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"Le guerre sono sempre ingiuste"

19-03-2022 06:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

"Le guerre sono sempre ingiuste"

"É non è mai una strada"

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Tra le immagini più forti e scandalose di questa guerra non ci sono soltanto i volti insanguinati dei tanti civili colpiti dai bombardamenti indiscriminati dei Russi; la mano della donna incinta morente, che trattiene il grembo, in un disperato tentativo di salvare la propria creatura ormai morta; lo sguardo terrorizzato e incredulo dei tanti bambini asserragliati nei rifugi antiaerei; i molti anziani e disabili, aggrappati alle spalle di un parente o di un volontario, novelli Enea, che li trasportano al riparo dalle incursioni del nemico.

 

Da giorni ne circola una, che si erge prepotentemente sulle altre, suscitando l’indignazione e lo sconcerto di credenti e non credenti, che sembra provenire dai recessi di un passato, che credevamo tramontato per sempre.

 

Mi riferisco alla farneticante esternazione del patriarca di Mosca Kirill, che ha giustificato l’aggressione russa ai danni dell’Ucraina, con un discorso pronunciato lo scorso 6 marzo e con un documento scritto e inviato quattro giorni dopo al Consiglio Ecumenico delle Chiese, che lo aveva esortato a condannare la guerra.

 

Secondo la massima autorità religiosa moscovita, si starebbe compiendo una sorta di punizione divina, di cui la 
Russia sarebbe l’esecutrice meritoria, nei confronti dell’Occidente scristianizzato e, da tempo, in preda ad una deriva etica, di cui i gay pride sarebbero l’espressione più peccaminosa. In altre parole, dunque, “Dio lo vuole!”

 

Domenica 13 marzo, teologi ortodossi di tutto il mondo hanno, invece, definito “fratricida” la guerra che si sta combattendo in Europa e pesantemente stigmatizzato le due uscite di Kirill, la cui visione di una Chiesa etnica, basata sulla centralità e superiorità della Santa Madre Russia, è stata condannata come eretica nel Concilio ortodosso del 1872.

Per questo, sono anni che il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo ha voluto riconoscere l’autonomia di Kiev da Mosca, togliendo così a Kirill l’autorità su “tutte le Russie”. 
 

Di contro papa Francesco, ancor prima dello scoppio del conflitto, aveva indetto una giornata di digiuno a favore della pace e, successivamente, non ha perso occasione per rivolgersi alle parti in causa e supplicarle di cessare le ostilità.

Ha ribadito la condanna ferma e incondizionata della guerra e, domenica scorsa, ha gridato di fermare il massacro in nome di Dio.

A cosa si deve una tale differenza di comportamento tra i due vescovi?

Il Papa parla di pace forse perché la sua nazione non è coinvolta?

Ma già Benedetto XV, benché italiano, aveva schierato la Chiesa tra i neutralisti nel 1914 e, nel drammatico appello ai “Capi dei popoli belligeranti” dell’1 agosto 1917, aveva chiesto di porre fine all’“inutile strage”.

Pio XII, anch’egli italiano, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, parlando alla Radio Vaticana, disse: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”.

 

La questione, allora, non riguarda la persona del Pontefice, ma ciò che egli rappresenta e la visione della Chiesa che impersona.

A differenza di quello ortodosso, il cristianesimo romano è detto “cattolico”, che letteralmente vuol dire “tutt’intero”, accezione da preferire a quella di “universale”, invalsa nel tempo.

Nel primo caso, infatti, ci si riferisce all’invito perentorio all’unità, rivolto da Cristo ai suoi discepoli.

L’altra traduzione ha acquistato un valore politico, allusivo dell’unica autorità planetaria istituita da Dio sulla Terra, cioè il Papa.

Se, allora, la Chiesa deve conservarsi integra, come la tunica di Gesù, che i soldati sorteggiarono per non dividerla, la caratterizzazione nazionalistica (o etnica) di una comunità è contro la logica del Vangelo. 
 

Ma dalle parole di Kirill si evince anche una velata sottomissione del potere religioso a quello politico, che in occidente non sussiste, grazie alle lotte sostenute dai papi medioevali contro gli imperatori.

Il fatto che tuttora esista uno Stato Città del Vaticano, permette a colui che vi regna di assumere, in assoluta libertà, posizioni politiche e morali su questioni presenti in qualunque parte del mondo. 
 

Nonostante giorni fa Francesco e Kirill si siano parlati in video conferenza, le tesi sulla guerra russo-ucraina sono apparse ancora alquanto distanti e divergenti.

Al termine del colloquio, il vescovo di Roma, che venerdì prossimo consacrerà la Russia e l’Ucraina al Cuore immacolato di Maria (per l’Italia l’aveva già fatto Salvini!) ha rilasciato la seguente dichiarazione, che non possiamo non sottoscrivere anche noi: Le guerre sono sempre ingiuste. Perché chi paga è il popolo di Dio. I nostri cuori non possono non piangere di fronte ai bambini, alle donne uccise, a tutte le vittime della guerra. La guerra non è mai la strada. Lo Spirito che ci unisce ci chiede come pastori di aiutare i popoli che soffrono per la guerra”.   

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