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"Afascisti o antifascisti?": non è domanda da poco

29-10-2022 08:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

"Afascisti o antifascisti?": non è domanda da poco

Porsi domande, sempre: e non dare mai nulla per scontato. Perché non lo è

Questa è stata la settimana di Giorgia Meloni, che ha saputo riappropriarsi della scena politica, dopo i tentativi mal riusciti, compiuti dai suoi due principali alleati maschi, di togliergliela.

 

Accettato l’incarico senza riserve, ha subito proposto al Capo dello Stato la lista dei ministri che, domenica scorsa, hanno giurato sulla Costituzione.

Ha quindi ottenuto la fiducia dai due rami del parlamento, dopo un dibattito, che non ricorderemo per la qualità dei suoi interventi.

Prevedibili e, a tratti, ridicoli, gli attacchi della sinistra, soprattutto quando hanno riguardato i nomi dei dicasteri, la scelta della Meloni di farsi chiamare “il” e non “la” Presidente del Consiglio, l’uso del termine “nazione”, ritenuto troppo sovranista, trascurando che esso figura anche nella formula di giuramento dell’esecutivo.

 

Ambigua la posizione di Azione e Italia viva, che non riescono a nascondere il desiderio/auspicio di potere, in qualsiasi modo, essere utili alla maggioranza, magari costringendola, un giorno, a dipendere dal loro 7%, con le conseguenze che possiamo immaginare.

 

Eccessivi gli elogi di chi sostiene l’esecutivo, specialmente quelli del partito che esprime il/la premier, definito/a un po’ prematuramente “statista”, espressione che in Italia pochi politici hanno finora meritato: Cavour, Giolitti, De Gasperi, Moro.

 

A denti stretti l’appoggio di Berlusconi e Salvini, due prime donne, costretti da una vera donna, al ruolo di comprimari, condizione alla quale faticano ad adattarsi. 


La relazione di Giorgia Meloni è stata indubbiamente suggestiva, quando ha ricordato le donne italiane, a prescindere dalle idee politiche da esse professate, che si sono distinte nel mondo della politica, della cultura, dell’economia, dello sport.

 

Ha avuto il coraggio di prendere le distanze da tutti i regimi antidemocratici, compreso quello fascista, disprezzando con molta chiarezza le vergognose leggi razziali del 1938.

Non possiamo, tuttavia, ignorare alcune importanti sue dimenticanze, sperando vivamente, che si sia trattato di dimenticanze e non di deliberate e volute omissioni.

Una di esse concerne il mondo sociale, quello cioè dei lavoratori e delle tante famiglie, duramente provate e tartassate dai rincari energetici.

Ci saremmo anche aspettati di più sulla politica estera, che non può ridursi a comunicare da che parte stare, ma dovrebbe manifestare pure una linea propositiva ufficiale, degli obiettivi su cui puntare, delle idee da propugnare.

 

Efficace, a tal proposito, è sembrato il duro attacco di Giuseppe Conte, che ha rimproverato al neo governo di non avere incluso tra le priorità, almeno per il momento, né il pagamento delle bollette, nonostante avesse costituito uno degli argomenti più ricorrenti durante la campagna elettorale, né un serio e convincente discorso sulla possibile soluzione del conflitto in Ucraina.

E il labiale con cui la Meloni ha commentato non è degno di uno/a statista…


Ma la mancanza più grave è, senza dubbio, l’omissione del benché minimo riferimento alla Resistenza.

 

Fino a quando l’attuale Costituzione sarà in vigore, quest’aspetto non è opzionale, ma è una sorta di test act dei politici italiani.

 

La nostra Carta fondamentale, infatti, non è un testo neutro, ma esplicitamente antifascista e, solo per questo, ideologico.

 

Tempo fa venne riportato su alcuni quotidiani un passo di Aldo Moro, che risale a quando era membro della Costituente.

Ma la citazione non è corretta.

Egli non disse “Noi non possiamo in questo senso fare una Costituzione ANTIFASCISTA”, ma “Noi non possiamo fare in questo senso una Costituzione AFASCISTA”.

 

Tradotto: non basta non essere fascisti, o non avere simpatie per il fascismo, occorre essere antifascisti, ossia essere disposti a contrastare e, se è il caso, a combattere il fascismo.

Chi non è convinto, vada a leggere per intero il discorso di Moro del 13 marzo 1947, tra i più famosi del grande leader democristiano.

Questa è la fonte del nostro ordinamento costituzionale, che piaccia o no, da cui deve partire chiunque, di destra o di sinistra, uomo o donna, si candidi a governare il Paese, anzi la Nazione.


Riportiamo uno stralcio dell'intervento dell'on. Aldo Moro all'Assemblea Costituente del 13 marzo 1947

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"Non possiamo in questo senso fare una Costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico di importanza grandissima, il quale nella sua negatività ha travolto per anni le coscienze e le istituzioni.

 

Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale." (Applausi).

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