Il Giornale che pubblica una notizia e scatena l'inferno

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"Che fine ha fatto il Segretario Generale dell'ONU?"

26-03-2022 07:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

"Che fine ha fatto il Segretario Generale dell'ONU?"

Un ruolo decisamente da ridefinire quello dell'ONU

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Ad un mese dall’inizio della guerra in Ucraina, il bilancio non è attivo per nessuna delle parti in causa.

Se è vero che i programmi di Putin non stanno andando secondo le previsioni e l’elevatissimo numero di caduti (oltre diecimila) potrebbe far vacillare il suo ventennale potere, d’altra parte la devastazione subita dagli aggrediti, sta rivelando il volto più crudele e distruttivo di ogni conflitto.

 

Più di cento bambini massacrati, anziani e malati colpiti dai bombardamenti indiscriminati, milioni di profughi in fuga per l’Europa, ospedali, scuole, chiese e teatri rasi al suolo.

 

Il presidente Volodymyr Zelens’kyj è divenuto il simbolo della resistenza del suo popolo, stravincendo la guerra mediatica con l’antagonista del Cremlino.

I suoi appelli accorati, rivolti ai maggiori parlamenti democratici del mondo, non erano stati messi in conto dai Russi, che invece scommettevano su di una sua deposizione, a poche ore dall’invasione. 
 

Penso sia chiaro a tutti che l’andamento dei combattimenti è molto condizionato dagli aiuti militari, che specialmente Stati Uniti e Regno Unito stanno fornendo a Kiev.

Anzi, è certo che nelle settimane precedenti lo scoppio della guerra, avvisati dai rispettivi servizi di informazione, Americani e Britannici avessero già cominciato ad inviare armi.

In tal modo, l’esercito ucraino ha potuto subito fronteggiare l’aggressore e, in qualche caso, anche respingerlo.

Queste notizie stanno alimentando le speranze di quanti vorrebbero un rapido cambio della guardia a Mosca e pensano che se le ostilità proseguissero a lungo, tale evenienza potrebbe realmente concretizzarsi.

In altre parole, si sta verificando una strumentalizzazione della guerra, con l’obiettivo di colpire e affondare colui che l’ha scatenata.

Si tratta di logiche molto diffuse e impiegate nella storia, soprattutto quando gli eventi politici intersecano quelli militari. 
 

La principale conseguenza di questo comportamento sarebbe, però, un prolungamento delle ostilità, con un aumento a dismisura delle vittime.

Inoltre, avremmo una pericolosa battuta d’arresto sul versante diplomatico, che comprometterebbe i negoziati, per la verità ormai fermi da alcuni giorni.

Anche perché i mediatori che finora si sono offerti, hanno dato l’impressione di volere, a loro volta, ricavare vantaggi dalle trattative.

L’ha data Israele, preoccupato di non inimicarsi la Russia nello scacchiere mediorientale, per difendersi dalla minaccia iraniana.

L’ha data la Turchia, troppo interessata a contenere l’espansionismo russo nel Mar Nero, per non perdere il controllo degli stretti.

L’ha data la Cina, cui gioverebbe un ridimensionamento tanto della Russia che dell’occidente, per assurgere a prima potenza economica del pianeta. 
 

Una delle massime kantiane, sulle quali si è basata la morale contemporanea, dice: “Agisci in modo da trattare l’umanità, nella tua come nell’altrui persona sempre come fine, mai come semplice mezzo”.

Se effettivamente gli Ucraini diventassero il mezzo per conseguire propri disegni politici, ci troveremmo dinanzi ad un gioco sporco, che userebbe vite innocenti per raggiungere obiettivi di parte.

 

Pur non essendo un esperto di relazioni internazionali, mi chiedo da settimane che fine abbia fatto il Segretario Generale dell’ONU.

Possibile che non abbia ancora preso una sola iniziativa?

Vero è che il Consiglio di Sicurezza è bloccato dal veto della Federazione russa, ma cosa aspetta Antonio Guterres ad andare a Mosca e a Kiev? P

erché non ha ancora incontrato Putin e Zelens’kyj?

Non gli serve una risoluzione per muoversi.

Tanti altri suoi predecessori hanno agito con maggiore tempestività di lui.

Credo che le Nazioni Unite siano state concepite con quest’intento e che rischino un clamoroso fallimento che, in una possibile ridefinizione del quadro politico mondiale, potrebbe mettere in discussione il loro ruolo.

Qualche giorno fa il ministro degli esteri russo Lavrov si è chiesto addirittura se non sia il caso di spostarne la sede da New York ad un territorio neutrale. 
 

In tutto questo, ancora una volta, si è alzata la voce del Papa, che da San Pietro ha consacrato la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria.

Non è stato un fatto senza precedenti, ma rimane, al momento, l’unica, vera, significativa, azione compiuta a favore della pace.

Russi e Ucraini sono cristiani, entrambi venerano la Santa Madre di Dio e, per questo, si spera che una ritrovata fratellanza tra popoli, possa far emergere e comprendere l’assurdità di una guerra fratricida.

 

Mi rendo conto che nel pieno di una tempesta di bombe e missili, un’orazione appaia insufficiente o, peggio, un atto di debolezza.

Ma per chi ha fede, è proprio nella debolezza dell’uomo che si manifesta la potenza di Dio.

La Santa Sede si è pure impegnata diplomaticamente, rendendosi disponibile a mettere a servizio della pace, le proprie risorse.

Nel 1962 la crisi di Cuba fu superata anche grazie all’intervento di Giovanni XXIII, da cui scaturì uno dei testi più famosi del Papa buono, la Pacem in terris.

Papa Francesco ha già scongiurato l’attacco americano alla Siria nel 2013, risparmiando migliaia di vite umane.

Vogliamo auspicare che riesca nel suo proposito anche questa volta. 

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