In migliaia si sono mossi in corteo per rivendicare l’orgoglio di tifosi di un Calcio Catania dimenticando la vergogna di essere cittadini di una città ormai distrutta ed in mano a gente inadeguata e pericolosa

Confesso subito di non aver mai visto una partita di calcio in vita mia e quindi ammetto di non possedere la necessaria sensibilità per comprendere cosa possa spingere migliaia di persone, molte delle quali probabilmente senza lavoro e qualcuna anche senza casa, a riunirsi in corteo per rivendicare un “orgoglio” ed una “fede” che non posso capire.

A loro va comunque la mia personale solidarietà e affetto.

Tuttavia, voglio dirlo, le immagini di quel corteo mi hanno sospreso ed anche preoccupato.

Catania è una città devastata dall’incuria e dalla totale incapacità di chi la governa.

Tutti i dati  la danno in caduta libera e le prospettive di una ripresa appaiono ogni giorno meno probabili.

A distruggerla una classe dirigente, in tutti i settori, che peggio di così sarebbe difficile immaginare.

Il comune è in mano ad un sindaco, Enzo Bianco, ormai alla terza, e certamente ultima, esperienza, che dal 1989 lo usa per i suoi voli pindarici, tra l’altro sempre conclusi abbastanza rovinosamente, dal ministero dell’Interno alla presidenza della Margherita.

Ogni santo giorno è uno stillicidio di comunicati ed iniziative che dovrebbero provocare reazioni ed invece si consumano nel silenzio ormai assuefatto.

“Il sindaco tra i Marabutti” è uno dei capolavori massimi della comunicazione politica

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Ma non mancano altri colpi di genio, dal percorso nebulizzato per i croceristi, al nubifragio ad Ognina “tecnicamente ad Aci Castello”, ai recentissimi “tapis roulant dell’aeroporto” al Palazzo Bernini in “social housing”.

Un delirio costante ed irrefrenabile.

Per non dire delle centinaia di sopralluoghi tutti inconcludenti e i “tavoli tecnici” convocati per ogni problema che non si riesce a risolvere.

In realtà, a parte le decine di convegni autoreferenziali per pavoni ormai asfittici, la Città non solo è totalmente immobile, ma continua inesorabilmente a regredire.

Le altre istituzioni non stanno certo meglio.

Dell’Università scriviamo ormai spesso, ridotta agli ultimi posti in tutte le classifiche e con un “metodo gestionale” che lascia increduli del fatto che nessuna autorità sia ancora intervenuta per porvi fine, con il Rettore Giacomo Pignataro che continua imperterrito nonostante l’intera comunità accademica sia in subbuglio e l’attività amministrativa gestita in maniera inconcepibile, con milioni di euro che non si capisce quali percorsi seguano, tra transazioni folli, spese pazze, affidamenti diretti, doppi pagamenti. E con “indagini interne” affidate direttamente a chi ne dovrebbe essere responsabile. Pazzesco.

La Chiesa catanese pare totalmente assente, con un Vescovo, mons. Salvatore Gristina, che difficilmente verrà ricordato e che probabilmente è da troppo tempo  seduto nel suo scranno, ormai forse talmente distratto dalle sue preghiere che non si accorge, ad esempio, che arriva a nominare nel consiglio di amministrazione dell’Opera Diocesana, altro ente con enormi difficoltà, persino un indagato. Ne riparleremo.

Le cosiddette catergorie produttive, le loro rappresentanze, da Confindustria a Confcommercio ai sindacati, danno anch’essi il massimo del loro impegno nell’inoltro di comunicati a pioggia che inondano le nostre redazioni, continuando a partecipare, complici o sudditi,  a “tavoli” inutili e dilatori, a fare bella mostra in convegni e seminari sui temi più disparati, sino all’ultimo, oltraggioso, “Catania, Città delle Emozioni”. Altro che.

Per non parlare di “premi internazionali per la Legalità”, ampiamente pubblicizzati, promossi da personaggi borderline in acclarate “consuetudini” con elementi di spicco della malavita mafiosa ed a cui partecipano, ignari o consapevoli, rappresentanti di quelle istituzioni che dovrebbero prestare ben più attenzione ed invece danno patenti a chi le usa per chissà quali scopi.

Ma che razza di città è questa?

Si potrebbe continuare a lungo, ma per chi vuole basta rileggere i tanti articoli scritti e non solo da noi, ovviamente.

Occorrerebbe ben altro “orgoglio” amici tifosi, ben altra “fede”, cari catanesi.

Bisognerebbe guardarsi in faccia e provare vergogna per noi stessi che ancora accettiamo, incomprensibilmente, di essere governati e rappresentati da questa gente.

Spero ancora che possa scattare “l’orgoglio vero”, quello che dice: “Adesso basta!”

Ecco perché, vedere tutti quei catanesi in piazza per una squadra di calcio, mi ha fatto tristezza e rabbia. Tanto.