

Cara Direttrice, Caro Pierluigi,
La premessa con cui avete introdotto la mia analisi sulla cessione della SAC mi ha fatto più piacere di quanto forse intendeste: dichiarare di non condividere “praticamente nulla” e pubblicarlo lo stesso, con piacere dichiarato, è un piccolo atto di attrazione — attrarre un contributo che non si controlla, di cui non si condivide la tesi, ma che si accoglie perché arricchisce il confronto.
È esattamente il principio di cui parla l’articolo a proposito dei capitali: il valore non sta nell’assomigliare a chi lo riceve, sta nell’assumersene il rischio.
Ve lo siete assunto, e ve ne va dato atto.
Il confronto sul merito della cessione SAC
Detto questo, veniamo al merito, perché la premessa — al netto della cornice — offre più spunti di quanti forse vogliate ammetterne.
Voglio citare Giovanni Sartori; accidenti, quanto ci manca!
Il suo rigore concettuale non era un vezzo accademico ma l’unico argine serio contro la sciatteria — la mia per prima.
Lo cito qui non per chiudere la discussione, ma perché resta lo strumento più onesto che conosco per tenerla aperta.
Giovanni Sartori e il rischio dei “cencini rossi”
Sartori, in una pagina di Democrazia e definizioni che sembra scritta apposta per l’occasione, descrive un malcostume diffuso tra chi si occupa di politica: “non entrare mai nel merito delle questioni, ma liquidarle di passata con alcune attribuzioni di etichette... in luogo di esaminare i problemi, si vadano agitando dei cencini rossi”.
“Privato è bello” come etichetta che evita il merito
“Privato è bello” è, appunto, un cencino rosso: attaccarlo all’articolo risparmia la fatica di contestare i dieci operatori ammessi alla Fase 2, i requisiti economico-finanziari della gara, o il piano di investimento vincolante da 1,3 miliardi che gli aggiudicatari porteranno in dote sull’arco della concessione.
Sono numeri verificabili da impegni definiti, non un’opinione da etichettare.
Lo stesso Sartori chiede di non respingere una tesi per la sua “fedina degli antenati” — se suona come il refrain dei “privatisti” o degli “svenditori” — ma di accertare se sia esatta o inesatta nel merito.
Su questo concordo pienamente, e vale anche al contrario: l’ILVA di Taranto è esattamente il test empirico che Sartori pretenderebbe da entrambi, e il mio pezzo non lo elude — scrive chiaramente che le paure di chi si oppone non sono tutte irrazionali e che il capitale va accolto solo se accompagnato da condizioni scritte, non da un atto di fede.
Dai 300 milioni a STM ai 13 miliardi per il Ponte
Sui 300 milioni a STM e sui 13 miliardi mai spesi per il Ponte, siamo perfettamente d’accordo: solo che io la chiamo asimmetria di visione — una politica che trova risorse per un impianto ma non per un asset che genera traffico, occupazione e attrattività ogni giorno dell’anno — e voi la chiamate logica spartitoria.
Non è detto che siano davvero due cose diverse: sono entrambe, in fondo, un problema di attrazione mancata, di capitale che si allontana da dove servirebbe di più.
Una distanza più di stile che di merito
Restiamo, credo, d’accordo sulla sostanza, e la nostra distanza è più di stile che di merito.
Vi ringrazio per lo spazio, per l’onestà della premessa — che resta tale anche quando è tagliente e che porterò con me con orgoglio — e per il coraggio con cui seguite questo dossier, e tanti altri, da molto prima che diventasse un titolo ricorrente.
La guerra contro gli imbrogli, l’incompetenza e l’incoerenza
C’è però una riga, ancora di Sartori, sempre dalla stessa pagina, che vorrei lasciarvi come ultima parola — la mia, ma sua: “Io non sono per nessuno, ma sono contro gli imbrogli, l’incompetenza e la sconclusionatezza mentale... la mia guerra è contro l’incoerenza di chi rifiuta con la bocca quel che poi richiede a piene mani”.
Rifiutate con la bocca — “non condividiamo praticamente nulla” — esattamente ciò che chiedete a piene mani due paragrafi dopo: competenza del management, reputazione della proprietà, responsabilità politica.
È, punto per punto, quello che il mio pezzo ha provato a dire.
Ma per questo vi vorrò sempre bene.
Con stima e amicizia,
Paolo Magnano

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