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Elezioni regionali: è Cateno De Luca la bomba atomica sui giochi dei vecchi partiti

27-12-2021 06:06

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus,

Elezioni regionali: è Cateno De Luca la bomba atomica sui giochi dei vecchi partiti

Finalmente qualcosa di divertente, almeno questo. Poi magari...

Tra pochi giorni comincerà la vera campagna elettorale per le prossime regionali siciliane.

Il momento d'inizio sarà l'elezione del presidente della repubblica, tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio: risolto questo nodo gordiano che richiede prudenza e tatticismo, si scateneranno tutte le parti in gioco e il gioco sarà duro, più duro del solito.

 

In ballo ci sono non solo le solite questioni di potere finalizzate al mantenimento di posizioni di rendita sempre più autoreferenziali e ormai chiaramente in contrasto con gli interessi generali: ci sono anche i miliardi del PNRR.

 

Sono giorni di festa ed in fase di relativo relax proviamo a fare qualche ragionamento sullo stato dell'arte e sugli scenari che sono sul tavolo.

 

Torniamo un attimo al 2017, quando venne eletto l'attuale governo regionale, quello retto da Nello Musumeci, probabilmente uno dei peggiori della storia repubblicana.

 

Si era reduci dalla grottesca stagione Crocetta col pesante corollario Montante & C., si pensava di avere raggiunto il livello più basso possibile ed invece siamo arrivati ai giorni nostri per avere conferma , come insegna la storia millenaria dell'uomo, che al peggio non c'è fine.

 

Inutile ripercorrere i fatti che portarono alla candidatura di Musumeci per il centro destra che si trovò opposto l'inconsistente centro sinistra, affidato all'ex rettore dell'università di Palermo Fabrizio Micari disturbato dalla solita candidatura di Claudio Fava: se anche fosse stato unito, il centro sinistra sarebbe comunque arrivato terzo non arrivando al 24% dei consensi.

 

Non avrebbe infatti superato il candidato dei 5Stelle Giancarlo Cancelleri che si piazzò secondo raggiungendo quasi il 35% ed in una fase in cui non era ancora esploso l'incredibile consenso poi raggiunto alle politiche del 2018 e che ormai è alle ortiche.

 

E veniamo al primo classifficato, Nello Musumeci, che si presentò con uno slogan futurista: "L'unico pizzo che piace ai siciliani".

 

I risultati di questi quattro anni e mezzo sono impressionanti: nessuna riforma portata a termine e in tutti e 5 esercizi si è dovuti ricorrere all'esercizio provvisorio, con conseguenze drammatiche sul'intero tessuto economico dell'isola. Impressionante.

 

Quello che stanno combinando sul fronte dell'emergenza sanitaria sarà oggetto di studio nei prossimi decenni perché non sarà facile comprendere e giustificare tanta incompetenza.

 

Un disastro totale su ogni fronte, ma torniamo ai numeri perché poi in democrazia, finché dura, sono quelli che alla fine contano ed è inutile lamentarsi: si gioca con le carte che sono sul tavolo.

 

Musumeci, sostenuto da 5 liste che riuscirono a raggiungere il42%, ottennne addirittura meno della loro somma, 830.821 voti, il 39,8% dei votanti: attenzione, dei votanti!

 

E qua cominciano i primi numeri interessanti: gli 830.821 voti che hanno consegnato la Sicilia per 5 anni al centro destra capitanato da Musumeci rappresentano in realtà meno del 18% degli aventi diritto, una risibile minoranza!

 

Gli elettori siciliani erano infatti 4.661.111 ma alle urne si recarono solo 2.179.185: appena il 46,75%, ennesima conferma di come il sistema dei partiti provochi ormai una fortissima repulsione, consentendone la sua sopravvivenza solo se l'affluenza si mantiene bassa e la partecipazione limitata alle varie clientele che riescono a determinare il risultato solo finchè riescono a mantenere il gioco tra di loro e quello che lo decide sono i cambi di casacca e le somme di preferenze, appunto, clientelari quando non addirittura criminali e mafiose.

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Ma ecco che tutto salta quando si presenta la "variabile impazzita", come stava già accadendo alle regionali 2017 e poi accaduto alle politiche 2018 con il successo dei 5Stelle: senza entrare nel merito della deriva assunta, un sistema lo hanno certamente scassato.

 

I dati sopra ci dicono che al 54% di elettori che non vanno a votare,  è agevole sommare quei 722 mila voti ottenuti dai 5Stelle, inconfutabilmente voti di protesta.

 

Quindi in Sicilia abbiamo uno straordinario mare magnum di oltre 3 milioni 200 mila elettori liberi che non si riconoscono nell'attuale sistema: praticamente l'80% degli aventi diritto al voto è alla finestra e attende, forse da troppo tempo, il momento giusto per tornare a contare.

 

Di fronte a questi numeri quel misero 18% che ha consegnato la Sicilia a Musumeci e compagnia cantante, e prima di loro con numeri simili a Crocetta, Montante e ballerini vari, risulta un oltraggio all'intelligenza di un popolo intero che chiaramente è molto più intelligente di chi lo governa ma purtroppo, il popolo, non ha gli strumenti adeguati per mandare a casa pacificamente questa casta di cialtroni. Almeno al momento.

 

E ora che succede?

