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Servizio psicologico: risorsa importante nelle scuole per ragazzi, famiglie e docenti

17-04-2021 07:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

Servizio psicologico: risorsa importante nelle scuole per ragazzi, famiglie e docenti

La polemica scatenata da una frase infelice del premier Draghi consente una riflessione importante e coraggiosa

La polemica scatenata da una frase infelice del premier Draghi offre al preside del liceo salesiano Ranchibile di Palermo Nicola Filippone lo spunto per una riflessione importante e coraggiosa: abbiamo tutti bisogno di aiuto


C’è una categoria di professionisti che recentemente è balzata agli onori della cronaca, grazie ad un appunto di Mario Draghi, durante una recente conferenza stampa.

 

Si tratta degli psicologi, in particolare dei trentacinquenni che, sottoponendosi a vaccinazione in questo momento, in cui tanti anziani stanno ancora attendendo il loro turno, rivelerebbero un comportamento irresponsabile e incosciente.

 

Non entro nel merito della questione, innanzitutto perché il primo ministro ha corretto il tiro, probabilmente dopo essersi ricordato di avere inserito egli stesso gli psicologi, inclusi i trentacinquenni, tra gli italiani che devono vaccinarsi obbligatoriamente, col DL 44/21.

 

Ci sono anche state una rimostranza di David Lazzari, presidente nazionale dell’ordine degli psicologi e una replica di Federico Conte, presidente dell’ordine del Lazio, che ha definito un inciampo “infelice e irrispettoso” l’uscita del presidente del consiglio. Lo spiacevole incidente si può quindi ritenere chiuso e archiviato.

 

Approfitto, però, della circostanza per soffermarmi sull’importanza crescente che gli psicologi hanno, ad esempio, nel campo dell’istruzione.

 

Un tempo erano considerati degli “strizzacervelli”, necessari a quei ragazzi con situazioni particolari, con problemi gravi di relazione, ambientazione o scolarizzazione.

 

Se invitavi un genitore ad affidare il figliolo ad un psicologo, storceva il naso e ti rivolgeva uno sguardo torvo. Quasi a dirti: - Come si permette? Ci vada piuttosto lei? - 

 

Adesso, però, la visione è profondamente cambiata e, a parer mio, ogni istituzione scolastica dovrebbe potersi avvalere sempre di una consulenza psicologica.

 

Non soltanto per offrire un servizio agli alunni, ricevendoli personalmente, ascoltandoli innanzitutto e poi parlando con loro. Ma per entrare in tutte le classi e sottoporre i ragazzi ad una batteria di test, atti a misurare il livello di ansia e il grado di autostima; a studiare il loro rapporto con il cibo e con i dispositivi digitali (smartphone, computer, tablet); a verificare la percezione di sé e del proprio corpo; a capire le attitudini e le aspirazioni; a cogliere lo stato emotivo e la capacità di gestirlo. 

 

Tali informazioni devono ormai ritenersi necessarie e, in qualche caso, indispensabili al compito del docente, che non può più limitarsi a veicolare contenuti ai discenti e successivamente valutarne la preparazione.

 

Il lavoro dell’insegnante è fondamentalmente basato sulla relazione, che riesce ad instaurare e a mantenere con gli allievi. In seno ad essa si innesta anche la proposta culturale, che sarà accolta soltanto se l’approccio precedente avrà funzionato.

Pertanto non si può procedere senza avere prima conosciuto il vissuto di un ragazzo, le dinamiche familiari che lo riguardano, il carattere, le eventuali fragilità e i suoi punti di forza.

 

Ovviamente questi sono aspetti che appariranno gradualmente, durante l’intero percorso educativo, ecco perché è importante essere affiancati da un esperto, in grado di esaminare bene il comportamento di un giovane e ricavarne le informazioni utili alla sua crescita umana e intellettuale. 

 

Una volta l’insuccesso scolastico era riconducibile esclusivamente al disimpegno o alla negligenza.

 

Se un ragazzo non rendeva, non aveva studiato.

Se si distraeva in aula, era svogliato.

Se si agitava troppo, era maleducato.

