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Associazione Diplomatici: democrazia “learning by doing”

24-10-2018 08:00

Sara Obici

Sud Life, associazione diplomatici,

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Associazione Diplomatici: lo scopo delle nostre attività è di consentire ai giovani di applicarsi in difesa dei valori della democrazia.

“Lo scopo delle nostre attività è di consentire ai giovani di applicarsi in difesa dei valori della democrazia attraverso lo studio e la simulazione dei lavori delle grandi organizzazioni internazionali, comprendendo il significato del rispetto, della tolleranza e della convivenza fra cittadini del mondo di diversa cultura, fede o appartenenza etnica.”


Manca solo “desideriamo la pace nel mondo” e raggiungiamo il perfetto clichè, non credete?

Parliamoci chiaro, questa frase a prima vista sembra esclusivamente un’utopia, o al massimo un bello slogan. E invece, una volta tanto, non lo è; anzi è uno dei progetti più concreti ed efficaci che vengono portati avanti dall’Associazione Diplomatici.
 

ONG “nostrana”, nata a Catania nel 2000 grazie al dott. Claudio Corbino, nel corso del tempo è “cresciuta” parecchio: adesso vede patrocinate le sue attività dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ed è diventata partner ufficiale delle Nazioni Unite, di cui per altro oggi ricorre la giornata dell’entrata in vigore dello statuto (24.10.1945).

Ma perché siamo così certi che non siano semplicemente “tutte chiacchiere”? Perché abbiamo indagato e scoperto, tramite le testimonianze di Denise Troina e Enrico Giardina, che non solo l‘Associazione Diplomatici contribuisce da un punto di vista “concettuale” nel diffondere questo tipo di ideali edificanti, ma che al tempo stesso è anche molto pratica e concreta, perché si fonda sul concetto di “learning by doing”.

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“Io mi sono avvicinato all’associazione durante il mio quarto anno di liceo, per cui avevo 16-17 anni in quel periodo. Ero abbastanza timido e i miei compagni di classe hanno dovuto anche un po’ convincermi per così dire. Però è stata una delle esperienze migliori della mia vita. Sono tornato veramente con moltissima autostima in più: non pensavo di saper così bene l’inglese, e soprattutto di essere così bravo a parlarlo a New York davanti ad una platea di più di 300 persone; ma in realtà non mi ero mai messo davvero alla prova, così una volta ‘buttato nella fossa dei leoni’ ho dato il meglio. Sono rimasto talmente colpito da questa esperienza che ho deciso di dedicare il mio tempo all’associazione, adesso è diventato il mio lavoro, e supporto a tempo pieno la sede di Catania, facendo anche delle attività di promozione nelle scuole.” 

Questo learning by doing sembra piuttosto stressante, (emblematico in questo senso è il paragone usato da Enrico), ma in verità anche piuttosto utile. Ce lo conferma anche Denise:

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“Anch’io, così come Enrico, ho partecipato al progetto UN Change The World, solo che ero più grande di lui, studiavo già giurisprudenza. Posso dire che non è che si va alla simulazione ‘impreparati’, mi sento di precisarlo perché forse le parole di Enrico potrebbero essere fraintese.

Nel senso che una volta che si sceglie il corso poi si fanno parecchi mesi di lezioni, da dicembre a marzo veniamo preparati per quello che poi accadrà alla conferenza. Studiamo le politiche estere delle varie nazioni, la geopolitica e gli argomenti di attualità internazionale, il funzionamento delle nazioni unite e i suoi obiettivi. E’ vero, tutto questo lo mettiamo in campo concretamente solo dopo, durante la simulazione, è questo il learning by doing. In quei 3 giorni si diventa dei veri e propri diplomatici, si discute delle tematiche più importanti del pianeta, che vanno dal diritto all’acqua alla sovrappopolazione, dai diritti umani al surriscaldamento globale, e alla fine si arriva ad un contratto di risoluzione, detto appunto Resolution, che rappresenta l’accordo e il punto di incontro di tutte le nazioni.

"E’ un’esperienza unica, che ti fa sviluppare sul momento abilità di problem solving, contrattazione e leadership che poi ti porterai dietro tutta la vita”

Ma nel concreto, chi può fare questa attività? Ci sono dei requisiti? Cosa deve fare chi sceglie di intraprenderla?

 

“Le attività dell’Associazione sono indirizzate a ragazzi che vanno da una fascia d’età indicativa che va dai 12 ai 30 anni. Una volta scelto il progetto si svolgerà un corso, generalmente di circa 4 mesi, e poi alla fine si partirà verso una delle maggiori città del mondo per la simulazione vera e propria. Prima di accettare i ragazzi facciamo usualmente una sorta di colloquio, sia in italiano sia in lingua inglese, per verificarne la preparazione e le motivazioni, ed eventualmente concediamo delle borse di studio in maniera tale che il prezzo del corso diminuisca sensibilmente. Il costo del progetto comprende al suo interno il valore del corso, dei biglietti aerei e dell’hotel, oltre ovviamente quello della Pergamena che certifica il conseguimento dell’attestato”
 

Ci spiega Denise, anche lei attualmente impiegata presso l’Associazione Diplomatici come coordinatrice della sede di Catania. L’aspetto pratico della questione è importante, ma anche il “cuore” vuole la sua parte, per questo ci affidiamo ancora una volta alle parole di Enrico:

 

“E’ un’esperienza importante, che consiglierei a tutti. Cambia proprio la tua forma mentis, diventi più propositivo e aperto nei confronti delle altre culture, incontri persone da tutto il mondo, ragazzi come te, e ti rendi conto che le differenze stanno solo nella testa”

Convinti? Che aspettate, selezionate un corso dal sito ufficiale: www.diplomatici.it

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