sudpresslogo
sudpresslogo

CONTATTI

CONTATTI

MENU

MENU

AUTORI

AUTORI


redazione@sudpress.it
direttore@sudpress.it
editore@sudpress.it
tel: +39 339 7008876 (solo messaggi wapp)

redazione@sudpress.it
direttore@sudpress.it
editore@sudpress.it
tel: +39 339 7008876 (solo messaggi wapp)

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

 

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

 

1280x720

ISCRIVITI AI NOSTRI CANALI:


telegram
whatsapp

Sito web realizzato da Flazio Experience

Sito web realizzato da Flazio Experience

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 04818090872 - ROC 180/2021
Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

IN EVIDENZA

DIBATTITO PER CATANIA (e non solo), Nino Rizzo, medico di famiglia: "Occorre una nuova governance dei sistemi sanitari"Potente spettacolo di Emergency venerdì 12 agosto all'Ardizzone Gioeni: oggi alle 18 il Talk di presentazioneCateno De Luca: al via la raccolta di firme per il Sindaco d'Italia. E di SiciliaSAC – Aeroporto di Catania: per l'Autorità Nazionale Anticorruzione è MALA GESTIORegionali, il ridicolo "veto" su Prestigiacomo di La Russa e Lega diventa boomerang: sul gommone pro-migranti c'era la senatrice leghista Valeria SudanoIl TALK di Sudpress, Speciale "Tosca" seconda puntata: sveliamo il misterioso Backstage dell'opera liricaRegione, i colonnelli siculi di FdI giocano col fuoco e mettono a rischio Lazio e premiershipLa tua campagna elettorale falla come si deve con Sudpress, Arti Grafiche Etna e Sicra Press: il massimo della Comunicazione Integrata"Come polli d'allevamento...tra macerie di valori"SI VOTA IL 25 SETTEMBRE: E ADESSO TUTTI ACCATTONI A PIETIRE PER UN VOTO

È cruciale coinvolgere i più giovani alla Politica

30-10-2021 04:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

È cruciale coinvolgere i più giovani alla Politica

Negli anni Ottanta l’80% dei giovani, in Europa, si sentiva politicamente ben orientato, oggi lo è soltanto il 30%.ED È UN GROSSO PROBLEMA!

giovanipolitica2-b-1635527440.jpg

A poche ore dal secondo turno delle elezioni amministrative, che ha registrato un ulteriore incremento dell’astensione, nettamente al di sopra del 50%, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge di riforma costituzionale, che estende fino ai diciottenni il diritto di elezione del Senato.

 

Con questo provvedimento rimangono solamente due le differenze tra i due rami del parlamento: il numero dei senatori è la metà di quello dei deputati; l’età minima per essere eletti al Senato è 40 contro i 25 per la Camera.

 

Proprio per questa ragione, l’importante novità legislativa, che era stata approvata definitivamente lo scorso 12 luglio col voto del Senato, non ha trovato consensi unanimi.

 

Alcuni giuristi ritengono, infatti, che adesso le due assemblee siano ancora più speculari e che, a questo punto, sia davvero sufficiente lasciarne una sola.

Il costituzionalista Alessandro Gigliotti, ad esempio, ha ricordato che alla Costituente si era già pensato seriamente di differenziare i poteri e la composizione di Camera e Senato, configurando quest’ultimo come una camera delle regioni, “connessa all’articolazione regionale della forma di Stato”.

 

L’obiettivo non fu comunque ottenuto a causa di una serie di veti incrociati, responsabili dell’attuale bicameralismo perfetto.

 

Meuccio Ruini, uno dei costituenti e futuro Presidente del Senato, dichiarò a tal proposito: “Bicameralità presuppone che i due rami del Parlamento non siano eguali ed identici; in regime di democrazia è necessario che traggano ambedue origine dalla sovranità popolare, ma non debbono essere doppioni; se no avrebbe ragione Sieyès, e si farebbe più presto a mettere i membri delle due Camere in un’aula sola”.

 

Fino al 1963 vigeva anche un’altra differenza, riguardante la durata del mandato: sei anni al Senato e cinque alla Camera; la legge costituzionale n. 2 del 9 febbraio 1963 li ha equiparati entrambi a cinque. 


