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Regionali, Caterina Chinnici pretende liste "immacolate", stop alle candidature di Giuseppe Lupo, Angelo Villa

13-08-2022 08:18

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, HOMEPAGE IN EVIDENZA,

Regionali, Caterina Chinnici pretende liste "immacolate", stop alle candidature di Giuseppe Lupo, Angelo Villari e Luigi Bosco

"Verificare che i candidati non abbiano alcuna pendenza con la giustizia"

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Dovevano immaginarlo dalle parti del centro sinistra che la scelta del magistrato Caterina Chinnici come candidata alla presidenza della regione siciliana avrebbe comportato condizioni più decise sul piano del "legalismo", a partire da quello formale.

 

Nel corso dell'ultimo incontro che ha dato il  via di fatto alla campagna elettorale, Caterina Chinnici ha posto una condizione che comporterà sacrifici di non poco conto sul fronte delle ambizioni di alcuni: "Ho chiesto che durante la composizione delle liste si ponga massima accuratezza nel verificare che i candidati non abbiano alcuna pendenza con la giustizia".

 

Una posizione che del resto si pone in perfetta linea con lo statuto del Partito democratico che al suo articolo 27 fa esplicito riferimento al "codice di autoregolamentazione" e recita: "Tutti i candidati nelle liste del Partito Democratico ad ogni livello, devono dichiarare di essere candidabili secondo le condizioni previste dal “Codice di autoregolamentazione delle candidature” approvato dalla Commissione parlamentare Antimafia."

 

ll codice di autoregolamentazione delle candidature è un codice approvato dalla Commissione Antimafia che definisce, per i partiti e le liste che lo adottano, i criteri di candidabilità in relazione allo situazione giuridica dei soggetti considerati.

È notevolmente più' restrittivo delle leggi esistenti in quanto amplia l'incandidabilità ai soggetti che siano sottoposti a giudizio o condannati anche solo in primo grado o a misure di prevenzione personali o patrimoniali.

Sono presi in considerazione i reati di criminalità organizzata, contro la pubblica amministrazione, di estorsione ed usura, di traffico di sostanze stupefacenti, di traffico illecito di rifiuti e altre gravi condotte.

 

E qua entrano in ballo le posizioni personali di alcuni esponenti di primo piano che hanno in questo momento procedimenti in corso per reati contro la Pubblica Amministrazione, uno dei casi di esclusione previsti dal codice di autoregolamentazione adottato dal Partito Democratico.

 

Il primo che si vedrebbe escluso dalle liste è il capogruppo del Partito Democretico all'ARS, il palermitano Giuseppe Lupo detto Peppino.

Con già tre legislature regionali alle spalle, risulta imputato per corruzione in un processo nell'ambito del più ampio "Scandalo Saguto".

Secondo la Procura Lupo avrebbe promesso all'amministratore giudiziario Walter Virga un «incarico di consulenza giuridica» per il quale era previsto un corrispettivo di 2.000 euro; in cambio Virga avrebbe invece stipulato « in favore di Nadia La Malfa, compagna dell’onorevole Lupo – prosegue l’accusa – un contratto di collaborazione con l’emittente televisiva Trm, di cui Virga era amministratore giudiziario, per la stagione successiva», da qui l'accusa di corruzione attraverso lo scambio di reciproche utilità. Il processo è in corso.

 

Catanesi invece gli altri due potenziali candidati del Partito Democratico sulla graticola, Angelo Villari e Luigi Bosco.

 

Entrambi risultano rinviati a giudizio penale per le vicende che coinvolgono l'amministrazione Bianco nel dissesto del Comune di Catania e registrano già condanne in sede contabile.

 

Angelo Villari e Luigi Bosco, con gli altri componenti della giunta etnea, sono accusati del reato di falso ideologico perché, tra l’altro, avrebbero “falsamente attestato la veridicità delle previsioni di entrata” anche se “consapevoli della loro sovrastima” e inoltre avrebbero “dolosamente omesso l’iscrizione nell’atto contabile di somme sufficienti a finanziare gli ingenti debiti fuori bilancio”.

 

Da qui lo scandalo del cosidetto "Buco di Bilancio" con il processo ancora in corso innanzi la Prima Sezione penale del Tribunale di Catania. Si tratta di accuse particolarmente gravi perché messe in relazione con il dissesto finanziario del Comune di Catania che ha comportato enormi problemi di gestione ancora in corso. 

 

Tutte ipotesi di reato che rendono impresentabili i candidati in relazione al codice di autoregolamentazione adottato dal Partito Democratico e reso ancora più stringente dalla condizione posta dalla candidata presidente Caterina Chinnici che pretende l'esclusione per "qualsiasi pendenza giudiziaria".

 

Una posizione che nel caso di una marcia indietro sul tema provocherebbe pesanti ripercussioni all'immagine di rigore e coerenza che il centro sinistra prova a darsi ed è quindi probabile che sul fronte della composizione delle liste ci saranno non poche tensioni.

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