“Ma occarunu ti pava ppi fari sta pulizia?”
“No”
“E allura picchì a fai? Chi t’antaressa, mica è a to casa”
“E invece lo è, è anche casa mia”

No, purtroppo non è un pesce d’aprile in ritardo, questo dialogo è realmente avvenuto. Ci è stato raccontato da Luca Lisi, privato cittadino catanese che da qualche tempo a questa parte ha dato il via a delle TrashTag Challenge spontanee. Ad apostrofarlo in questo modo è stato un ragazzino, del tutto incredulo nel vederlo ripulire una zona pubblica che non fosse “a so casa”.

Quello che emerge da questo breve scambio di battute non è sicuramente molto incoraggiante – almeno per quanto riguarda uno dei due interlocutori, e testimonia come ci sia ancora molto “da lavorare” sulla mentalità di alcune persone.

Perchè sono bravi tutti a dire: “Bello il Friday For Future (e nel frattempo “ma caliu”), giuste le manifestazioni, “troppo apposto” Greta Thunberg“, ma se poi al momento di fare la differenziata o di raccogliere da terra i bisogni del cane “ci secchiamo” e lasciamo perdere allora non va bene per niente. Non solo siamo ipocriti, ma contribuiamo a sporcare quella che è davvero la nostra casa, e che a parole siamo tanto bravi a difendere e a magnificare.

“Il cambiamento parte da ognuno di noi, dalla nostra mentalità. Io mi sono sentito ispirato da alcuni articoli relativi alla TrashTag Challenge e ho deciso di fare la mia parte. Considero queste sfide come una sorta di “esibizionismo da Facebook”, ma in questo caso davvero sano e costruttivo” Ci spiega Luca, che da solo o insieme ad altre persone con le quali ha preso i contatti durante la manifestazione del 15 marzo, ha dato vita ad alcune operazioni spontanee di pulizia della nostra città.

L’ultima loro “missione” risale al 30 marzo scorso, quando muniti di sacchetti e guanti si sono dati da fare per ripulire la zona di Piazza Palestro. “Bisogni dei cani, tappi di birre, e chi più ne ha più ne metta, si trova questo ed altro. La cosa bella è stato il sostegno da parte dei passanti. La gente che ci vedeva ci salutava coi pollici alzati o suonava il clacson. Ho visto davvero molta vicinanza, quantomeno a parole, alla nostra operazione di pulizia. Quello che manca in molti casi è il passo in più: dalla teoria alla pratica”.

E come si passa alla pratica? Cosa dovrebbe fare chi volesse partecipare a questa iniziativa?

“Sto pensando di creare un gruppo messenger per coordinare coloro che volessero partecipare. Ma pulire insieme a noi non vuol dire essere per forza fisicamente con noi, basta che ognuno si metta a ripulire vicino alla sua zona, in questo modo è come se stessimo partecipando tutti insieme”.

Allora, pronti a rimboccarvi le maniche?