Il parterre di candidati “etnei”, lo abbiamo scritto, non ci esalta: anzi. La campagna elettorale, serrata e complicata, poi e in generale poco giocata sui contenuti e tanto incentrata sul dimostrare il proprio peso politico e sul guadagnarsi gli endorsement. E tra le fila del PD la sfida tra le donne è molto accesa.
Michela Giuffrida è stata la prima in assoluto a dichiarare la propria volontà a ri-candidarsi, rivendicando “risultati” durante il suo mandato in scadenza che a quanto pare…

I manifesti 6×3 da mesi campeggiano in lungo e in largo per Catania: la giacca “rosso DEM” e il motto in corsivo “Vota l’impegno! Ci conosciamo da sempre”.  A febbraio, durante la diretta per la festa di Sant’Agata, è stato chiaro anche a chi di politica non ne mastica che l’onorevole ex direttore delle emittenti del gruppo Ciancio Sanfilippo fosse già entrata in modalità “campagna elettorale” e, nonostante “ci conosciamo da sempre”, l’intrusione nei festeggiamenti agatini non è stata apprezzata e sui social il pubblico si scatenò feroce.

Al netto dei comunicati e dei post sulle bacheche facebook, però, è lo storico del lavoro svolto che dovrebbe fare il curriculum politico di un candidato.

Due cavalli di battaglia della Giuffrida sbandierati in questi mese, in particolare, hanno acceso gli animi: la vicenda legata al riconoscimento di prodotto IGP per il cioccolato di Modica e per l’olio siciliano e la risoluzione sulla condizione di insularità delle isole di cui la Giuggrida è promotrice insieme con il forzista sardo Salvatore Cuci.

L’accusa che le viene rivolta, in più segnalazioni pervenuteci, è che Giuffrida si sia “vantata di cose non fatte da lei” e di aver “venduto come norma legislativa” un “rapporto che non ha alcun valenza legislativa essendo solo un insieme di desiderata  e di auspici politici”.

In effetti, nel comunicato del 4 maggio di apertura della sua campagna elettorale, Giuffrida “rivendica” il suo “impegno” in Europa indicando solo 3 risultati che però, a quanto ci viene segnalato e che abbiamo verificato, non sembrano proprio dei gran successi.

Si legge infatti nel comunicato: “L’eurodeputata siciliana ha poi parlato a lungo delle “battaglie” vinte per la Sicilia, obiettivi raggiunti  che oggi sono concreti e tangibili grazie all’impegno profuso in Commissione Agricoltura per la difesa e il riconoscimento dei marchi IGP a prodotti-simbolo del nostro agroalimentare, come l’Olio extravergine e la cioccolata di Modica.  “Un altro traguardo tagliato – ha sottolineato Giuffrida – come il riconoscimento della condizione di insularità, una battaglia che ho fatto mia per dare ai Siciliani e ai Sardi la possibilità di  non essere penalizzati da tariffe aeree esose e dalla assenza di infrastrutture adeguate.”

A pensarci lascia già un po’ perplessi il fatto che una ri-candidata, dopo cinque anni di mandato, non possa far altro che “rivendicare” soltanto questi tre “impegni”. Ancor di più se poi questi “cavalli di battaglia”, ad una rapida verifica appaiono decisamente un po’ azzoppati.

Chi ci segnala queste cose vuole chiaramente restare anonimo temendo per la propria professione, ma documenta puntualmente quanto afferma.

“Chi dice che l’iter è iniziato molto prima dovrebbe studiare le procedure” ha replicato piccata Michela Giuffrida ai nostri microfoni.
“Le procedure dicono che in prima fase se ne occupa la Regione Sicilia, in seconda fase se ne occupa il ministero e in terza fase se ne occupa la Commissione europea. Io ho fatto da tramite dalla seconda alla terza. Sì, l’iter era cominciato ma io sono quella che ha preso le carpette e le ha portate a Bruxelles. Sono due successi miei. Sfido chiunque a metterci il cappello.”

Il problema forse è che non c’è nessun successo!

