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Come diventare un ballerino: identikit del danzatore moderno

22-03-2021 07:00

Marica Musumarra

Pianeta spettacolo,

Per diventare ballerini professionisti occorrono  caratteristiche che non tutti possiedono e studi e sacrifici che non tutti sono disposti a fare. Vin

Per diventare ballerini professionisti occorrono  caratteristiche che non tutti possiedono e studi e sacrifici che non tutti sono disposti a fare. Vincenzo Privitera, ballerino, coreografo e insegnante ci spiega quali sono!

Chiunque, almeno una volta nella vita, avrà sicuramente ballato, che sia stato per sfogarsi, per festeggiare una bella notizia, in compagnia degli amici in discoteca o al mare trascinato dai balli di gruppo. 

Certo, tra il ballo amatoriale e il ballo professionale c’è molta differenza: mentre il primo equivale a un semplice lasciarsi andare, magari sulle note della propria playlist preferita, il secondo richiede tutta una serie di caratteristiche, studi e sacrifici che non tutti possiedono o sono disposti e fare.

 

Come si fa, allora, a distinguere i due aspetti?

E soprattutto, quali sono i parametri, i criteri e gli aspetti di contorno che possano portare alla piena consapevolezza di voler, un giorno, diventare un ballerino professionista?

 

Grazie alle parole di Vincenzo Privitera, ballerino, coreografo e insegnante, è possibile fare un po’ di chiarezza e comprendere più a fondo un mondo tanto magico, quanto contorto. 

 

Quando essere un danzatore comporta delle rinunce

Quel timido passo verso il mondo della danza, fatto per caso e in punta di piedi, sarebbe stato per Vincenzo il primo di una lunga serie. “Dopo diversi mesi - continua - sono andato dritto da mia madre dicendole che avrei voluto studiare danza anche io. Mio padre non era molto contento, all’inizio, avrebbe preferito che diventassi un calciatore; mia mamma, invece, è stata fin da subito la mia prima fan!” spiega, e aggiunge che, alla fine dello stesso anno, mentre la sorella “appendeva il borsone al chiodo” per non prenderlo mai più, lui iniziava a sognare di danzare sui palcoscenici di tutto il mondo. 

“Inizialmente - racconta - tutti pensavano si trattasse di una passione passeggera. In realtà, sono passati più di 20 anni! Per me non è mai stato un gioco e la danza mi ha aiutato anche a crescere non solo mentalmente, ma anche e soprattutto fisicamente: infatti, il bambino cicciottello ritenuto senza speranza si è trasformato in un ragazzo altissimo che, finalmente, poteva dimostrare quanto valesse e quanto desiderasse trasformare la danza nel proprio mestiere”. 

Le caratteristiche fisiche, si sa, sono fondamentali per un ballerino. E il fatto di essersi trasformato, di essere sbocciato durante l’adolescenza, spinge Vincenzo a darsi da fare pur rimanendo il ragazzo umile, timido e riservato di sempre; e questo lo porta a vivere la sua prima, grande soddisfazione: “Quando avevo 18 anni - racconta - un insegnante americano ha tenuto un’audizione presso la scuola di danza che frequentavo all’epoca, con l’obiettivo di trovare un ballerino da portare con sé in Connecticut. Ho partecipato, ma senza alcuna aspettativa - spiega - considerando che gli altri allievi ballavano già da almeno 10 anni. Inaspettatamente, alla fine dell’audizione, l’insegnante non aveva alcun dubbio: voleva me, e così è stato”. 

Per Vincenzo si aprono le porte di un mondo meraviglioso, lo stesso che sognava da bambino, seduto in un angolo della sala a guardare la sorella seguire le lezioni di danza. Ma come capita spesso, non è mai tutto oro quello che luccica: “A 18 anni sei ancora un bambino - confessa - ed essere catapultato in un altro continente è stato un trauma, per me. I mesi di permanenza li ho vissuti malissimo: da una parte avevo il mio primo lavoro da professionista, dall’altra la mia amata Sicilia e la mia famiglia. Lì mi sono accorto che non avrei potuto fare quella vita, lontano da casa e ho deciso di rientrare”. 

