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Migrazione e informazione: strade parallele

15-07-2017 03:48

Luca Polizzi

Cronaca, Focus, lampioni,

Migrazione e informazione: strade parallele

Il fenomeno delle migrazioni sta attraversando anche zone del mondo meno conosciute dagli occidentali, l'affascinante Nepal con i suoi 30 milioni di a

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Il fenomeno delle migrazioni sta attraversando anche zone del mondo meno conosciute dagli occidentali, l'affascinante Nepal con i suoi 30 milioni di abitanti divisi in una decina di etnie che parlano 123 lingue diverse, rappresenta un'occasione per studiarne alcune caratteristiche che potrebbero essere utili: "Cosa sanno prima di partire i migranti dei rischi che corrono e di quello che troveranno ammesso che arrivino?"

 

 

Il Nepal è una di quelle nazioni di cui non si sente mai parlare.

 

 

 

 

E’ anche una di quelle nazioni che produce un altissimo numero di migranti e ne riceve pochissimi.

 

 

 

 

Le rimesse economiche dei lavoratori migranti nepalesi costituiscono il 32.1% del prodotto interno lordo del paese.

 

 

 

 

Tra il 2008 e il 2015, il Dipartimento del Lavoro e dell’impiego ha emesso più di 2.7 milioni di permessi di lavoro a persone che non avevano altre alternative di sostentamento se non quella di migrare in cerca di opportunità migliori.

 

 

 

 

Le nazioni verso cui migrano, per lo più paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, non sono però esenti da pericoli.

 

 

 

 

Spesso le speranze di queste persone vengono frantumate dalla realtà di condizioni di lavoro degradanti e umilianti, paghe da fame, contatto continuo con agenti chimici tossici sul posto di lavoro. Molti riescono a trovare lavoro grazie alle agenzie di impiego. Altri, soprattutto i residenti delle zone più rurali del paese, optano per migrare seguendo vie illegali.

 

 

 

 

Le principali ragioni di questo fenomeno sono tre: la mancanza di informazioni sui vantaggi di cui beneficia il lavoratore migrante che si rivolge ad agenzie di impiego, uno su tutti: un’assicurazione sulla vita che riconosce un compenso di un milione di rupie nel caso in cui il lavoratore perdesse la vita. Il secondo motivo: le agenzie richiedono 10000 rupie per mandare avanti la richiesta di impiego (solo in alcuni casi è il futuro datore di lavoro a coprire i costi del servizio). Molte agenzie però, richiedono somme maggiori, che i migranti spesso riescono a pagare solo tramite prestiti bancari, offrendo la loro casa o la loro terra come garanzia. Infine, i lavoratori spesso non sono a conoscenza dei rischi che corrono.

 

 

 

 

L’ultimo fattore è forse quello più importante.

 

 

 

 

Si conoscono i rischi di lavorare all’estero?

 

 

 

 

C’è un alto numero di lavoratori nepalesi male informati, che, partendo, si aspettano di trovare una situazione vivibile con salari adeguati e invece si ritrovano a fare lavori completamente differenti da quelli menzionati nei loro contratti e in condizioni deplorevoli.

 

 

 

 

Molte storie, a livello internazionale ma anche sui media locali, sono spesso ignorate e restano nascoste.

 

 

 

 

Ci sono persone che superano situazioni terribili, condizioni prive di qualsiasi misura di sicurezza. Altre non riescono a tornare dalle loro famiglie.

 

 

 

 

E’ fondamentale salvaguardare i diritti dei lavoratori migranti rendendoli partecipi dei problemi che potrebbero incontrare una volta partiti.

 

 

 

 

Sono già stati fatti degli sforzi in questo senso: ci sono organizzazioni non governative che cooperando l’una con l’altra hanno avviato dei servizi di consulenza e supporto legale.

 

 

 

 

Tuttavia, spesso accade che non si sappia dove cercare le informazioni.

 

 

 

 

Considerando che l’uso di Internet sta crescendo in Nepal, circa 11 milioni di utenti nel 2015, si può iniziare a pensare di promuovere le informazioni e i servizi di supporto offerti da queste ONG tramite video, comunicazioni sui social media. Sarebbe un modo per raggiungere più di un terzo della popolazione.

 

 

 

 

Troppo spesso i lavoratori migranti vengono vittimizzati dal sistema e dai datori di lavoro e questo è attribuibile in larga misura alla loro mancanza di informazione riguardo i loro diritti e il percorso che si apprestano ad affrontare.

 

 

 

 

E’ dunque necessario fare uno sforzo in più per informare e sradicare il problema.

 

 

 

 

L’impegno e il lavoro delle ONG sul territorio è enorme e ci si auspica il raggiungimento di obiettivi rilevanti in termini di numero di persone raggiunte, rispetto dei diritti e qualità di vita per i migranti e le loro famiglie.

 

 

 

 

Un modello “vincente”, potrebbe poi essere replicato in altri Paesi con alta percentuale di migranti economici.

 

 

 

 

 

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