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"Quando presero gli ebrei io non dissi nulla perché non ero ebreo..."

11-12-2021 06:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

"Quando presero gli ebrei io non dissi nulla perché non ero ebreo..."

Se si arriva a sostituire la parola "Natale" con "festa" la cosa comincia a farsi pericolosa. Di nuovo

All’inizio credevo fosse una bufala, una delle tante insulsaggini che circolano nel web; poi ho pensato che si trattasse di una gag, la trovata di chi aveva inventato una situazione paradossale, per prendere in giro il politicamente corretto e fare dell’ironia.

 

Alla fine si è, invece, capito che la notizia era vera, diffusa dai più autorevoli organi di stampa nazionali e stranieri e confermata dall’istituzione interessata: l’Unione Europea.

 

La commissaria all’uguaglianza Helena Dalli, o chi per lei, giorni fa ha scritto una “comunicazione interna” con la quale consigliava di sostituire la parola “Natale” con “festa”, per non offendere chi professa una religione non cristiana.

 

Il testo conteneva altre perle, come la raccomandazione a non usare nomi evangelici, quali Maria e Giovanni, o espressioni del tipo “Signore e signori”, a cui sarebbe da preferire “Cari colleghi”.

 

Il tutto per essere rispettosi di ogni credo religioso e di ogni genere sessuale. 
 

Ora, che il Natale non sia più una festa cristiana e si sia trasformato nell’ennesima occasione per spendere e consumare, ce ne siamo accorti da tempo, non occorreva l’UE per rendercene conto.

Pasolini, in una poesia dal titolo “Riscoprire la luce del Natale” scriveva: “è un solo ansito di macchine, una corsa/ angosciata verso le antiche spese/di Natale, come a una necessità risorta”.
 

Da questo punto di vista, che essa cambi denominazione non dovrebbe scandalizzare nessuno, poiché, in realtà, è già così.

 

È risibile, ma anche inquietante, invece, la motivazione addotta, il fatto cioè che augurare buon Natale o che chiamare una figlia Maria, possa essere irriguardoso di chi non è cristiano.

È risibile, perché non ci crede nessuno e non può esserci nulla di offensivo nello scegliere un nome piuttosto che un altro.

Forse che un cattolico potrebbe risentirsi se nel contesto da lui frequentato ci fossero dei Mohammed o dei Levi?

Ma pensiamo veramente che l’aria che si respira in Europa sia così avvelenata e intollerante da prevedere reazioni del genere?

Non si comprende che sono invece uscite come questa che possono esacerbarla? 
 

Ma è pure inquietante, perché conferma il tentativo di eradicare il cristianesimo dalla cultura europea.

 

Quando, infatti, la politica interviene sulla cultura, non per ampliare, aggiungere o integrare, ma per togliere, eliminare, distruggere, vuol dire che essa persegue un intento ideologico, che, spesso, prelude a svolte autoritarie.

 

Certamente nessuno teme di ritrovarsi l’esercito a presidiare le strade, come nell’America latina degli anni Settanta, ma tutti rischiamo l’aggressione mediatica dei social, se ci permettiamo di manifestare un pensiero o un’idea diversi dal politicamente corretto.

 

Da qualche tempo, questa inaccettabile limitazione della libertà di espressione, sta provando ad assumere una configurazione legale, con l’emanazione di provvedimenti, tesi sostanzialmente a proibire e a cancellare.

 

Negli Stati Uniti, essa ha pure preso una denominazione precisa, si chiama cancel culture, in nome della quale sono già state abbattute statue e si vorrebbero censurare film, cartoni, rappresentazioni teatrali, libri.

Ossia quelle forme artistiche, che nelle dittature sono le prime a finire sotto la mannaia del regime.
 

Un particolare accanimento si registra, poi, nei confronti del cristianesimo e soprattutto della cultura cristiana.

 

Sono anni, ormai, che si chiede la rimozione dei crocefissi dai luoghi pubblici, si è già ottenuta l’eliminazione dei presepi dalle scuole, si vorrebbe togliere l’insegnamento della religione cattolica dai piani di studio, ai bambini si fa cantare “Perù” anziché “Gesù”.

 

Sia chiaro che qui non si vuol fare apologia di una religione, non sarebbe questa la sede adatta.

 

Ma richiamare l’attenzione dei lettori sui pericoli che corre la cultura in questo specifico momento storico.

 

Se consideriamo che si è provato a censurare Shakespeare, di questo passo non è difficile prevedere che le prossime vittime saranno Manzoni, Dostoevskij, Hugo, Dante, Pascal.

Ma anche Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Caravaggio, Mozart, Bach, Vivaldi e tanti altri nelle cui opere ci siano riferimenti cristiani.

 

Concludo citando un celebre testo, attribuito a Bertolt Brecht, e che invece pare risalga al pastore protestante Martin Niemöller: “Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista. Quando rinchiusero i socialdemocratici io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico. Quando presero i sindacalisti, io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”. 
 

Noi, al contrario, abbiamo detto!

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