Come spesso accade, la vita ti porta spesso a fare i conti con i sentimenti; e questi, se estremamente forti e “prepotenti”, riescono a prevaricare obiettivi e aspirazioni. “Mi sono chiesto: voglio davvero fare questo nella mia vita? La risposta è stata negativa - continua - e mi sono ritrovato a dover fare i conti con me stesso, a reinventarmi, a trovare un’alternativa che mi permettesse di fare quello che volevo senza dover rinunciare ai miei affetti”. 

Di fronte a una scelta abbastanza importante, la salvezza di Vincenzo è stata la capacità di trovare un compromesso che lo rendesse felice: fare l’insegnante. “Qualche anno dopo - racconta - ho fatto un’audizione a Malta, dove sono rimasto per 2 mesi e, successivamente, ho vinto un concorso che mi ha permesso di avere un contratto con l’Opera di Nizza. Perché ho accettato? Avevo una scadenza” prosegue, spiegando che la certezza di poter tornare, alla fine, a casa era l’unica fonte motrice in grado di spingerlo a partire senza rinunciare al suo sogno. E aggiunge: “Proprio in quel periodo lì ho scoperto un lato di me che ancora non conoscevo: quello creativo e inaspettatamente pedagogico. In effetti, io sono da sempre il “trascinatore”: anche in discoteca, invento coreografie da far fare ai miei amici! Quindi ho pensato: perché non insegnare?”.

 

Reinventarsi non implica mettere da parte le proprie aspirazioni, anzi; nella maggior parte dei casi, vuol dire dar loro una forma nuova, declinandole verso qualcosa di molto più importante e profondo.


E in questo caso, si tratta proprio dell’insegnamento: “Ho capito che insegnare mi piace molto più di ballare - continua - mi si è come accesa una spia. E non si tratta, comunque, di una cosa semplice". 

"Hai la piena responsabilità non solo pedagogica, ma anche psicologica, di bambini che affidano nelle tue mani la loro formazione e il loro futuro”  dice Vincenzo, sottolineando come il ruolo dell’insegnante (in generale) debba essere sentito, perché ha il compito di formare gli adulti di domani. “La mia insegnante - prosegue - avendo percepito questa mia volontà, mi ha permesso di compiere un tirocinio a contatto con i bambini e da lì non avuto alcun dubbio su quale sarebbe stato il mio futuro”.

Ma quando nasci con una vocazione, difficilmente puoi far finta di non sentirla; e lo stesso accade a Vincenzo: “Considerando il percorso professionale che avevo compiuto - spiega - mi sono voluto allontanare dal ruolo di allievo fondando, nel 2020, la mia compagnia di danza contemporanea. Siamo un gruppo affiatato, ho telefonato personalmente a chi reputavo potesse farne parte e ne sono pienamente soddisfatto”. E di soddisfazioni, in effetti, ne ha già avute parecchie: lo stesso anno, infatti, la compagnia è riuscita a partecipare a un concorso a Firenze e a vincere il bando per il Catania Summer Fest. La conferma, pratica ed evidente, che la scelta di rimanere a “casa” non è stata sicuramente la peggiore!
 

Identikit del ballerino moderno e contemporaneo


Vincenzo Privitera, di origine catanese, è il più piccolo di tre fratelli e un bambino piuttosto riservato e “cicciottello” (così si definisce) che accompagna la sorella “di mezzo” alle lezioni di danza. “I miei genitori lavoravano - racconta - e non sapevano con chi lasciarmi. Così, con la scusa di portare mia sorella a scuola di danza, andavo con lei e rimanevo sulla porta a guardare”. 

Come ballerino, Vincenzo ha praticamente compiuto il percorso “opposto” rispetto a quello standard: “Ho iniziato seguendo lezioni di funky, quindi di danza moderno - spiega - per poi passare alla contemporanea e, solo alla fine, alla classica all’età di 13 anni. Non ero ancora troppo maturo, l’età andava bene, ma se potessi tornare indietro sicuramente inizierei molto prima” conclude, sottolineando come la danza classica stia alla base della formazione di qualunque danzatore. 

