Il primo atto compiuto dal neo sindaco Salvo Pogliese, a 16 giorni dal suo insediamento, è al tempo stesso altamente simbolico e maledettamente concreto: si occupa della “sicurezza urbana” e del “decoro del territorio”.  In estrema sintesi, pone al centro del suo primo intervento la ferita scandalosa di quel centro della città di Catania, il Corso Sicilia, divenuto immagine plastica del degrado di una comunità, dell’abbandono in cui anni scellerati l’hanno condotta, della decadenza di ogni decenza come prodromo del disfacimento di quell’appartenenza comune che distinguono una civiltà dalla barbarie. E pone il tema, delicatissimo ed urgentissimo, del rapporto con gli “Ultimi”, sulle cui gambe cammina il futuro dell’Uomo, per dirla col Mahtma: temi da far tremare i polsi.

Lo avevamo chiesto nel nostro editoriale di “benvenuto” al sindaco Pogliese proprio nel giorno del suo insediamento, il 18 giugno: “Un suggerimento per uno dei primi provvedimenti: si convochi il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza e si chieda un impegno straordinario interforze per restituire il Corso Sicilia alla legalità ed al decoro. Altamente simbolico, estremamente concreto.”

Non occorreva certo il nostro suggerimento, seguiamo da tempo, dandogli voce, le grida disperate di chi abita ed opera in quella zona per le condizioni in cui è ridotta: compito di un’organo di stampa, nel raccontare la cronaca, è anche quello di intercettare problemi che poi un’amministrazione sana deve saper inserire nell’agenda delle priorità.

Questo è il compito della Politica e siamo felici di esserne fuori perché capita di dover affrontare questioni drammatiche, che attengono persino ai “Massimi Sistemi”, trattando i quali ogni decisione, ogni intervento rischia di fare male: è difficilissimo ed abbiamo rispetto quando questi temi vengono affrontati, anche quando si rischia di sbagliare, l’importante è non lasciare dilagare le cancrene come fatto irresponsabilmente sinora.

Torniamo al tema: il Corso Sicilia e le zone del centro adiacenti.

Non è questione di semplice “decoro urbano”, ma più drammaticamente di “decoro morale” di un’intera città.

Il Corso Sicilia, con i suoi bivacchi e le bancarelle della contraffazione, in cui persino le Forze dell’Ordine vengono aggredite se tentano interventi, è diventato il regno dell’illegalità sbattuta in faccia ad una città incapace di fare del Contegno, del Rispetto, del Decoro quei contenitori essenziali di una Bellezza che dovrebbe essere la principale risorsa di un territorio vocato al commercio ed al turismo.

Lasciare per anni tutta quella zona diventare meta preferita della disperazione di chi non ha un tetto come di chi spaccia indisturbato o vende merce rubata o illecita, è stato irresponsabile e criminale.

La soluzione non è semplice, almeno per quanto riguarda il diritto di chi decide di “vivere per strada”, la cui volontà va garantita e tutelata offrendo loro alternative praticabili senza comprimerne la libertà dell’uomo di stare dove vuole come diritto ancestrale: tema complicato.

Più facile l’intervento su spacciatori e ambulanti criminali: vanno spazzati via senza se e senza ma, con l’intervento congiunto e programmato interforze invocato dal sindaco Pogliese nell’ordinanza di cui ci occupiamo, più tempo si perde peggio è.

Ma per i “senza tetto” la questione è diversa, molto complicata: “chi ha il diritto di imporre ad una persona dove può dormire e dove no?”

Sembra semplice rispondere, non lo è. Sono le convenzioni sociali, a volte maledette e violente, a fissare regole e limiti che si scontrano con le esigenze di ogni singolo individuo che, in una società umanistica ed umanitaria, deve rappresentare “mondo a sè”, meritevole di rispetto qualunque siano le sue scelte che non violino i diritti degli altri.

E qui si pone, appunto, il tema di questo rapporto tra quel “decoro urbano” ritenuto necessario e il diritto dell’Uomo di abitare il Mondo per come gli pare.

Insomma, ci si dilunga per dimostrare che se ne può parlare per decenni senza cavarci un ragno dal buco, mentre da chi amministra ci si aspetta non chiacchiere infinite, ma provvedimenti che, pur nelle polemiche, siano volti ad affrontare in maniera pratica le questioni in agenda.

La decisione del sindaco Pogliese, con l’ordinanza 89 del 4 luglio 2018 ha, neanche a dirlo, scatenato le immediate polemiche.

In parecchi a strillare “I POVERI NON SI TOCCANO!”, come fosse un diritto esserlo e, ancor di più, rimanerlo: non è un diritto ma un disastro.

È vero che il problema dei “senza tetto” non può certo risolversi con un’ordinanza sindacale nè tanto meno con multe che nessuno pagherà, ma la questione importante, importantissima, è che questo intervento finalmente pone il tema in tutta la sua urgenza.

