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"La burocrazia sta facendo più danni del Covid": lo chef palermitano Gigi Mangia denuncia il comune di Palerm

13-07-2020 03:08

Pierluigi Di Rosa

Cronaca,

"La burocrazia sta facendo più danni del Covid": lo chef palermitano Gigi Mangia denuncia il comune di Palermo. E non lo fa solo per lui

gigi-mangia-ritoratore-.jpg

Cominciano, finalmente, a scendere in campo i maggiori protagonisti della fondamentale


filiera del Turismo

, messa in ginocchio dalla confusione amministrativa più ancora che dalla pandemia. Migliaia di aziende e posti di lavori a rischio o già persi. In gran parte per la


stupidità ed inadeguatezza di pubblici amministratori e funzionari

che , invece di fare quello per cui sono pagati, cioè aiutare cittadini ed utenti,


non fanno altro che creare problemi ed ostacoli

, producendo


norme idiote e interpretandole in maniera ancora più deficiente.Notissimo chef, Gigi Mangia ha deciso di tirare su la testa e comincia una battaglia. Che non rimarrà isolata.

Infatti, malgrado le numerose istanze, dall'Amministrazione Comunale di Palermo non è arrivata alcuna risposta.


L'attesa, infruttuosa, intanto, ha causato un danno economico a Gigi Mangia che ha visto ridurre a soli 20 posti a sedere la capienza del suo ristorante.


“Di fronte all’assoluto disinteresse di un’Amministrazione comunale che nuota  come un calamaro gigante che ha perso la voglia di mare e ha il solo obiettivo di spiaggiarsi sull’arenile, ho dovuto ricorrere, mio malgrado, alla giustizia amministrativa."Gigi Mangia

, ristoratore molto noto a Palermo con il suo ristorante di via Principe di Belmonte, tappa obbligata per appassionati di alta gastronomia provenienti da tutto il mondo, ha dichiarato: "


Un momento triste per me, Palermitano

(maiuscolo) 


che non vuole nuocere alla propria città e ai propri concittadini. Ho sperato fino all’ultimo istante di non dover ricorrere a una simile decisione. Ma ho dovuto tutelare anche  gli interessi dei miei collaboratori, dei miei fornitori e della mia azienda, chiedendo un risarcimento per 250.000 euro”.

Gigi Mangia, infatti, aveva chiesto formalmente all’Amministrazione Comunale, di potere usufruire dello spazio esterno antistante al suo locale, in via Principe di Belmonte (area della città pedonalizzata da anni). Ciò per poter usufruire delle


disposizioni post Covid che prevedono la possibilità di ampliare i posti a sedere dei locali

(ridotti dalle norme di distanziamento sociale anti pandemia) usufruendo degli spazi esterni antistanti ai locali stessi.


“Ho deciso di dare mandato a un illustre amministrativista, l’avvocato Giuseppe Ribaudo, perché si arrivasse alla giusta e corretta soluzione riguardante la concessione da me richiesta. Non ho potuto far altro che adire le vie legali chiedendo che venga posto in essere un provvedimento d’urgenza."


"In questa sua voglia suicida - continua Gigi Mangia -, il paragone con un calamarone ci sta tutto: l’Amministrazione cittadina  corre il rischio che, con la burocrazia, paragonata ai lunghi tentacoli del calamaro, distrugga tutto ciò che si incontra… dai coralli alle alghe, ai pesci ai crostacei ai frutti di mare, tutto travolgendo in questa


nuotata suicida

”.


Le istanze presentate sono state diverse fino a dare il termine perentorio del 28 giugno come ultimo per ricevere una risposta. Ma stante la


totale assenza di qualsivoglia risposta

, Gigi Mangia si è visto costretto, tramite l’avvocato Ribaudo, a chiedere un risarcimento per manifesta omissione e violazione dei principi di diligenza dell’azione amministrativa.


Tutto ciò ha causato un danno in termini di consistente perdita economica all’attività di Gigi Mangia che, oggi, chiede che si ponga rimedio.


È


una battaglia dura, che coinvolge l'intera filiera produttiva del Turismo

in tutte le sue componenti, dai tour operator a tutto il settore dell'accoglienza, dalle guide turistiche ai ristoranti, dagli alberghi ai locali di intrattenimento, dai musei ai teatri.


Tutti vittime di una


burocrazia più che mai muro di gomma

, ormai incapace di affrontare l'ordinario figuriamoci un'emergenza così complessa ed insidiosa.


La soluzione non può che essere


fare rete tra gli operatori del settore

, in maniera autonoma ed indipendente da appartenenze associative già sperimentate, diventate a loro volta centri di potere autoreferenziali ed affaristici che hanno rivelato tutta la loro inadeguatezza nel porsi come interlocutori delle istituzioni nazionali e locali nell'interesse degli associati.


Una sfida decisiva

, in gioco ci sono centinaia di migliaia di posti di lavoro e, di conseguenza, il benessere di un'intera comunità.


Non c'è altro tempo da perdere.


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