sudpresslogo
sudpresslogo

CONTATTI

CONTATTI

MENU

MENU

AUTORI

AUTORI


redazione@sudpress.it
direttore@sudpress.it
editore@sudpress.it
tel: +39 339 7008876 (solo messaggi wapp)

redazione@sudpress.it
direttore@sudpress.it
editore@sudpress.it
tel: +39 339 7008876 (solo messaggi wapp)

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

 

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

 

1280x720

ISCRIVITI AI NOSTRI CANALI:


telegram
whatsapp

Sito web realizzato da Flazio Experience

Sito web realizzato da Flazio Experience

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 04818090872 - ROC 180/2021
Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

IN EVIDENZA

Verso "Tosca" Teatro Greco di Siracusa dal 26 agosto: IL SOPRANO MARIA TOMASSIDIBATTITO PER CATANIA (e non solo): Beppe Condorelli, cardiologo: "In primis l'ordine pubblico; e poi si facciano avanti professionisti affermati!"DIBATTITO PER CATANIA (e non solo), Lucio Di Mauro, medico legale: "Catania è pronta a cambiare? Con un vero progetto civico saremmo in tanti!"Regionali, Caterina Chinnici pretende liste "immacolate", stop alle candidature di Giuseppe Lupo, Angelo Villari e Luigi Bosco"Tutti a cercare la diligenza, ma probabilmente siamo al Capolinea"Regionali, Meloni e La Russa provano ad imporre Renato Schifani imputato a Caltanissetta, gli avversari tirano un sospiro di sollievo e Cateno De Luca esultaBufera al Policlinico Universitario di Catania: arrestato il primario di cardiochirurgia Carmelo MignosaDIBATTITO PER CATANIA (e non solo), Nino Rizzo, medico di famiglia: "Occorre una nuova governance dei sistemi sanitari"Potente spettacolo di Emergency venerdì 12 agosto all'Ardizzone Gioeni: oggi alle 18 il Talk di presentazioneCateno De Luca: al via la raccolta di firme per il Sindaco d'Italia. E di Sicilia

È ora di pensare agli Insegnanti o l'Italia è persa!

23-10-2021 07:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

È ora di pensare agli Insegnanti o l'Italia è persa!

Troppo svilito un ruolo che in qualsiasi paese è considerato strategico per la crescita della comunità

doventi-scuola-aula-675-1634891549.jpg

In una conferenza stampa tenuta al termine della prima cabina di regia sul Pnrr, il presidente del consiglio Mario Draghi ha ribadito l’attenzione del governo per la scuola e ha annunziato investimenti per l’istruzione e la ricerca, in coerenza con quanto dichiarato mesi fa, dinanzi alle camere, per ottenere la fiducia del Parlamento.

 

Patrizio Bianchi, ministro dell’Istruzione, ha illustrato il suo piano di riforme che, tra l’altro, prevede anche, entro novembre, “bandi per 5 miliardi, 3 dei quali destinati ad asili e scuola dell’infanzia, 400 milioni per le mense, 300 per le palestre, 800 per le scuole nuove e 500 per la ristrutturazione degli istituti”.

 

Lo stanziamento deliberato è comunque più ampio e include circa 18 miliardi di euro da spendersi per il miglioramento degli ambienti e il rinnovamento della didattica.

Dal canto suo, la ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa ha specificato che saranno utilizzati 9 miliardi per incrementare la ricerca, che il 40% di essi verrà impiegato in favore del Mezzogiorno e che 4 assunzioni su dieci saranno riservate alle ricercatrici.
 

Queste notizie hanno seguito di poche ore l’assegnazione del Nobel per la fisica all’italiano Giorgio Parisi, ordinario di fisica teorica all’Università Sapienza di Roma e docente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

L’Accademia reale svedese delle scienze glielo ha attribuito “per la scoperta dell’interazione fra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria”.

 

Se si esclude Riccardo Giacconi, nato in Italia ma naturalizzato statunitense, premiato nel 2002, dal 1984, anno in cui il premio fu vinto da Carlo Rubbia, nessun altro italiano aveva più conseguito questo prestigiosissimo riconoscimento.

