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Il Teatro Stabile di Catania e la "chiara fama" del neo direttore Luca De Fusco

13-12-2021 05:40

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Cultura&Spettacolo, Focus,

Il Teatro Stabile di Catania e la "chiara fama" del neo direttore Luca De Fusco

Bastava leggere...

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Lo abbiamo visto ieri, chiosando l'articolo "prudentissimo" che il direttore della nostra testata consorella SudStyle Aldo Premoli ha voluto dedicare alla nomina del nuovo direttore del Teatro Stabile di Catania Luca De Fusco da parte di un CdA insediatosi appena un mese fa.

Il comunicato ufficiale emanato dal Teatro Stabile di Catania recita così: 

 

"Luca De Fusco sarà il prossimo direttore del Teatro Stabile di Catania. Lo ha stabilito il nuovo consiglio di amministrazione, che si è insediato poche settimane fa, nella riunione di venerdì 10 dicembre.

 

La presidente Rita Gari Cinquegrana, a nome di tutto il CdA ha dichiarato in proposito: «Una personalità, quella di Luca De Fusco, unanimemente considerata di alto profilo, un intellettuale la cui valenza artistica e competenza gestionale di chiara fama garantiranno un ulteriore rilancio del nostro Teatro a livello nazionale ed internazionale. 

Due affermazioni pesanti quelle della presidente a nome di tutto il CdA: "unanimemente di alto profilo" e "competenza gestionale di chiara fama", che fanno ritenere siano le ragioni per cui senza alcuna selezione pubblica Luca De Fusco sarebbe stato scelto per dirigere il più importante Teatro di prosa cittadino.

 

Vediamo allora questa "unanimità di consensi" e la "chiara fama" del nuovo direttore Luca De Fusco?

 

Possiamo farlo, e avrebbe dovuto farlo anche il CdA, scorrendo solo alcuni degli articoli di stampa dedicati alla sua "competenza gestionale" dalle più importanti testate nazionali e locali, generaliste e di settore: dal Corriere della Sera a La Repubblica, da Huffington Post a Vivicentro a Fanpage a Pickwick.

 

Sul Corriere della Sera del 6 marzo 2019 si legge come la sua nomina al Teatro Nazionale di Napoli "fu una decisione violenta, talmente politica (da parte del centro destra del presidente della regione Caldoro, ndr) e rivendicata come tale che la città si trovò tappezzata di manifesti in cui si annunciava a titoli cubitali il cambio di scena al Mercadante. In parole povere l’avvento di De Fusco, reduce al tempo da una controversa direzione dello Stabile veneziano e presentato qui in città come il grande manager capace di attrarre investimenti privati nel settore, avrebbe dovuto produrre risparmi di denaro pubblico e cartelloni per un pubblico borghese latitante perché perseguitato dalle avanguardie bassoliniane. A conti fatti, dopo nove anni, sappiamo che i privati non hanno messo un euro, che De Fusco ha realizzato soprattutto sue regie colonizzando per anni anche il Teatro Festival, che la commissione ministeriale ha sostanzialmente bocciato la qualità innovativa della sua conduzione, che la scuola (diretta da Mariano Rigillo) fondata per necessità di statuto non ha mai funzionato come si deve, che il pubblico pare aumentato ma gli incassi è certo che languono per la politica low cost, cioè di saldi su saldi per biglietti e abbonamenti.

Già al tempo della sua prima nomina a Napoli, nel 2011, anche La Repubblica raccontò alcuni retroscena parlando addirittura di scandalo "Esplode il caso Napoli. La polemica travolge il Teatro festival partenopeo, lo Stabile Merdacante e la stessa Regione. Al centro dello scandalo il trattamento riservato a Luca De Fusco, regista, da pochi mesi dominus delle due prestigiose strutture. Lo stesso sindaco Luigi de Magistris critica "la concentrazione di potere che poi allontana i cittadini dalla cultura. Per quel che vedo - aggiunge de Magistris - sono molto perplesso". De Fusco, legato al sottosegretario Gianni Letta... Repubblica scopre che per De Fusco è stata costruita una culla dorata a spese dei contribuenti: con compenso triplo e benefit senza precedenti, fino al 2015. Come direttore del Festival, De Fusco incassa, (oltre a una suite con vista mare per 5 anni, "lista di ristoranti convenzionati" e l'hotel per il segretario personale) un compenso annuo "di 65mila euro più il 35% dell'importo al botteghino", circostanza irrituale espressa nel contratto; inoltre, come direttore dello Stabile, percepisce 140mila euro all'anno; terzo compenso, 60mila euro, gli tocca come regista dello spettacolo-kolossal L'Opera da tre soldi, che ha debuttato al Festival l'altra sera. Una produzione che si candida al record di messinscena italiana più costosa: 720mila euro, co-prodotta da Fondazione e Mercadante, proprio le due "case" di De Fusco", con risultati di botteghino decisamente poco lusinghieri secondo La Repubblica.