 

Ciò che accomunava queste situazioni erano gli interventi messi in atto, generalmente punitivi, a volte repressivi, per “raddrizzare” l’albero storto, finché è tenero.

 

Grazie al cielo, questi pregiudizi sono stati superati e oggi si è a conoscenza di altre cause, più delicate, che richiedono interventi diversi e mirati.

 

Si è scoperto che molti giovani hanno disturbi dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disortografia), che riducono la soglia di attenzione e di concentrazione.

Essi hanno quindi diritto a strumenti compensativi (mappe concettuali, dizionari digitali, lezioni registrate, interrogazioni programmate, maggior tempo nelle verifiche scritte) e a misure dispensative (non leggere ad alta voce, non recitare a memoria, non scrivere appunti).

 

Esistono i soggetti iperattivi, ai quali non può essere chiesto di rimanere fermi nel loro banco per cinque o sei ore consecutive.

Ci sono poi i ragazzi con bisogni educativi speciali (BES), perché vivono un particolare disagio, o una situazione familiare difficile e complessa, o soffrono di determinate patologie che li costringono ad assentarsi o a non frequentare assiduamente.

 

Alcuni di questi casi vengono spesso individuati a scuola, dagli stessi docenti, che si accorgono di dettagli significativi, che inducono ad indagare meglio, fino ad ottenere risultati che, talora, confermano quanto precedentemente ipotizzato.

 

Lo psicologo dovrebbe, allora, presenziare pure ai consigli di classe, specialmente a quelli di programmazione e di valutazione, esprimersi su ciascun alunno, soffermandosi sui casi più difficili. I suoi interventi andrebbero, pertanto, verbalizzati e quindi altamente considerati dai docenti, prima di deliberare provvedimenti eccessivamente gravosi (sanzioni disciplinari, debiti scolastici, bocciature).

 

Ovviamente non voglio affermare la promozione ad oltranza, né il permissivismo libertario, sostengo però che ogni decisione debba essere presa a scuola soltanto se ha un’efficacia educativa, se cioè effettivamente pensiamo che servirà a migliorare il suo destinatario e a metterlo dinanzi alle sue responsabilità.

 

Se siamo sicuri che lo scuoterà senza umiliarlo, che lo spronerà senza stroncarlo, che lo aiuterà senza affossarlo.

 

Perché questo accada, egli deve essere preparato e accompagnato a riceverla e ad accoglierla, altrimenti sortirà in lui unicamente stupore, incomprensione, demotivazione, rabbia e il fallimento sarà totale.

 

La funzione dello psicologo a scuola è anche importante per noi docenti, ci aiuterebbe ad uscire completamente da certe logiche del passato, quando si scambiava la valutazione per il giudizio (spero che quest’espressione scompaia per sempre dal lessico scolastico!).

 

Già Vittorino Andreoli, nel bellissimo saggio "Lettera ad un insegnante", aveva ammonito a non confondere le aule scolastiche con quelle di un tribunale.

 

Ci ricorderebbe di distinguere la persona di un ragazzo dalla sua prestazione, ci esorterebbe a dialogare di più con lui, ad ascoltarlo, ad entrare in empatia, a volergli bene e a farci volere bene.

 

Come raccomandato da Daniel Pennac nel suo celebre "Diario di scuola": 

 

- Dai, tu che sai tutto senza avere imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a questo? C’è un metodo? -
- Non mancano, certo i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa. -
- Che cosa gli manca? -
- Non posso dirlo. -
- Perché? -
- È una parolaccia. -
- Peggio di empatia? -
- Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università, o in tutto ciò che le assomiglia. -
- E cioè? -
- […] L’amore. - 

 

Nel dramma epocale che stiamo attraversando, si capirebbe meglio che la didattica a distanza non è una “variante” di quella in presenza, ma una modalità del tutto nuova, con un approccio originale, uno stile diverso, delle regole inedite.

 

Eviteremmo la situazione grottesca di chi ha fatto bendare gli alunni prima di interrogarli da casa e ci preoccuperemmo invece di sostenerli in una fase critica della loro vita, cui nessuno di noi era preparato e che probabilmente ci segnerà per il resto dei nostri anni.   

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