Non è la prima volta che a Catania in occasione di importanti giornate festive, con il consueto arrivo in città di turisti e visitatori, i musei, tutti o anche solo alcuni, tra i più importanti, o i siti culturali e archeologici, rimangano chiusi al pubblico. In questo caso, il paradosso è rappresentato dal fatto che, malgrado il Comune diffonda, come sempre trionfalmente, la notizia dell’aumento di turisti in città, lo stesso sindaco invece per la Città Metropolitana, ovvero la ex provincia, non batta ciglio sulla chiusura annunciata per il primo maggio dei musei delle Ciminiere, tra cui quello importantissimo dello sbarco alleato in Sicilia, e quello della fotografia di Caltagirone.

Assurdità incomprensibili, ormai ennesime dimostrazioni di quanto questa amministrazione, comunale e provinciale, non riesca nemmeno a salvare il salvabile, offrendo in primis un servizio monco a chi decide di restare a Catania per il ponte del primo maggio, o meglio ancora decide di venirci apposta in città, forse sperando di trascorrere una giornata all’insegna dell’arte, della cultura e del bel tempo.

Ma dopo le incredibili chiusure degli anni passati, a pasqua ad esempio o per Sant’Agata, anche quest’anno, sopratutto dalla Città Metropolitana, nulla di nuovo ci si potrà attendere.

La cosa inspiegabile è proprio che a capo del Comune come della ex Provincia, c’è sempre e soltanto un unica persona, una sola testa al comando, vale a dire il sindaco metropolitano Enzo Bianco.

E pertanto sarebbe da chiarire cosa comporta, tra gli altri, tenere aperti i musei presenti al polo fieristico delle Ciminiere. In effetti forse viene da pensare, che considerato il trattamento assolutamente vergognoso della scorsa estate ai turisti, bloccati dal visitare le mostre a causa dei guasti persistenti agli impianti di climatizzazione, forse non è strano immaginare una chiusura per il primo maggio.

Come se anzichè essere una raccolta tra le più belle e complete e rappresentare il ricordo di un momento tragico per l’umanità ma anche fondamentale per la storia dell’Italia e dell’Europa, il “Museo dello sbarco” tra gli altri, fosse un baraccone di cianfrusaglie.

E poco importa se dallo scorso settembre, sia presente anche un intero padiglione dedicato ai lavori, durante l’operazione Husky, di uno dei più importanti fotografi della storia, ovvero Phil Stern, legato alla Sicilia, tanto da volerci tornare poco prima di morire.

Ma del resto andando indietro, questa pessima tradizione dell’amministrazione metropolitana/comunale, sembra essere una costante, quasi come se ad aprire i musei dovessero andar loro, sindaco, assessori o super manager.

La cosa fondamentale rimane comunque l’annuncio che non può mancare, in pompa magna, con tanto di comunicato stampa, del boom di turisti e del ritorno, “Udite Udite“, perfino dei crocieristi, che per il primo maggio, arrivati alle Ciminiere, si sentiranno dire, non che l’aria condizionata non funziona e che rischiano il collasso, bensì nulla, perchè troveranno le porte sbarrate, così come le trovarono chiuse, con un finto avviso, l’anno scorso, studenti e visitatori, al Monastero dei Benedettini, più o meno di questi tempi, durante le visite dei consorti dei capi di stato impegnati a Taormina al G7. Stranezze catanesi.