 

Chiariamo subito che con la personalità di cui andremo a delineare il profilo non abbiamo mai avuto a che fare, mai incontrato, mai parlato: ci interessa solo sviluppare il primo dei tanti ragionamenti che proveremo a proporre ai nostri lettori nel corso di questa nuova ennesima campagna elettorale, convinti che ad ogni fallimento e ad ogni tradimento delle attese e delle promesse, i pericoli per la tenuta sociale della nostra comunità aumentino in maniera esponenziale, avendo sprecato opportunità storiche per fare della Sicilia una delle terre più ricche ed amene del globo costringendola invece alla miseria ed alla decadenza sempre più rischiosa.

 

La personalità su cui si ragiona, (o il personaggio, come definirlo si vedrà alla fine di questa cavalcata che durerà sino al prossimo ottobre), è Cateno De Luca, attuale sindaco di Messina, leader del movimento politico indipendente/autonomiasta Sicilia Vera che ha annunciato in termini perentori la sua candidatura a succedere a Musumeci, sul quale peraltro ha più volte espresso giudizi pesantissimi.

 

De Luca, un pò in assonanza col suo omonimo e aspirato omologo presidente della regione Campania, si presenta spesso in versione naif, adottando uno stile comunicativo decisamente extra-istituzionale: dall'apparizione in mutande con il gonfalone dell'ARS alle migliaia di sparate anti sistema che lo fanno dipingere come pittoresco mentre in realtà è tutt'altro che improvvisato.

 

Si tratta infatti di un politico più che esperto, avendo cominciato la sua carriera ad appena 18 anni, ed al contempo un manager, imprenditore e dirigente d'azienda di notevole livello.

 

Basta dire, per sgombrare il campo sulle sue capacità, che presenta una dichiarazione dei redditi che supera il milione di euro l'anno, ponendolo ai vertici della classifica nazionale dei politici che il più delle volte sono dei veri e propri spiantati: una cosa è certa, non campa di politica e questo aumenta certamente il suo appeal.

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Cateno De Luca è infatti il fondatore di una delle più formidabili organizzazioni di assistenza per imprese e dirigenti d'azienda, la FENAPI, che è presente in 74 Province, 19 Regioni e 13 Stati esteri mediante 510 Circoli FENAPI con 582 Sportelli CAF FENAPI, 110 Sportelli CAF CONFAPI-FENAPI, 231 Sedi territoriali INAPI, 54 Sedi CAA e 13 Sportelli CAF IMPRESA FENAPI, con una miriade di patronati e società di ogni tipo collegati.

 

Altro che macchina da guerra, un'organizzazione che non ha eguali.

 

Se questo ne fa un professionista del tutto indipendente dalla politica in termini di reddito e ruolo sociale, d'altro canto anche la sua carriera politica presenta caratteri di straordinarietà: non sono molti, anzi non ne conosciamo proprio, politici che sono riusciti a farsi eleggere come sindaco e anche per due mandti in ben tre comuni diversi, oltre che ottenere per due volte il seggio di deputato regionale.

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E un'altra caratteristica è che ogni volta che ha lasciato un incarico comunale è riuscito a garantirsi una successione con uomini a lui fedelissimi e per di più anche bravi.

 

Anche a Messina si è candidato solo, fuori dal sistema dei partiti, sostenuto da sei liste civiche.

Al primo turno ha ottenuto 23.616 voti, quasi il 20% dei votanti doppiando la somma dei voti della sua lista, segno che è stata la sua personalità ad ottenere il consenso, arrivando al ballottaggio con il candidato del centro destra Bramanti che gli dava quasi 10 punti di scarto col suo 28% e ben dieci liste di tutti i partiti della coalizione con 320 candidati a sostegno.

 

Al secondo turno De Luca lo ha letteralmente stracciato superando il 65%: diventando così un vero e proprio fenomeno.

 

L'abilità nella comunicazione e l'indiscutibile tenuta psicologica gli ha consentito di trasformare in vantaggio persino l'incidente di percorso arrivato per via giudiziaria nel 2017 quando venne arrestato per reati fiscali appena tre giorni dopo l'elezione all'ARS.

Ha subìto infatti diversi processi, tutti risolti, e per il reato fiscale la sentenza di primo grado è prevista per il 10 gennaio: la pena richiesta è di 3 anni, per cui anche in caso di condanna non rischia conseguenze interdittive sia per la tipologia di reato, fiscale appunto, che per la sua entità.

 

Ovviamente confida nell'assoluzione anche in questo caso, ma non è da escludere che anche in caso di condanna, considerati i precedenti, riuscirebbe agevlmente a trasformarla in ennesima occasione per affermare la sua estraneità ad un sistema che dichiaratamente ambisce ad abbattere: di certo non fermerebbe la sua candidatura alla presidenza della regione siciliana.

 

Ultima, ma non ultima, la sua verve artistica che lo porta da musicista ad esibirsi in giro per piazze e teatri con un suo spettacolo dal titolo "A modo mio" accompagnato da altri 13 artisti e che miscela tradizione e folklore, risultando anche in questo un vero mattatore capace con la sua empatia di conquistare i pubblici, e quindi gli elettori, più diversi.

 

Insomma, ce n'è abbastanza per accendere più di un faro, con la convinzione che se tenesse la sua candidatura a presidente della regione, una personalità come questa, con queste esperienze e dimostrate capacità manageriali, imprenditoriali e politiche sopra descritte, rischierebbe davvero di far saltare ogni banco e stavolta potrebbe anche non essere un'avventura.

 

E di sicuro sarebbe divertente...finalmente, almeno questo.

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