Quest’ultimo, tra l’altro, deve possedere caratteristiche non solo fisiche, ma anche mentali, ben precise per intraprendere una professione seria, gratificante e duratura: “Il ballerino di danza classica - spiega - deve essere magro e avere delle peculiarità fisiche ben precise. Quando si fa passare il messaggio che chiunque possa fare danza è sbagliato, non è onesto. Chi vuole sfondare nel mondo della danza classica deve avere gambe alte ed estese, un collo lungo, le ragazze devono fare i conti con il loro seno; insomma, con esercizi e allenamenti costanti si può sicuramente migliorare, ma le doti fisiche che può darti madre natura sono inequiparabili” conclude, evidenziando come i criteri di selezione siano duri ma, al contempo, giusti e necessari.

Ma scaglia subito una lancia a favore della danza moderna e contemporanea: “Mettendo da parte la “perfezione” del danzatore classico - continua - esiste un’altra categoria di ballerini, dove l’asticella si abbassa e si fa spazio anche a chi non è estremamente alto o, magari, ha un fisico più robusto. Lì subentra un altro aspetto fondamentale: il quid in più, quello che colpisce un insegnante o il membro di una giuria che decide di investire su di te e sul tuo futuro”. E cosa intenda con “qualcosa in più” lo spiega subito: “ Può trattarsi di una linea di movimento interessante, di una forte espressività - afferma - o di una forza talmente tanto di impatto che non può di certo lasciare indifferenti. Ecco, è questo che rende un ballerino diverso che, nella sua “imperfezione”, non entrerà a far parte di una compagnia di danza classica, ma troverà sicuramente il suo posto, il suo ruolo all’interno di una compagnia moderna o contemporanea”. 

 

Questo per quanto riguarda l’aspetto fisico; ma mentalmente?

“Qualunque ballerino, che sia classico, moderno o contemporaneo - spiega - deve essere no forte, di più. Deve mantenere i nervi saldi e superare gli ostacoli senza arrendersi. La mia insegnante, per esempio, non ti diceva mai se valessi o meno come ballerino: se non riuscivi a reggere una sua lezione, andavi via di tua spontanea volontà” continua, parlando quasi di una “selezione naturale” che avviene già in sala prove. “Se sei fragile questo mondo ti sbrana - prosegue - perché puoi essere bravo quanto vuoi, ma ci sarà sempre quello meno preparato che, davanti al pubblico, si trasforma in un animale da palcoscenico. E lì non c’è tecnica che possa aiutarti: vince lui a mani basse” conclude, dando indirettamente un consiglio duro ma utile al tempo stesso. 
 

Gli step per diventare un ballerino moderno e contemporaneo

A parte la selezione naturale appena illustrata, Vincenzo spiega brevemente quali dovrebbero essere gli step necessari per diventare un ballerino moderno o contemporaneo: “Fare i conti con sé stessi e il proprio fisico - inizia - è il primo passo: se hai delle doti fisiche di natura, sei sicuramente avvantaggiato. In secondo luogo, conta tantissimo l’età: la migliore è quella che si aggira intorno ai 10-11 anni, anche perché la categoria degli allievi con età compresa tra i 10 e i 15 anni attualmente è fortissima e competitiva, mentre a 16-17 anni sei già al limite. Considerando quanto detto finora, il mio consiglio è di partecipare ai concorsi, quelli seri, che prevedono una giuria di esperti in grado di investire sul talento".

"Per i più piccoli sono occasioni di vincere borse di studio presso accademie o scuole importanti, per i più grandi sono trampolini di lancio per entrare in compagnia internazionali”

“La formazione personale di un ballerino - continua - non prevede solo lo studio della danza classica, ma di tutta la danza in generale. Gli stili vanno di pari passo. Al tempo stesso - aggiunge - non bisogna dimenticare di allenare costantemente il proprio fisico, anche al di fuori delle lezioni standard, in modo da farsi trovare sempre pronti per un eventuale impiego professionale. Infine, la mente non va sottovalutata: leggere, imparare, cercare le storie e i significati di balletti e opere sono tutte azioni indispensabili per rendere un ballerino completo”.