Gli iter burocratici dell’Unione Europea sono molto più lunghi e complessi di quanto sostiene la candidata e quello per il riconoscimento del cioccolato di Modica come IGP inizia addirittura nel 2010, quando l’onorevole Giuffrida era ancora in Sicilia a dirigere il tg.

Lo step che ha reso possibile il riconoscimento della certificazione di IGP per il cioccolato di Modica, infatti, fu la modifica della normativa che consentiva anche ai prodotti lavorati di accedere al registro delle indicazioni geografiche protette.

Una modifica richiesta in Commissione agricoltura con un ordine del giorno del dicembre 2010 e approvata grazie ad un emendamento presentato in europarlamento in seduta plenaria nel 2012.

Senza questa modifica che inserisce il riferimento alla tipicità e unicità dei processi e metodi di lavorazione e trasformazione piuttosto che dei soli ingredienti utilizzati, il cioccolato di Modica non avrebbe potuto presentare richiesta.

Giuffrida viene eletta a Bruxelles solo nel 2014.

Sfogliando la pagina ufficiale del Parlamento Europeo, ci viene poi confermata la segnalazione che l’onorevole Michela Giuffrida non sia mai stata relatrice di un provvedimento legislativo. È stata per lo più Relatrice di pareri non legislativi. E per di più relatrice ombra.

Questione, secondo la Giuffrida, che non sarebbe “di interesse mediatico”… Sarà, ma a noi interessa capire e raccontare chi pretende di rappresentare gli interessi dei nostri concittadini in una fase troppo delicata per essere lasciata alle ambizioni personali.

“La questione è speciosa”, ci ha risposto. “È come quando uno dice ‘sono calciatore’ e poi non specifica se entra in campo o sta in panchina”.

Ma spiegare ai cittadini che domenica andranno a votare il funzionamento della macchina europea è invece a nostro parere fondamentale.

Compito del relatore principale è quello di redigere un testo – come la modifica di una proposta legislativa – che sarà votato all’interno della commissione e successivamente in sessione plenaria. Il relatore ombra segue il tema in questione all’interno del proprio gruppo politico.

Da relatore ombra di proposte non legislative, affermare di aver inciso su politiche riguardanti la Sicilia rischia di essere una millanteria di meriti inesistenti.

Ma per la Giuffrida la questione è “sul campo delle opinioni”.

Come la vicenda legata alla risoluzione sulla “condizione di insularità delle isole”, altro argomento cavalcato dalla ri-candidata .

Il dizionario giuridico riporta questa definizione di risoluzione: “Abitualmente quest’espressione si riferisce ad un atto adottato dal Parlamento europeo, che si pronuncia all’unanimità sul rapporto presentatogli da una delle sue Commissioni. La risoluzione ha in questo caso la portata di una raccomandazione, ossia atti non vincolanti”.

Tant’è che la tanto sbandierata risoluzione ad oggi non ha avuto nessun tipo di provvedimento attuativo.

“Io ho fatto il mio – replica Michela Giuffrida – perché non è stato attuato chiedetelo alla Regione Sicilia”.

Peccato che adottare le risoluzioni e trasformarle in proposte legislative sia compito delle Commissioni Europee e in seconda battuta dal Consiglio dei Ministri e dal Parlamento in seduta plenaria.

In realtà, altra segnalazione, se l’onorevole Giuffrida fosse riuscita a tenersi un assistente parlamentare per più di sei mesi forse avrebbe le idee più chiare: tra i suoi collaboratori pare ci sia stato un turn over decisamente superiore alla media.

Numerose infatti anche le segnalazioni di chi ha rifiutato il rinnovo dei contratti di collaborazione non solo stagisti, ma anche di assistenti parlamentari esperti, ben abituati anche a complessità caratteriali ma evidentemente sino ad un certo limite, con alcuni che riferiscono “atteggiamenti e pretese da VIP dello spettacolo” difficili da digerire.

Una ricandidatura fortemente voluta quella dell’eurodeputata Michela Giuffrida, basterà adesso attendere qualche giorno per vedere quanto ad attenderla siano gli elettori e, magari quanti a Bruxelles incrociano le dita.