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La speranza nell'abisso: gloria a chi farà un passo indietro per riportare la pace

08-10-2022 08:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

La speranza nell'abisso: gloria a chi farà un passo indietro per riportare la pace

Trovarsi ad un passo dall’abisso non equivale a esservi già finiti dentro: si può ancora uscirne

A distanza di sessant’anni, l’umanità è di nuovo sull’orlo di una catastrofe nucleare, nella quale potrebbe precipitare, se non si trova una soluzione alla guerra tra Russia e Ucraina.

 

Nell’ottobre del 1962, infatti, la crisi di Cuba tenne il mondo col fiato sospeso per alcune settimane.

Per rispondere alla minaccia delle testate nucleari americane, puntate in Europa contro l’Unione Sovietica, il leader del Cremlino Nikita Chruščёv accolse l’invito di Fidel Castro a piazzare missili atomici nell’isola caraibica, poco distanti dalle coste della Florida.

Il presidente americano John Fitzgerald Kennedy, dopo avere acquisito le prove fornite dagli aerei spia statunitensi, ordinò il blocco navale di Cuba e avvertì che l’avrebbe invasa, se non fossero state smantellate tutte le basi sovietiche.

 

Alla fine, il peggio fu scongiurato, grazie alla mediazione dell’ONU, all’appello di papa Giovanni diretto a Chruščёv e Kennedy e soprattutto alla loro ragionevolezza.

 

Venne infatti deciso, da un lato di sgomberare Cuba dagli ordigni nucleari rivolti contro gli USA e dall’altro di non schierare missili in Europa contro l’URSS.

 

Quella vicenda sortì anche un importante risultato sul piano diplomatico, in quanto si istituì la cosiddetta “linea rossa”, ovvero un contatto telefonico diretto tra Mosca e Washington, che successivamente si rivelerà assai utile a smorzare la tensione tra le due superpotenze. 


Cosa impedisce, oggi, di giungere ad una conclusione simile a quella di allora?

Possiamo rimanere tutti ad aspettare che accada l’irreparabile?

Fino a quando dovremo continuare a chiederci se Putin  sta bluffando o se non fa sul serio?

 

E, visto che l’estate è passata e i condizionatori si stanno spegnendo, voglio sperare che il nostro presidente del consiglio non ci chieda di scegliere tra la pace e il termosifone, perché, con tutto il rispetto, la posta in gioco, adesso, è aumentata.

 

Qui c’è a rischio il futuro di aziende, costrette a chiudere, di famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, di giovani dei quali stanno infrangendosi sogni e progetti.

E, quel che è peggio, sei mesi dopo quella frase infelice di Draghi, possiamo dire di non avere più né il condizionatore, né la pace. 


Nonostante il ricorso alle armi nucleari da parte di Putin appaia a molti una mossa suicida, perché le radiazioni di un’esplosione non potrebbero non colpire anche la Russia, le voci di un imminente attacco non convenzionale si fanno sempre più insistenti.

Ne parlano la stampa britannica e americana, che generalmente sono bene informate, ma soprattutto lo ha affermato lo stesso Joe Biden, convinto che il suo omologo russo non stia fingendo.

 

Ma allora, è forse arrivato il momento che loro due comunichino direttamente e che la linea rossa torni a funzionare. 
 

Uno studio sugli effetti di un conflitto nucleare ha rivelato che, nelle sole prime quattro ore dallo scoppio della guerra, nel mondo morirebbero quasi cento milioni di persone, circa il doppio della popolazione italiana.

 

Uno scenario apocalittico, paventato negli anni della cortina di ferro, immaginato da scrittori e registi come Edward Hume e Nicholas Meyer, che potrebbe adesso divenire realtà.

 

Trovarsi ad un passo dall’abisso non equivale, però, a esservi già finiti dentro.

 

Diceva un grande statista come Winston Churchill, che finché si parla non si spara, eppure finora abbiamo visto soltanto sparare e insultare.

 

Voglio, tuttavia, credere e sperare che i margini per una trattativa seria e fruttuosa non si siano del tutto esauriti.

Che la ragione possa, comunque, avere la meglio sulle questioni di principio, sulle ambizioni politiche, sulle mire egemoniche di tutti.

Che l’amore per il genere umano, l’arte, la letteratura, la musica, il creato susciti decisioni savie.

 

E soprattutto  si comprenda che a chiunque riuscirà a salvare il mondo e l’umanità, quantunque oggi risultasse sconfitto sul campo, la storia riserverebbe un posto speciale, da vero e unico trionfatore.      

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