Com’è noto, il prof. Parisi lo ha condiviso con altri due studiosi stranieri, il giapponese Syukuro Manabe e il tedesco Klaus Hasselman.

Egli, inoltre, è anche molto conosciuto all’estero, dove ha pure lavorato, in particolare alla Columbia University di New York, all’Institut des Hautes Études Scientifiques e all’École Normale Superieure di Parigi. 
 

Ciononostante, si può orgogliosamente affermare che Giorgio Parisi lo abbia meritato, avendo trascorso gran parte del suo impegno accademico in Italia.

A differenza del prof. Rubbia, che dal 1960 è al CERN di Ginevra, laboratorio che egli stesso ha diretto tra il 1989 e il 1994.

Questo vuol dire che, malgrado le critiche di chi sostiene, giustamente, che la ricerca in Italia sia negletta da tempo e le lamentele di coloro che ritengono insufficienti gli interventi finanziari comunicati dall’esecutivo giorni fa, l’Università italiana è comunque in grado di esprimere un premio Nobel. 
 

I fondi annunciati a beneficio della scuola ripropongono, ancora una volta, l’annoso tema del rinnovo dei contratti degli insegnanti.

Proprio il giorno prima della conferenza stampa di Draghi, il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, aveva rilasciato un’intervista a Orizzonte Scuola nella quale ricordava che, a fine carriera, gli stipendi dei docenti italiani sono molto più bassi di quelli registrati nel resto d’Europa e addirittura la metà di quelli dei colleghi tedeschi.

Il sindacalista ha, quindi, auspicato un aumento in busta paga di non meno di 300 euro.

Secondo Pacifico, “siamo sui 7-8 punti sotto l’inflazione, lontani dall’aumento del costo della vita”. 
 

È giunto il momento di comprendere che, oltre all’edilizia scolastica precaria, alla dispersione inquietante, ai laboratori necessari e all’aggiornamento utile, dovrebbe rientrare tra le priorità del legislatore anche la retribuzione dei professori.

 

Non solamente per riconoscere loro l’alta responsabilità di cui sono investiti, in un tempo definito appropriatamente d’emergenza educativa, o per valorizzare l’enorme mole di lavoro di cui sono carichi al di fuori delle ore di lezione (studiare quotidianamente, predisporre i compiti scritti e correggerli, partecipare ad interminabili riunioni di dipartimento, collegio docenti e di classe).

 

Ma soprattutto per recuperare quel prestigio sociale, che un tempo nessuno avrebbe messo in discussione e che oggi è spesso minacciato, anche fisicamente, dall’aggressività di certi alunni e genitori facinorosi. 
 

È innegabile che l’autorevolezza di un docente non può dipendere esclusivamente dalla consistenza del suo mensile.

Ad essa contribuiscono tanti altri fattori, come l’empatia, la preparazione, la chiarezza, l’amorevolezza, la coerenza, il carisma e quella sorta di talento istrionico che, secondo il noto psichiatra Vittorino Andreoli, chi insegna dovrebbe avere in comune con gli attori.

 

Fra l’altro, oggi si richiede anche la netta consapevolezza che la scuola è in costante divenire, perché i ragazzi sono soggetti a continue mutazioni.

 

L’autoreferenzialità, pertanto, non è solo anacronistica, ma dannosa, in quanto incapace di accorgersi di queste dinamiche, che sono destinate, nel tempo, ad accentuarsi ulteriormente.

E tuttavia, in un’epoca in cui il valore è sempre più strettamente legato al costo, una remunerazione più adeguata potrebbe meglio valorizzare questa professione e presentarla agli occhi dei tanti giovani in cerca di lavoro, come una scelta assai gratificante sul piano culturale, morale e non solo.  
                                        

image-902

NEWSLETTER

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rimani aggiornato su tutte le news e gli eventi promossi da Sudpress

Come creare un sito web con Flazio