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Occorre fantasia educativa per rilanciare la Scuola

27-11-2021 06:11

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

Occorre fantasia educativa per rilanciare la Scuola

Un settore cruciale della comunità che abbisogna di un dibattito approfondito

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Ad un anno e mezzo dallo scoppio della pandemia da sars-cov2, la Chiesa italiana ha voluto fare il punto della situazione sulle scuole paritarie cattoliche, per verificare la loro tenuta ed, eventualmente, interrogarsi sulle ragioni di una crisi.

 

Incaricato della stesura di un documento, noto come XXIII rapporto sulla scuola cattolica in Italia, è stato il prof. Giuseppe Zanniello, già ordinario di Didattica e Pedagogia speciale all’Università di Palermo.

 

Il noto accademico, assieme ad altri suoi colleghi, presenti in tutto il territorio nazionale e ad alcune associazioni a sostegno della scuola paritaria cattolica, ha raccolto dei dati importanti, che sono stati pubblicati in un volume, edito da Morcelliana Scholé, dal titolo "Fare scuola dopo l’emergenza".

 

Il lavoro è stato presentato lo scorso 19 novembre, nell’aula magna della LUMSA a Palermo, alla presenza di mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale e delegato della CESI per l’educazione cattolica, la scuola e l’università; del prof. Roberto Lagalla, Assessore Regionale all’Istruzione e Formazione; del prof. Gabriele Carapezza Figlia, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza della LUMSA e dello stesso prof. Giuseppe Zanniello, tra gli estensori del rapporto e promotore dell’evento.

 

Erano inoltre collegati da remoto: il prof. Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del Centro Studi per la scuola cattolica, il prof. Guglielmo Malizia, salesiano, emerito di Sociologia dell’educazione, il prof. Giorgio Chiosso, già ordinario di Storia della Pedagogia, la prof.ssa Virginia Kaladich, Presidente nazionale della FIDAE, la prof.ssa Annamaria Poggi, ordinaria di Istituzioni di Diritto pubblico, il prof. Dario Nicoli, Docente a contratto di Sociologia economica e dell’organizzazione.

Anch’io ero presente tra i relatori, in quanto dirigente dell’Istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo. 
 

Dal confronto è emerso con molta chiarezza che, rispetto agli istituti primari e dell’infanzia, nei quali si è registrata una grave contrazione di iscritti che, in qualche caso, ha portato pure alla chiusura dell’istituzione, durante la pandemia alcune scuole secondarie di I e II grado sono, invece, significativamente cresciute, con un considerevole aumento delle iscrizioni.

 

Ciò si è verificato in modo evidente nel nord Italia, ma anche a Palermo, soprattutto nella mia scuola e all’Istituto Gonzaga, come ha voluto sottolineare mons. Pennisi, da sempre attento e vicino al mondo della scuola in generale e, nello specifico, di quella cattolica.

 

A questo punto ci si è interrogati se tale incremento rappresenti un’inversione di tendenza, dopo anni di crisi, oppure se non sia dovuto alla maggiore efficienza che le scuole cattoliche hanno mostrato, nell’organizzare la didattica a distanza, rispetto alle statali. 
 

A tal proposito, il prof. Zanniello si è soffermato sulla “fantasia educativa” da lui riscontrata nel corso dell’indagine, che ha trovato una inequivocabile testimonianza proprio al Don Bosco Ranchibile, i cui studenti, dall’estate 2019 ad oggi, sono aumentati di circa il 20%.

 

È toccato a me descrivere alcune iniziative messe in atto nel mio istituto e riportate nella pubblicazione.

 

Ad esempio, un talk show con Plauto e Terenzio, organizzato dalla prof.ssa Di Girolamo con gli alunni del liceo classico.

Si è riprodotta una diffusa forma di comunicazione e di confronto attuale, contestualizzandola nella Roma antica.

 

Un’altra attività molto riuscita e seguita sono stati i caffè letterari, coordinati dalla prof.ssa Porcasi e offerti alle classi della scuola secondaria di I grado.

Gli alunni, dal 9 marzo al 31 maggio del 2020, ogni sera, si incontravano su piattaforma, per discutere di un autore, di un libro o di parte di esso, spesso anche alla presenza di illustri ospiti, quali scrittori, comici, sportivi, sacerdoti.

 

È stato un modo per riempire le lunghe e interminabili giornate, nelle quali gli studenti erano costretti dal lockdpwn a rimanere in casa.

 

Quest’approccio, ha riconosciuto l’assessore Lagalla, ha garantito il mantenimento e la cura della relazione, dimensione imprescindibile dell’educazione.

 

L’anno successivo si sono potute ospitare, sempre on line, autorevoli personalità della cultura o delle istituzioni, per riflettere assieme su alcuni importanti eventi, come la beatificazione di Rosario Livatino, l’economia di Francesco o l’anniversario della strage di Capaci.
 

Il convegno ha pure affrontato il tema della libertà di scelta di alunni e genitori, toccato, in particolare, dal prof. Carapezza Figlia e dall’assessore Lagalla.

Quest’ultimo, che non ha escluso aiuti per le famiglie in base alle fasce di reddito, si è pure interrogato sul futuro della scuola paritaria in Italia e sulle incognite che l’attraversano, alla luce degli ultimi aggiornamenti sulla pandemia.

 

Due sono i punti sui quali tutti gli intervenuti hanno convenuto: innanzitutto la funzione provvidenziale svolta dalla dad durante il lockdown, che ha permesso di continuare lo svolgimento dei programmi scolastici.

 

D’altro canto si è ammessa la necessità, ormai, di continuare in presenza, così come è iniziato il nuovo anno scolastico.

 

Tutto questo per consentire ai ragazzi, che per un anno e mezzo hanno seguito da casa, di riadattarsi ai ritmi – e alle regole – della lezione in aula.  
 

È innegabile che la Chiesa sia stata, nella storia, la prima istituzione ad occuparsi di istruzione e ad avere, pertanto, assicurato, per lungo tempo, una adeguata preparazione culturale ai giovani.

 

Ora che la società, anche in Italia, appare quasi del tutto secolarizzata, possono ancora avere un senso scuole rette da preti e suore, impegnate, oltre che in un’offerta formativa di alto livello, anche in un approccio educativo basato sui principi cristiani?

 

L’esperienza drammatica della pandemia dimostra di sì.

 

E non solo per l’abilità rivelata nell’organizzare una modalità d’insegnamento inedita, alla quale nessuno poteva essere preparato.

 

Ma soprattutto per avere garantito ai propri alunni, una relazione, che ha aiutato e sostenuto migliaia di giovani, in un momento difficile e indimenticabile della loro vita.

 

Questo non significa che nella statale ciò non sia avvenuto, anche con risultati apprezzabili, ottenuti da tanti ottimi professionisti, che vi lavorano con preparazione e sacrificio.

 

Tuttavia, nelle scuole cattoliche la relazione non è una componente lasciata all’iniziativa di singoli docenti, ma è un fatto costitutivo, carismatico e dunque essenziale del loro progetto.

 

E questo, a parer mio, fa la differenza.

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