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Alla Camera di Commercio del Sud Est continua il carnevale della SAC

06-05-2025 06:00

Christian Costantino

Cronaca, SAC&CamCom, Focus, Laterale, sac, camera-di-commercio-del-sud-est, aeroporto-di-catania,

Ormai siamo all'apoteosi: celebrano un sistema che è commissariato e senza rappresentanza democratica prova a vendersi l'aeroporto dei siciliani

Ma se è tutto vero quello che scriviamo, com'è possibile che…

e poi…

sicuri che la scelta migliore sia prorogarli sino ad agosto

e non meglio commissariare subito la SAC?

 

(leggeteli gli articoli in calce: 

è il VOSTRO aeroporto ed è una storia incredibile)

L'occasione per l'ultima passerella è stata il convegno “Sinergie ed opportunità del sistema camerale”, una sorta di sberleffo considerato che proprio questo “sistema camerale” è commissariato dalla politica più politicante da quasi due anni e mezzo: un bel sistema davvero.

 

Ieri in realtà, nella sala consiglio della Camera di Commercio del Sud Est a Catania, si è tenuto un convegno carnevalesco. Carnevalesco poiché chi apriva il dibattito era proprio l'ex presidente del carnevale di Acireale, Antonio Belcuore, oggi Commissario Straordinario della Camera. 

 

Già potrebbe considerarsi metonimica proprio la dicotomia dell'attuale governance che passa dal Carnevale di Acireale alla Camera di Commercio del Sud Est,  considerato quello che stanno combinando, a dir poco, da oltre due anni, ma ciò che fa effettivamente più ridere è che si ha la sensazione che si utilizzino convegni, dibattiti e tavole rotonde per fare (e farsi) i complimenti alle solite stesse quattro persone che girano tra le varie conventicole, con persino finanziamenti da parte di Sac Service di depliant ad iniziative della curia  di Acireale. Ci torneremo, anche perché dopo hanno organizzato un bel convegno tutti insieme appassionatamente. Ci torneremo.

 

Torniamo all'evento di ieri: i complimenti se li fanno tra loro e basta. 

A differenza della desolata sala VIP senza VIP, stavolta come celebrità portano EdyTamajo, che è l'assessore regionale alle attività produttive del governo Schifani.

 

In apertura dei lavori il commissario molto straordinario Belcuore si spertica in lodi: "Complimenti all'AD Torrisi per gli splendidi traguardi economici, speriamo possa andare avanti il percorso di privatizzazione."

 

Quali traguardi economici? Li smorfieremo tra qualche giorno.

 

Intanto ormai lo sappiamo: nella primavera del 2025 la privatizzazione dell’aeroporto, che un master plan indietro di 10 anni, ha accelerato a una velocità sorprendente. Gli attori istituzionali parlavano — e sottolineiamo il passato — dato che non c'è più una dichiarazione istituzionale, a eccezione di Schifani (che lascia un po' il tempo che trova), di un rilancio e investimenti.

Ma dietro il lemma della privatizzazione ci sono parecchi interrogativi. Fra tutti: chi ha pagato per costruire quell’aeroporto? Chi ne sta raccogliendo i frutti?

 

Un’infrastruttura strategica, finanziata con soldi pubblici — regionali, statali ed europei — viene messa sul mercato senza un vero dibattito pubblico, mentre gli utenti scontano disservizi e vedono sotto i loro occhi affidamenti diretti a mitraglia.

 

L’aeroporto di Catania, lo ricordiamo, è stato negli anni una delle poche infrastrutture del Sud ad avere numeri in crescita. Con oltre 12 milioni di passeggeri l’anno, è diventato snodo fondamentale per il turismo e per la mobilità dell’isola. Il merito? Non certo di una governance che, fino a meno di un anno fa, aveva realizzato meno del 6% degli investimenti imposti dalla concessione ENAC.

 

La Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia è — o meglio, era — il principale controllore della SAC. L’ente camerale, istituzionalmente rappresentativo del tessuto imprenditoriale, avrebbe dovuto garantire una gestione orientata al bene comune. 

 

Ma da anni è guidata da un commissario straordinario, Antonio Belcuore, nominato dal presidente della regione Renato Schifani su proposta dell'assessore regionale alle Attività Produttive Edy Tamajo, candidato di riferimento alle europee del deputato regionale Nicola D'Agostino e dei reduci di Sicilia Futura, la creatura dell'ex ministro Totò Cardinale,tra cui, appunto, l'AD prorogato di SAC Nico Torrisi ed il sindaco di Acireale Roberto Barbagallo. 

Questo commissariamento iniziato 12 gennaio 2023 — 25 mesi che rappresentano di per sé un’anomalia democratica — ha consentito decisioni senza un confronto interno o politico.

