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"Dio perdona sempre, l'uomo qualche volta, la natura mai"

07-04-2021 07:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

"Dio perdona sempre, l'uomo qualche volta, la natura mai"

La riflessione del preside dell'istituto salesiano Ranchibile di Palermo questa settimana si concentra sulle domande da farsi in tema di vaccini

La riflessione del preside dell'istituto salesiano Ranchibile di Palermo questa settimana si concentra sulle domande da farsi in tema di vaccini

Premetto che ho già ricevuto la prima dose di Astrazeneca più di un mese fa, tratta peraltro dal famigerato lotto ABV 2856, poi ritirato dall’AIFA.

 

I miei figli, da piccoli, hanno avuto tutte le vaccinazioni possibili, non solo le obbligatorie, ma anche quelle contro le malattie esantematiche e l’antimeningococcico.

Quindi non mi si può accusare di essere un no vax.

 

Come non era no vax Cinzia Pennino, la docente palermitana di scienze, morta di trombosi a 44 anni, dieci giorni dopo essersi vaccinata, pure lei, con Astrazeneca.

Anzi, a seguito dell’insorgenza dei primi casi gravi, la professoressa incoraggiava i suoi colleghi a vincere le remore e, dalla sua pagina facebook, argomentava scientificamente i vantaggi di chi si immunizza.

Oltre ad avere spiegato in classe come agiscono i vaccini, in che modo stimolano il nostro sistema immunitario, contava pure di accompagnare i suoi ragazzi a visitare un centro vaccinale, per mostrar loro come si conservano e si iniettano le fiale.

Cinzia era anche un’insegnante impegnata nel sociale, lavorava da anni nell’oratorio salesiano di uno dei quartieri più problematici di Palermo, e ogni estate partiva per l’Africa, dove trascorreva un mese presso una missione del Madagascar o del Senegal.

Ovviamente dopo essersi sottoposta a tutte le vaccinazioni previste prima di recarsi in quei luoghi. 
 

Negli ultimi giorni le nostre città sono state tappezzate da manifesti che invogliano a vaccinarsi e a fidarsi della scienza.

 

Ora, non credo sia necessario catechizzare gli italiani sull’importanza dei vaccini e sulla necessità di doversi immunizzare.

 

Che la fiducia non sia messa in discussione è pure dimostrato dai sotterfugi a cui alcuni furbetti sono ricorsi, per anticipare il proprio turno e accedere anzitempo alla vaccinazione.

 

Ma la fiducia non esclude il sacrosanto diritto di capire prima di agire e di decidere consapevolmente.

 

Perfino la Vergine Maria, icona cattolica della fede nell’Altissimo, quando l’arcangelo Gabriele le annunciò la divina maternità, gli chiese: “Com’è possibile? Non conosco uomo”. E allora ci permettiamo anche noi di sollevare delle legittime domande e di aspettare “fiduciosi”, che qualcuno dia risposte certe, evitando preferibilmente il condizionale e gli avverbi di dubbio quali “forse” o “probabilmente”.

 

E se ciò non fosse possibile per mancanza di conoscenze complete, ci venga comunicato in ogni caso, con molta onestà.
 

Dall’inizio della pandemia fino allo scorso autunno, gli scienziati affermavano che non avremmo potuto avere un vaccino prima di 2-3 anni, spiegando nei dettagli tutti i passaggi tecnici (fase 1,2,3), necessari prima dell’approvazione definitiva. 
 

Com’è possibile, invece, che esso sia improvvisamente arrivato dopo appena 10 mesi?

 

Qualche virologo si compiace settimanalmente di ribadire che si è trattato di un miracolo, ma scienza e miracoli non sono compatibili, nei processi di beatificazione, infatti, per miracolo si intende “un evento scientificamente non spiegabile”. 
 

Com’è possibile che dei tre vaccini finora autorizzati non si sia impiegato per tutti il più efficace, come in Israele, anziché riservarlo esclusivamente ad alcune categorie?
 

Com’è possibile che la settimana scorsa la percentuale di eventi trombotici dopo la somministrazione di Astrazeneca fosse di 1/due milioni e adesso è di 1/seicentomila e addirittura di 1/centomila, nei soggetti al di sotto dei 65 anni? 
 

Com’è possibile che all’inizio della campagna vaccinale, Astrazeneca fosse proibito a coloro che hanno più di 55 anni e adesso dovrebbe essere destinato principalmente proprio a loro?
 

Com’è possibile che alcuni Stati europei abbiano sospeso l’impiego di Astrazenenca, nonostante le rassicurazioni dell’EMA?
 

Questi interrogativi esigono risposte chiare, sicure e convincenti, altrimenti sarà difficile proseguire la campagna con ritmi alti.

 

Dire semplicemente che i benefici superano i rischi è accettabile a condizione che si specifichi, con assoluta sincerità, in cosa consistano questi rischi.

 

Credo che chiunque, o comunque la stragrande maggioranza di noi, si addosserebbe qualche effetto collaterale serio e impegnativo, pur di immunizzarsi contro il coronavirus.

 

Ma se la conseguenza può essere un evento esiziale, allora dobbiamo chiederci se continuare sia moralmente e giuridicamente corretto.

 

E non basta spiegare che tutte le medicine hanno effetti indesiderati, perché la morte di un essere umano non può essere definito un effetto indesiderato! 
 

Uno degli imperativi categorici di Immanuel Kant afferma: “Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”.

 

La sicurezza di un popolo non può passare per il sacrificio di vite umane, per quanto rari possano essere i decessi.

 

La nostra Costituzione antepone il bene della persona all’interesse dello Stato. Il 13 marzo 1947, in una seduta della Costituente, Aldo Moro così si esprimeva: “Uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana”. Aggiungiamo noi: “di ogni persona, non della maggioranza o di un’alta percentuale”.
 

La gente è stanca e angosciata, nei mesi scorsi bastava uno starnuto o un colpo di tosse per sospettare di avere contratto il virus, adesso è sufficiente che nei vaccinati compaia un po’ di emicrania o si risvegli una vecchia artrosi, per pensare all’approssimarsi di un ictus. 
 

Un altro tema che, a parer mio, merita una spiegazione persuasiva, argomentata e non dogmatica, riguarda la preparazione di questi vaccini.

 

Sarebbe giusto e anche utile conoscere la sorte subita dagli embrioni, da cui è derivata la linea cellulare utilizzata per la produzione di alcuni di essi.

 

Se, infatti, la perdita di un feto è sempre un dramma umano, dal punto di vista etico c’è differenza tra aborti naturali e volontari, terapeutici e su commissione.

 

So di toccare un tasto molto delicato, ma la mia intenzione è di invitare ciascuno a non lasciare dubbi irrisolti.
 

Tutti auspichiamo e agogniamo il ritorno alla normalità, tuttavia esso non può avvenire ad ogni costo, ma nel rispetto dei principi che da sempre sono a fondamento dell’umanità.

 

Secoli fa il grande filosofo e scienziato inglese Francesco Bacone diceva che la natura si governa soltanto ubbidendo alle sue leggi, gli fa eco oggi papa Francesco che, citando un antico proverbio spagnolo, ammonisce: “Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, la natura mai”.    

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