Amministrativa che ne dichiaravano la decadenza, ricordandogli un altro Rettore che in un momento drammatico per la città, rimase incollato alla Sua poltrona, in rettorato, a simbolica difesa dell’Istituzione dagli alleati invasori, con il risultato che passò alcuni mesi in campo di concentramento.

Altro cattivo esempio per Catania è stato Enzo Bianco, invitato ripetutamente a dimettersi per il disastro amministrativo e per le condizioni in cui ha ridotto Catania, ma saldamente incollato alla poltrona, ed addirittura con la pretesa di espletare un secondo mandato.

Massimo Buscema non è un privato cittadino con la passione per la boxe, ma il presidente dell’ordine dei medici, un ordine professionale, una Istituzione.

Al suo posto avrei preso esempio da Tony Recca e mi sarei dimesso immediatamente per non coinvolgere l’istituzione stessa in vicende giudiziarie, e magari per dimostrare, una volta in giudizio, la falsità delle accuse. Ha deciso di non farlo.

Dal canto suo il professore Biondi, con un cavillo legale, ha rinviato al lunedì il consiglio dell’ordine: in quattro giorni sappiamo come la politica possa fare tanto; ne abbiamo avuto la prova con la formazione del nuovo governo proprio quando si pensava di dover andare a nuove elezioni.

Come ho già scritto in altro commento, nulla fa il professore Biondi che non sia gradito al professore Francesco Basile, mentore dello stesso professore Biondi ed a questo punto, debbo ritenere, garante dell’ordine ( quello dei medici !!!).

Pertanto direttamente al professore Basile rivolgo la domanda: perché vuole tenere in vita questo consiglio e questo presidente? Cosa lo lega, a parte l’appartenenza universitaria, al professore Buscema?

L’amico Poirot, che conosco personalmente e considero uomo di grande cultura, sa benissimo che Don Chisciotte è un eroe tragicomico, ma pur sempre un eroe.

Anche “noi di SUD” – mi sia permesso il noi – Direttore, Redattori, commentatori, lettori, siamo un po’ Don Chisciotte.

Come l’eroe di Cervantes siamo probabilmente animati da sentimenti di giustizia, di onestà, di rettitudine, di pace, di rispetto e difesa dei più deboli.

Ma a differenza di Don Chisciotte nessuno di noi prende per giganti i mulini a vento, per castello un’osteria, per incantatori di principesse due frati.

E sicuramente nessuno di “noi di SUD difende galeotti, o aspiranti tali, prendendoli per cavalieri.