Sotto la sua “direzione e controllo”,come recita la formula, il processo di privatizzazione è stato fortemente accelerato, almeno sulla carta. 

Nonostante gli appelli di parte della società civile, non si è tenuto un solo vero dibattito pubblico al di là di qualche esibizione di disegnini senza alcun contraddittorio. La gestione è stata blindata e politicamente opaca. Del piano industriale non si ha traccia.

 

Che è un po' quello che sta avvenendo anche per il nostro porto, se ci pensiamo: nessun dibattito politico.

 

Chi spinge per la privatizzazione usa argomenti ormai banali: “il pubblico è lento, inefficiente, esposto al clientelismo”, mentre i privati, al contrario, sarebbero “dinamici, trasparenti, orientati al risultato”.

 

C'è un fil rouge che lega la svendita degli asset pubblici italiani e la SAC.

 

1992. Con il Decreto Amato e il cambio di paradigma dall’economia mista a quella privatizzata, le aziende pubbliche — patrimonio costruito con decenni di investimenti di italiani visionari, operai e impiegati pubblici — vennero trasformate in s.p.a. e progressivamente cedute. Si parlò di risanamento, ma fu anche dismissione e concentrazione. 

 

Nuovo Pignone, ad esempio, finì a General Electric, Italgel a Nestlé, Telecom venne sbranata come Orfeo dalle Menadi e zavorrata dai debiti.

 

Il processo fu diretto da figure come Mario Draghi e Romano Prodi, spesso in ruoli peu clair tra pubblico e privato. Il debito pubblico è ancora lì, ma i dividendi delle fu aziende pubbliche non sono più per i cittadini. Lo Stato perse strumenti, mentre i nuovi padroni spesso non investirono quanto promesso. Il caso Telecom e quello di Autostrade sono da manuale.

 

La SAC è una miniatura di una storia tutta italiana che abbiamo già visto.

 

A Catania, quel modello di privatizzazione con soldi pubblici ha prodotto la sua caricatura più efficace. SAC gestisce lo scalo sulla base di una concessione statale stipulata nel 2007. In cambio, avrebbe dovuto realizzare investimenti infrastrutturali per adeguare l’aeroporto all’aumento del traffico passeggeri.

 

Secondo il Report ENAC 2022, SAC aveva promesso investimenti per 144 milioni di euro nel periodo 2017–2022. Realizzati nel gap? Appena 8,2 milioni.

 

Una performance del 5,7% rispetto agli impegni presi. E parliamo di infrastrutture, sicurezza, manutenzioni, viabilità. Il tutto in un aeroporto che oggi gestisce 12 milioni di passeggeri l’anno, senza che siano mai state realizzate le opere necessarie a reggere tale volume.

 

Incendio docet.

 

Nel frattempo, però, non mancano le celebrazioni: nel 2023 è stata inaugurata una targa commemorativa in bronzo, con tanto di firme incise dell’AD SAC Nico Torrisi e del presidente ENAC Pierluigi Di Palma — il controllato e il controllore. Un monumento alla commistione. A fare da cornice: il sindaco di Catania, Trantino, anche lui un socio SAC. Quest’ultimo, disperso.

 

Secondo il Masterplan 2030, aggiornato nel 2019, SAC avrebbe dovuto investire pesantemente per modernizzare lo scalo. Il sito del Ministero dell’Ambiente ne registra una cronistoria formale, ma nella sostanza non si vede nulla. La concessione ENAC prevede obblighi stringenti, ma nessuno, ad oggi, ha chiesto conto del fallimento delle task, che hanno delle scadenze.

 

Questo per ribadire che i complimenti se li fanno tra loro e basta.

 

A più di trent’anni dalla svendita dell’industria pubblica italiana, quello che resta non è solo la perdita di potere strategico dello Stato, ma anche l’incapacità cronica di vigilare sulle sue stesse concessioni. 

Il caso SAC non è un’eccezione: è la regola. È il risultato di un sistema fallimentare dove i capitali sono pubblici e i benefici privati, anzi, privatissimi.

 

Vediamo dove li fanno arrivare?!


Leggi gli altri articoli della saga CamCom e SAC



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SAC-Aeroporto di Catania: macché proroga, vanno cacciati! Il caso dei dipendenti invitati a non andare in auto...perché mancano i posti

 

 


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ULTIMORA Camera di Commercio-SAC: IL PRESIDENTE SCHIFANI INTIMA AL COMMISSARIO DI NON NOMINARE I VERTICI SAC

 

 










Leggi gli altri articoli dell'incredibile saga e dicci se non è incredibile:  


























































































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"SAC Aeroporto di Catania, negato accesso agli atti: Ma non era tutto trasparente?"

 

Nella denuncia hanno sostenuto che "gli atti erano stati secretati per tutelare il processo di privatizzazione in virtù del principio di libera concorrenza." 

 

E noi ridiamo!











































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