 

Parola d’ordine: attirare l’attenzione

Vincenzo Privitera ha avuto modo, durante la sua carriera, di esibirsi davanti a un pubblico variegato, composto sia da persone “normali”, sia da professionisti del mondo della danza. A fronte di questo, non ha alcun dubbio: la carta migliore che un ballerino moderno e/o contemporaneo possa giocarsi è quella del colpire dritto agli occhi (e al cuore) di chi lo sta guardando.

“Personalmente, ho vissuto a stretto contatto con un mondo ‘parallelo’ a quello della danza classica - racconta - dato che all’estero sono molto più malleabili e puntano su un danzatore che sappia attirare l’attenzione del suo pubblico. Questo è un problema, ad esempio, delle compagnie di danza contemporanea italiane: non vengono capite. Per ottenere anche un minimo di gratificazione - continua - devono per forza uscire dai confini, portando il loro stile altrove. É un vero peccato, perché la Sicilia è piena di talento, ma purtroppo non viene riconosciuto”.


Il piano B del ballerino

Esattamente come per gli sportivi, anche per il ballerino arriva il momento in cui bisogna pensare a un piano B, così come spiega Vincenzo: “I danzatori lavorano con il proprio corpo e, come i corridori o i nuotatori, prima o poi questo tende ad abbandonarti. A 30 anni non avrai mai la forza fisica di un 20enne, è normale. Un étoile (vedi Roberto Bolle) ballerà anche fino ai 40 anni ma, prima o poi, dovrà per forza avere un piano di riserva per il suo futuro”. E Vincenzo, come ha già raccontato, lo ha trovato nell’insegnamento: “Con i miei ragazzi non mi comporto da semplice maestro di danza, a volte mi atteggio a maestro di vita - spiega - cercando di far capire loro come comportarsi, ad esempio, durante un’audizione. Spiego loro che devono, da una parte, saper gestire le emozioni e, dall’altra, trasformare l’ansia da prestazione in adrenalina per salire sul palco e spaccare. Solo così potranno distinguersi, farsi notare e costruire il loro futuro”. 

 

“Fai il ballerino se…

… è quello che vuoi fare tu, e non quello che desidera qualcun altro per te” afferma Vincenzo, tornando all’esempio della sorella: “Mia mamma aveva scelto per lei e, infatti, subito dopo il saggio di fine anno, non ha voluto più saperne di continuare. Io, al contrario, senza alcuna spinta, ho scelto di fare questo mestiere, che prevede una strada lunga e anche dolorosa - conclude - che, se non corrisponde a un tuo reale desiderio, ti porta solo ed esclusivamente a perdere tempo (e anche denaro). Bisogna essere pronti a sacrificarsi, accettare le critiche, prendere quelle costruttive e farne tesoro. In alternativa, molto meglio investire gli anni migliori in qualcos’altro”.

 

Oppure, resta sempre la danza amatoriale: divertente, catartica, rigenerante e adatta a qualunque età!
 

Chi è Vincenzo Privitera


Nato a Catania il 22 ottobre 1993, il ballerino Vincenzo Privitera ha intrapreso lo studio della danza classica e moderna nella sua città natale.
Nel 2012 entra a far parte della compagnia “Albano Ballet Company” di Hartford, nel Connecticut, (USA) esibendosi in un tributo ad Alexander Borodine su coreografie di Joseph Albano.
Nel 2013 danza per il Bellini Junior Ballet del teatro Massimo Bellini di Catania.

Dal 25 agosto 2014 al 30 maggio 2015 è ballerino della “Blueverse Dance Company” di Catania prendendo parte agli spettacoli Nativity, Pittorika e La Zattera della Medusa.
Nel giugno 2015 svolge un tirocinio presso la compagnia “Balletto di Firenze”, diretta da Roberto Sartori.
Selezionato come ballerino del corpo di ballo della “YADA DANCE COMPANY” di Malta, vi collabora da febbraio ad aprile 2016.

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