Torna ad occuparsene La Repubblica che il 27 aprile 2018 scrive "è forte l’idea, dati alla mano, ch’egli (De Fusco, ndr) sia troppo incline all’auto-promozione: così un bene pubblico viene diretto secondo logiche personali, proprietarie. E non è di questo che hanno bisogno Napoli, la sua cultura teatrale e la pluralità di artisti che ne sono espressione.

La testata specialistica Pickwick analizza i dati diffusi nel 2019 dallo stesso De Fusco, smontandoli punto per punto e arrivando a rimarcare come, a fronte di spese faraoniche, il Teatro Nazionale di Napoli sia l'ultimo nella classifica dei Teatri nazionali italiani e che gli incassi da botteghino non superino nella stagione la preoccupante cifra di 650 mila euro.

 

Anche in merito alla produzione artistica il giudizio è impietoso e viene direttamente dalla Commissione Prosa del Ministero:  "si colloca in penultima posizione tra i Nazionali (peggio fa il solo neo-promosso Stabile di Genova) e in nessuno dei parametri adottati (“qualità della direzione artistica”, “del personale artistico scritturato”, “del progetto”; “capacità di assunzione del rischio culturale”; “autorevolezza nel proporre e valorizzare il repertorio, la drammaturgia contemporanea, i nuovi talenti della scena”; “capacità di assicurare una proposta di alto livello, differenziata, plurale e innovativa”; “affidabilità gestionale”; “integrazione con strutture del sistema culturale”; “partecipazione a reti nazionali e internazionali”) raggiunge il massimo del punteggio previsto. Non solo: la “Qualità della Proposta Artistica” del Nazionale di Napoli è inferiore a quella di otto TRIC e di tredici Centri di Produzione e si colloca – senza considerare il Piccolo di Milano, che fa storia a sé – al ventiseiesimo posto su cinquantacinque teatri finanziati."

 

Anche la testata Fanpage parla di "contestata gestione" da parte di De Fusco, titolando il 20 dicembre 2019 

"Teatro Stabile di Napoli, gli attori contro Luca De Fusco: “Non ci paga, ci fermiamo”, con sottotitolo: "Gli attori e le maestranze dello spettacolo la “Grande magia” di Eduardo De Filippo, in scena al Teatro Argentina di Roma, hanno letto un comunicato durissimo contro il Teatro Stabile di Napoli diretto da Luca De Fusco, reo di essere insolvente nei confronti dei lavoratori: “Non siamo giullari, ci fermiamo qui.”

Nell'articolo De Fusco viene definito "tanto discusso".

 

Insomma, il consenso tanto unanime di cui parla il CdA dello Stabile di Catania per motivare la nomina di De Fusco tanto unanime non sembra.

 

E ancora il 31 gennaio 2020 la testata Vivicentro titola: "Luca de Fusco e la gestione poco chiara del Teatro Nazionale Mercadante".

 

Si legge: 

"Quando nel 2015 è nata la Scuola del Teatro Stabile di Napoli all’interno del Teatro Nazionale Mercadante, con Luca De Filippo come Direttore, le premesse erano ben diverse da ciò che poi è andato verificandosi.

Il Teatro Mercadante infatti, aveva ottenuto il beneplacito per divenire Teatro Nazionale a patto che nascesse al suo interno, la scuola per attori.

Una conditio sine qua non che avrebbe portato a laute sovvenzioni destinate alla scuola, ossia a quella “palestra per attori” tanto sognata da Eduardo e divenuta realtà per volontà del figlio Luca.

Nondimeno, se le produzioni teatrali dalla stagione 2015/16 avevano la parvenza di kolossal, con enormi scenografie e sfarzosi costumi, lo stesso non si poteva dire della scuola; gli allievi, per quasi un anno, sono stati reclusi nel solaio del Teatro Mercadante, ovverosia nello spazio storicamente destinato al deposito delle scenografie, dei costumi e di tutto quel materiale ormai non più utile.

