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"Guerra e Pace"....?

12-03-2022 06:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

"Guerra e Pace"....?

"È ben lecito avanzare l’ipotesi che esistano vie più dirette e adeguate per la diffusione della civiltà"

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A oltre due settimane dal suo inizio, la guerra dei Russi contro gli Ucraini appare estremamente complessa e drammatica.

 

Non è stata fulminea, come probabilmente la prevedeva Putin, in quanto gli aggrediti hanno rivelato una impressionante e inaspettata capacità di difendersi.

 

Il loro presidente, Volodymyr Zelens'kyj, ha saputo condurre molto bene la resistenza, sia sul piano politico che su quello militare.

È riuscito, infatti, a scampare ai diversi attentati che gli invasori gli hanno teso, ha mantenuto contatti con i maggiori leader mondiali e si è rivolto, a distanza, alle principali istituzioni internazionali.

 

Ha saputo infondere sostegno al suo popolo, utilizzando molto bene i social network e parlando, quotidianamente, ai soldati impegnati al fronte e ai civili martellati dalle bombe.

Ma soprattutto ha invocato l’aiuto dell’Occidente, supplicandolo di fornirgli armi e di impedire ai nemici di proseguire i bombardamenti.

Richiesta, quest’ultima, che trasformerebbe in mondiale – e dunque in nucleare – il conflitto e, pertanto, non accoglibile.

 

Tuttavia i suoi appelli continui, in mimetica, interpellano le coscienze di tutti, al punto da indurre gli invasori a imporre la censura su internet.

D’altro canto, non vengono risparmiati i civili, neanche i bambini, che stanno pagando un prezzo altissimo, non soltanto in termini di vite innocenti sacrificate, ma di traumi subiti, probabilmente, in modo irreversibile.

 

“Save the children” teme per la sorte di sei milioni di loro.

Molti dei fanciulli messi in salvo finora, non parlano, non ridono, non piangono, non giocano.

Appaiono sotto shock, increduli e terrorizzati, frastornati dalle esplosioni, stremati dalla fame e dal freddo, afflitti dalla perdita di un familiare.

Tra di essi ci sono tanti disabili, costretti a lasciare le strutture che li ospitavano, in attesa di trovare una sistemazione adeguata alla loro condizione.

La straordinaria gara di solidarietà, avviata dall’Europa, deve confrontarsi con la situazione sanitaria attuale, visto che la percentuale di vaccinati in Ucraina è piuttosto bassa.

Inoltre, non è ancora chiaro quale dovrebbe essere lo status giuridico dei minorenni che giungessero in Italia, dal momento che devono escludersi le adozioni e gli affidamenti.
Lo sforzo diplomatico è imbrigliato nelle ambigue richieste di Putin, che non può più accontentarsi di annettersi la Crimea, pretendere il riconoscimento delle repubbliche del Donbass e ottenere la neutralità di Kiev.

L’altissimo numero di caduti e le conseguenze economiche che presto si abbatteranno sulla popolazione russa, inducono il Cremlino ad aumentare la posta in gioco, non potendosi limitare ad avere ciò che, in gran parte, aveva già.

Per questo i negoziati condotti fino a questo punto non hanno dato buon esito e temo che non lo daranno neppure nei prossimi giorni. 


Un altro motivo di grande preoccupazione è il nucleare, a causa delle molte centrali presenti nel territorio in cui si combatte, ma anche per il rischio che la guerra da convenzionale si possa trasformare in atomica.

In questo caso si potrebbe arrivare ad una deflagrazione planetaria da cui nessuno si salverebbe. 
 

Non sappiamo, dunque, quali sviluppi possa assumere il conflitto, né la sua durata, anche perché le previsioni azzardate fino ad ora si sono spesso rivelate infondate.

 

Desidero condividere con i lettori due sole considerazioni.

 

La prima riguarda il significato di quanto sta succedendo, che ci pone nel pieno di una svolta epocale.

La storia ci insegna, ahimè!, che quando decide di voltare pagina, non lo fa mai in modo indolore.

 

Dobbiamo, pertanto, aspettarci tempi difficili e augurarci che la transizione avvenga verso un futuro migliore del presente.

 

L’altra riflessione è tratta da uno dei capolavori della letteratura russa, patrimonio culturale dell’umanità: Guerra e pace.

 

Così conclude Lev Tolstoj il suo celeberrimo romanzo:
“Posto, tuttavia, che il fine delle guerre europee del principio dell’Ottocento consistesse nella grandezza della Russia, a tal fine si sarebbe potuti pervenire senza l’invasione napoleonica e senza di nessuna delle guerre che la precedettero.

Posto che quel fine fosse nella grandezza della Francia, vi si sarebbe potuti pervenire anche senza la Rivoluzione e l’Impero. Posto che quel fine fosse nella diffusione delle idee, la stampa e la circolazione dei libri vi avrebbero potuto provvedere assai meglio dei soldati.

Posto che quel fine fosse nel progresso, è ben lecito avanzare l’ipotesi che, oltre all’annientamento di esseri umani e dei loro beni, esistano vie più dirette e adeguate per la diffusione della civiltà”.       

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