Ora voglio dire, e non è sentimento unanime del giornale ma mio personale, comincio a provare un certo fastidio per le costanti sparate ideologiche di certi gruppi sempre pronti a dare lezioncine di morale e poi incapaci persino di competere alle elezioni democratiche: avendo la possibilità di dimostrare la valenza delle loro “ricette”, alla fine si sottraggono sempre alla responsabilità di dare seguito alle loro chiacchiere. Troppo facile! Nessuno e per nessuna ragione perde mai il diritto alla parola, ci mancherebbe, ma è ovvio che queste parole sparate a raffica in circoletti chiusi ed autoreferenziali, finiscono per risultare del tutto inutili, elucubrazioni autosatisfattive di ogni narcisismo che alla fine diventano vocìo inconcludente e persino molesto quando non patetico.

Intelligente e misurato, lo si segnala come l’unico degno di nota delle decine di comunicati giunti, l’intervento del presidente dell’associazione Èbbene Edoardo Barbarossa: “Nonostante ne comprenda la necessità di fronte ad una vera e propria ‘invasione’ e ‘aggressione del territorio’, non credo che il tema della tutela dei poveri e dei derelitti possa essere gestito da un’ordinanza sindacale. Serve ricostruire la rete di protezione sociale. Pensare che il problema della ‘tutela e della Sicurezza urbana e decoro del territorio’ siano le persone povere è una vera assurdità”, continua Barbarossa “e non credo sia questa l’idea del Primo cittadino che a poche settimane dalla sue elezione sopporta tutto il fallimento delle politiche pubbliche di contrasto alla povertà, che la precedente amministrazione ha gestito in maniera scellerata, improvvisata e lobbista. Il Comune di Catania ha avuto a disposizione tante risorse economiche da investire nella lotta alla povertà e molto altre ne possono essere attivate, dal PON inclusione a quelle del PON Metro, che potrebbero essere capitalizzate per temperare questo forte disagio sociale, senza però dimenticare che ‘i soggetti che bivaccano sulla pubblica via’ sono persone alle quali l’amministrazione comunale, in rete con le strutture e le forze associative del territorio, deve dare risposte concrete.”

E prosegue il presidente Barbarossa: “A Catania ci sono dormitori, mense e unità di strada ma ciò che manca è un monitoraggio costante delle strutture, spesso gestiste in maniera del tutto autoreferenziale e connesse a un sistema fallimentare che ha generato un vero e proprio collasso sociale in termini di povertà. Credo non sia questo il momento della polemica, specie se sterile, ma ritengo che il Sindaco Pogliese possa immediatamente contraddistinguere il proprio mandato convocando le organizzazioni che si occupano di contrasto alle Povertà, specie l’alleanza Contro le Povertà in Italia che anche in Sicilia ha un suo coordinamento. Il segnale che serve a Catania  – conclude Barbarossa – è proprio quello di ripartire dall’ascolto delle fragilità umane, anche di quelle anime che vivono sotto i portici , perché Catania ha bisogno di ritrovare un’anima e non di una politica che seleziona le persone in base al loro status, questo renderà certamente Catania più bella, salvaguardando la sicurezza, il decoro ma soprattutto la dignità di tutti”.

Condividiamo parola per parola e ne abbiamo voluto dare atto: mettere in rete, senza cominciare con i soliti melensi ed inutili “tavoli e cabine di regia” di recente memoria, le migliori energie della città può rappresentare la soluzione.

Per concludere, il sindaco Pogliese ha dimostrato coraggio ad affrontare la questione intanto con i soli strumenti che la legge gli consente, divieti e multe che possono apparire risibili e anche del tutto inefficaci, ma servono giuridicamente ad attivare i successivi interventi: attendiamo le altre autorità fare il proprio dovere.

Quello che noi semplici cittadini dobbiamo pretendere è di avere un Sindaco, un’Amministrazione, che abbiano una Visione della Città, operando delle scelte capaci di contemperare le esigenze dei “molti” con i diritti dei “pochi”, specie di quegli “Ultimi” sulle cui gambe cammina il futuro dell’Uomo, di ciascuno di noi: è una responsabilità enorme, e mostreremo rispetto anche quando non condivideremo le scelte, purché si facciano e su quelle si attivi un sano dibattito costruttivo che possa portare a continui miglioramenti.

Così sarà possibile far ripartire questa città: senza inventarsi musei inesistenti, nebulizzazioni improbabili, fontane mortuarie e cretinate varie.

Il mio piccolo desiderio: un Corso Sicilia libero dalla disperazione e dalla criminalità, con la speranza di poter incrociare lo sguardo più sereno di chi lascerà un bivacco per trovare una soluzione per lui più serena e confortevole, rispettosa dei suoi desideri e delle sue esigenze.

Si può cominciare anche da un’ordinanza non facile, la n.89 del sindaco Pogliese, che rappresenta un primo passo nella direzione giusta: quella di chi i problemi della città DEVE affrontarli sperando anche di risolverli, non certo trotterellando irresponsabilmente come fatto in tempi recenti.