Coinvolgere i diciottenni nell’elezione del Senato vuol dire aumentare di circa quattro milioni di persone il corpo elettorale.

 

Inoltre, secondo il relatore Dario Parrini, poiché il parlamento avrà ora la medesima base votante, è molto probabile che le maggioranze saranno omogenee nelle due camere.

 

In effetti, negli ultimi decenni, a parte poche rare eccezioni, nei due rami parlamentari c’è stata una diversa distribuzione dei seggi tra le forze politiche.

 

Analizzando le elezioni del 2018, si è ipotizzato che, se avessero votato i diciottenni per eleggere il Senato, il Movimento Cinque Stelle avrebbe ottenuto molti più voti e, verosimilmente, il governo di Giuseppe Conte sarebbe ancora in vigore. 
 

Un’altra questione molto dibattuta, alla luce di questa riforma, è inerente all’età minima richiesta ai senatori, che è stata confermata a quarant’anni.

Per il prof. Corrado Caruso, all’abbassamento dell’età dei votanti, sarebbe stato ovvio far seguire l’abbassamento dell’età degli eletti.

Anche se, in questo caso, forse si sarebbe pure dovuto cambiare nome al Senato, non essendo più un’assemblea con una media anagrafica più alta. 


Al di là di tutte queste considerazioni, che hanno un sapore molto tecnico, ritengo che nelle intenzioni del legislatore ci fosse pure un maggiore coinvolgimento dei più giovani nella politica del Paese.

 

Un sondaggio del 2019 riferisce che, a partire dal 2014, la percentuale di ragazzi dai quattordici anni in su, che non partecipa alla vita politica è salita dal 18,9% al 23,2%.

 

Il 27,6% di loro è totalmente disinteressato ai temi politici, tra i diciottenni tale disinteresse è motivato, per quasi il 20%, dalla bassa qualità dei nostri uomini politici.

 

Il punto dolente è proprio questo, la credibilità dell’attuale classe dirigente, in picchiata da un bel po’ di tempo, sotto il profilo culturale, morale e politico vero e proprio.

 

Manca una chiara prospettiva futura: una programmazione economica rassicurante, una politica estera di alto profilo, degli investimenti funzionali alla realizzazione di opere pubbliche, ad incentivare la ricerca scientifica, a valorizzare il patrimonio artistico nazionale, a migliorare la qualità della vita.

 

E non ci conforta sapere che il fenomeno ha un respiro europeo: negli anni Ottanta l’80% dei giovani, in Europa, si sentiva politicamente ben orientato, oggi lo è soltanto il 30%. 
 

Si spera che la reintroduzione dell’Educazione Civica nei piani di studio della scuola italiana, possa ridestare negli studenti la passione perduta.

 

Non sarebbe male se tornassero di moda anche le scuole di politica, dalle quali sono usciti politici ben formati al perseguimento del bene comune.

 

A Palermo si ricorda ancora quella nella quale insegnava Piersanti Mattarella, oppure quella diretta dal gesuita Bartolomeo Sorge, divenuta un autentico laboratorio, in cui sono state sperimentate nuove formule politiche, alcune delle quali realizzatesi con successo. 
 

Un’ultima considerazione ci sentiamo di dedicare al dibattito sull’opportunità di modificare il testo costituzionale, magari assegnando nuove mansioni ad una delle camere, o addirittura abolendone una, come auspicato da alcuni esperti.

 

In linea di principio, interventi del genere potrebbero verificarsi, tenendo conto del tempo che passa e dunque della necessità di adeguare la legge alle novità che si presentano.

 

Alla luce dei tentativi compiuti finora, però, tremo alla sola idea che qualcuno, oggi, possa modificare quanto scritto da uomini della statura di Moro, Togliatti, Nenni, La Pira, Dossetti, Saragat, Calamandrei, Croce, De Gasperi.

 

Non so cosa ne pensi il lettore, ma io ho la sensazione che i nostri attuali politici non riuscirebbero a fare meglio di loro. 

image-902

NEWSLETTER

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rimani aggiornato su tutte le news e gli eventi promossi da Sudpress

Come creare un sito web con Flazio