Un polveroso scantinato privo di un pavimento e delle condizioni minime di sicurezza.

Soltanto dopo mesi e mesi di battaglie gli allievi riuscirono ad ottenere un pavimento ed un riscaldamento per l’aula.

Se da un lato andava in scena “Orestea” di Eschilo, con settimane di repliche e scenografie stile Broadway, dall’altro la scuola (che nel frattempo aveva perso il suo Direttore Luca De Filippo, scomparso proprio all’inizio del primo anno accademico, ndr) navigava a vista tra polvere e pacche sulle spalle.

Molti docenti dell’accademia (se non tutti) il primo anno hanno lavorato gratis. Gli stipendi oscillavano tra i 40 e il 60 euro lordi all’ora. Quasi tutti i mesi, per il primo anno e mezzo, i docenti hanno sollecitato in continuazione il versamento dei compensi, mai arrivati puntuali. Ciononostante hanno continuato ad insegnare per amore dei propri allievi, tra enormi sacrifici.

De Fusco nel frattempo continuava a portare avanti le proprie produzioni, usufruendo anche degli allievi stessi della scuola chiamati a sacrificare i pomeriggi di lezione per piccoli ruoli e pagati una miseria proprio perché ragazzi dell’Accademia.

Quell’Accademia dalla quale la stessa Carolina Rosi, moglie di Luca De Filippo, prese le distanze chiamandosi fuori dal C.d.A che doveva occuparsi della gestione della scuola.

“Da un anno Luca chiedeva una sede per la scuola che non fosse il solaio del Mercadante, per il rispetto che si deve al teatro, al mestiere attoriale e agli allievi. Eppure lo Stabile di Napoli non ha fatto nulla ma in compenso ha proposto di intitolare la scuola a Luca. Ho detto loro che erano pazzi”. 

Alla fine di marzo 2017 il punto più basso: al Teatro Mercadante viene interrotta la rappresentazione de “Le Troiane” di Euripide e il pubblico viene fatto defluire. Vengono messi i sigilli alle porte e per una decina di giorni la struttura rimarrà chiusa per “motivi di sicurezza”.

Mancavano, si disse allora, i requisiti minimi per l’agibilità. Delle scale non a norma per le quali si ritenne di chiudere il Teatro Nazionale Mercadante.

La battaglia sanguigna tra Comune e Teatro Stabile danneggiava soprattutto gli allievi, spettatori inermi privati del loro diritto di fare teatro, ai quali Luca De Fusco non seppe dare né rassicurazioni né tantomeno risposte.

Di recente la Compagnia del Teatro Stabile, alla fine di una delle rappresentazioni de “La Grande magia” di Eduardo per la regia di Lluis Pascal, hanno letto al pubblico un loro durissimo comunicato in cui denunciavano i mancati pagamenti dei propri stipendi:

La compagnia di “La grande magia” ha deciso di porre all’attenzione del pubblico un nostro disagio che non può più continuare. Noi lavoratori dello spettacolo, attori e tecnici, lavoriamo sempre. In qualsiasi condizione, anche quando siamo ammalati, quando qualcuno ci lascia per sempre, col cuore spezzato, anche quando non ci pagano perché gli enti pubblici e privati non rispettano i tempi di pagamento. Noi, purtroppo, siamo abituati a lavorare anche quando non ci rispettano. Ci hanno insegnato che The show must go on, lo spettacolo deve andare avanti, sempre. Per voi che siete qui e avete pagato per partecipare alla magia del teatro.

Ecco l’eredità di Luca De Fusco."

Bene, questi solo alcuni degli articoli che ci vengono segnalati e riportiamo all'attenzione dei nostri lettori, chiedendo esplicitamente al Consiglio di Amministrazione del Teatro Stabile di Catania, ed ai loro dante causa, cosa intendano per "chiara fama" e per "unanime consenso".

 

Visto che comune di Catania e regione siciliana non hanno inteso chiarire perchè hanno rimosso, al primo mandato, la governance che stava realizzando, numeri pubblicati, un difficilissimo recupero finanziario e un ancor di più complicato rilancio artistico, almeno questo dovrebbero spiegarlo.

 

Così, tanto per capire come si arriva a nomine così importanti per l'interesse generale di una comunità.

 

Oppure ognuno che prende un cavolo di potere pubblico in questa benedetta città di Catania può fare quello che vuole senza risponderne mai?


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